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Stadio della Roma: doppia doccia fredda per la società giallorossa

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Berdini punta al taglio delle cubature, mentre per la Soprintendenza manca ancora della documentazione

L’AUDIZIONE DI BERDINI – È l’audizione, da parte della Commissione Urbanistica, Mobilità, Ambiente e Lavori pubblici, degli assessori all’Urbanistica della Regione, Michele Civita, e del Comune, Paolo Berdini, a gettare nuove ombre sul progetto per il nuovo Stadio della Roma e del Business Park annesso. L’audizione di Berdini del 17 novembre, era stata richiesta dal consiglio regionale per sollecitare il Comune sull’adozione della variante al Piano Regolatore Generale, necessaria alla conclusione della Conferenza di Servizi. L’assessore capitolino in quella sede non ha mancato di riprendere la sua posizione, puntando ad una drastica riduzione di cubature in contropartita ai costi delle opere pubbliche: “O la Roma rinuncia a 220 milioni di progetto che non ci servono oppure ‎pensi a una area diversa da Tor di Valle”. 

TAGLIARE I COSTI DELLE OPERE PUBBLICHE – Per l’assessore Berdini il taglio di cubature passa necessariamente attraverso la riduzione dei costi per le opere pubbliche derivanti dal progetto. In particolare ci sarebbero alcune infrastrutture superate ed altre che non hanno più ragione d’esistere: “Abbiamo il Ponte dei Congressi. Se la Roma vuole fare lo stadio o usa quello oppure è un problema suo. Così togliamo 90 milioni di euro”. A questi vanno aggiunti, sempre secondo Berdini, i costi della diramazione della Linea B e quelli per gli enormi parcheggi pubblici. Un totale di circa 220milioni di euro che l’assessorato conta di tagliare, diminuendo con essi le cubature dell’intero intervento. L’idea sarebbe quella di “tornare in conformità del piano, che prevede 63 mila metri quadri – spiega Berdini – Dunque la Roma fa lo stadio con la zona commerciale a corredo: se il progetto è questo io posso firmare una cambiale adesso”.

SPOSTARE IL PROGETTO – Altra ipotesi paventata è quella di un cambio di zona: ‎”La Roma potrebbe avere una illuminazione e pensare che ci sono infinite altre zone di Roma che dallo stadio possono avere un ritorno di immagine, Tor di Valle è una zona deserta – seguita Berdini – Avere uno stadio a costo zero è una cosa, ma qui ci sono 200 milioni di soldi pubblici. Il vizio di pagare il debito pubblico con volumetrie potete stare certi che con questa amministrazione finirà per sempre”.

IL PARERE DELLA SOPRINTENDENZA – Tema diverso è quello del documento presentato dalla Soprintendenza, che rivela alcune mancanze del progetto. Un parere negativo espresso nelle sei pagine di rapporto preparato dalla Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, guidata da Margherita Eichberg. A quanto si apprende pare che le valutazioni di impatto ambientale non siano accompagnate da tutta la documentazione necessaria, richiesta già dal 2014 con quattro lettere inviate alla società. Il parere del 25 ottobre scorso rivela che i documenti di VIA e di VAS “non sono accompagnati da alcuna istruttoria dell’Ente proponente e dell’Ente competente né da un elenco che permetta di verificare la completezza e l’univocità della documentazione”.

LA RELAZIONE PAESAGGISTICA – Inoltre secondo la Soprintendenza la relazione paesaggista non sarebbe “stata affatto formulata”. Mancherebbe delle “fotosimulazioni” dell’area di Tor di Valle dai punti di maggiore interesse della città, tra questi le “terrazze del Gianicolo, il parco degli Aranci, il Vittoriano”. E, infine, che la Soprintendenza “ha individuato come criticità della proposta la presenza di edifici di notevole altezza oltre che di opere infrastrutturali che vanno ad interferire con i beni monumentali e paesaggistici”, queste avrebbero “dovuto determinare una variazione della proposta nonché influire sulla dichiarazione di pubblica utilità”.

LE REAZIONI – Dopo le dichiarazioni di Berdini è l’Assessore Regionale, Michele Civita a replicare in Aula. Rivolgendosi al rappresentante del Campidoglio afferma: “La Conferenza di Servizi a marzo va chiusa. Se ci sono dubbi abbiate il coraggio di fermarla e andare in Consiglio comunale. Se le modifiche proposte da Berdini si tramuteranno in atti credo proprio che la Conferenza si bloccherà perché non può che prendere in esame questo progetto: il margine di lavoro è quello di lievi modifiche. Il secondo ponte sul Tevere era tra le opere ritenute essenziali per il pubblico interesse. Dietro quest’opera ci sono studi della mobilità ben precisi per un quadrante completamente congestionato”. È poi Adriano Palozzi di FI a commentare quanto prospettato dal Campidoglio: “Sostanzialmente l’assessore Berdini ha detto no all’impianto di Tor di Valle: più che uno stadio, si vorrebbe costruire un campo di calcetto con quattro tribunette”. Per Massimiliano Valeriani del PD invece la questione sta nell’assunzione di responsabilità da parte di Palazzo Senatorio: “L’Amministrazione Raggi smetta di fare melina e dica se vuole confermare l’interesse pubblico sullo stadio della Roma e approvare la variante urbanistica”.

Leonardo Mancini