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Roma-Lido: meglio vendere che programmare?

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stadio 131

Dallo Stadio alla Roma-Lido, la mobilità cittadina in mano ai privati

Tratto da Urlo n.131 gennaio 2016

ROMA-LIDO – In Regione tutto tace. L’attesa conferenza di servizi, che dovrà decidere sul futuro del Nuovo Stadio della Roma e dell’annesso Business Park, è aggiornata in attesa degli ultimi documenti per rendere il progetto dei privati “definitivo”. “Uno splendido esempio di trasparenza – ci dicono dal Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento – nessuno sa nulla, ma nelle segrete stanze ci si muove perché l’obiettivo è enorme”. Opere pubbliche per 250 milioni hanno infatti portato a cubature per circa 1 milione di mc: “Dati alla mano – seguitano dal Comitato – queste cubature, qualora trovassero degli acquirenti, genereranno profitti per 800 milioni-1miliardo di euro, cinque volte di più rispetto a quanto giustificato con le opere pubbliche”. Restano ancora aperte tutte le perplessità dei cittadini: dal raddoppio dell’Ostiense e della via del Mare, ma solo per il tratto relativo al Business Park; il ponte sul Tevere, che sembra solo raddoppiare le funzioni del previsto Ponte dei Congressi; e lo sdoppiamento della Metro B, bocciato perché diminuirebbe la frequenza dei treni su tutta la linea.

“Lo Stadio potrebbe essere un bene per la città, ma per com’è stata fatta la delibera si preannuncia un fallimento – ci dice il Portavoce della Costituente romana di FdI, Andrea de Priamo – È stata approvata con grande confusione senza concentrarsi su una visione globale dell’impiantistica sportiva della città, né su una programmazione per il completamento delle opere”. E sulla Roma-Lido, De Priamo seguita: “Non potevano fare una delibera parlando di questa linea perché di proprietà della Regione, così hanno superato l’ostacolo inventandosi la metropolitana irrealizzabile: sicuramente c’è confusione sull’accavallamento dei progetti, serve chiarezza da parte della Regione”.

Alla vicenda dello stadio, con l’assordante silenzio di queste settimane, non si può non affiancare il tentativo di privatizzazione, attraverso project financing, della linea Roma-Lido. Anche quest’anno il “trenino” si è aggiudicato il trofeo Caronte di Legambiente per il peggior servizio della Regione per i pendolari, che hanno subito ritardi, guasti e scioperi. Il 18 dicembre arriva però l’annuncio della Regione Lazio, che prende in considerazione la proposta della cordata privata con Ansaldo STS, Ansaldo Breda e capeggiata dalla francese Ratp Dev.

Per la tratta sarebbero previsti 447 milioni, 219 dei quali pagati dalla Regione, che corrisponderebbe anche un canone annuo di 44 milioni per i primi 4 anni e di 78 milioni di euro per i successivi 21 anni. Inoltre è prevista anche la messa a disposizione, gratuitamente, della linea ferroviaria, delle stazioni, dei fabbricati tecnologici, del deposito della Magliana, degli apparati tecnologici dell’Atac e la cessione gratuita per 4 anni di 14 treni. La linea, secondo questo progetto, dovrebbe garantire una frequenza di 6 minuti. “Dopo la Sanità, anche i trasporti sono in vendita – afferma il Consigliere pentastellato Davide Barillari – La cessione di beni pubblici è uno scandalo. I guai sono dentro Atac, e dentro Atac è la soluzione”. Una posizione questa accolta anche dall’ex Consigliere Capitolino Athos De Luca che, nell’annunciare il parere contrario del Ministero dei Trasporti, ricorda l’altra possibilità sul tavolo: “Atac ha presentato un progetto che prevede un costo di 180 milioni e una frequenza di 4 minuti”. Il no del Ministero infatti sarebbe relativo agli alti “costi rispetto alle opere e alle prestazioni previste – spiega De Luca – Non è stata prevista nel progetto, per esempio, la pedana di evacuazione lungo tutti i 28,791 chilometri della linea, pedana che è obbligatoria per legge per la metro e che classificherebbe quindi la Roma-Lido ad un treno”. Con questi pareri negativi potrebbe perdersi l’interesse pubblico dell’opera, facendo invece protendere per “un’intesa tra Regione e Comune per affidare le opere di ammodernamento della Roma-Lido all’azienda dei trasporti capitolina, in base al progetto già presentato che ha un costo nettamente inferiore e con frequenze metropolitane”.

Un’occasione questa per riqualificare la linea e rilanciare Atac. Ma una domanda resta: come mai, nonostante la diramazione della Metro B fino a Tor di Valle sia stata formalmente (e giustamente) abbandonata, nel progetto di privatizzazione non si parla mai di questa stazione ferma da più di un anno in attesa del progetto sullo Stadio?

Leonardo Mancini