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Tor di Valle: arriva l’esposto del Comitato

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Mobilità, cubature e rischi idrogeologici. Tanti gli elementi dell’esposto

SALVIAMO TOR DI VALLE DAL CEMENTO – Nel mese di ottobre è sorto un nuovo comitato interessato al progetto di edificazione nell’area di Tor di Valle, quello che molti cittadini romani conoscono come ‘nuovo Stadio della Roma’. Il Comitato ‘Salviamo Tor Di Valle dal cemento’, ascoltato sulla mobilità dell’area nell’ultimo numero di Urlo, si propone di contrastare non tanto l’edificazione dello Stadio – che incide sul progetto solo per un settimo delle cubature – quanto la vera e propria colata di cemento che lo contornerà. Questa nuova realtà nasce dall’unione di cittadini e associazioni dei quartieri Decima, Torrino, Mostacciano, Eur, Spinaceto, Laurentino, Cecchignola, Vitinia e Acilia: “Abbiamo inizialmente raccolto le informazioni e studiato la documentazione – ci spiegano – successivamente abbiamo focalizzato i termini della nostra preoccupazione e li abbiamo espressi nelle riunioni delle Commissioni Urbanistica, Ambiente, Mobilità, Lavori Pubblici e Sport del IX Municipio e del Comune di Roma”. Purtroppo da quanto riferitoci, ma guardando le carte e la Delibera è facile rendersene conto, nessuna delle perplessità espresse dai cittadini ha ottenuto una risposta o è stata presa in seria considerazione: “Abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura di Roma denunciando le ombre che avvolgono questa operazione e una petizione al Sindaco e al Consiglio Comunale, per la quale stiamo raccogliendo le firme, per chiedere di ripensare l’intero progetto con una maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini del territorio e dei pendolari che si servono dell’asse trasportistico via Ostiense/Via del Mare e del trenino Roma-Lido”.

LE CUBATURE – L’analisi delle carte fatta dai cittadini del Comitato ha dato vita a una relazione molto dettagliata delle problematiche riguardanti l’edificazione nell’area dell’ex ippodromo. In primis le cubature previste. L’intera superficie dello stadio, i campi di allenamento, il Nike Store e la Hall of Fame della A.S. Roma, occuperanno circa 49.000 mq, mentre l’intera superficie del Business Park ammonta 345.000 mq: “Su questa superficie sono previsti 977.000 metri cubi di edificazioni a destinazione “direzionale” – tra cui tre grattacieli alti 220 metri – e un centro commerciale. Queste misure – seguitano dal Comitato – rendono palese che in realtà lo Stadio è solo un pretesto, un ‘cavallo di Troia’, per sfruttare la cosiddetta Norma sugli stadi e ottenere il permesso per riversare in quell’area quasi un milione di mc di cemento. A ben valutare, vista nella sua interezza questa sembra essere la più grande speculazione edilizia a Roma nel XXI secolo, realizzata in un’area dove secondo il Piano Regolatore Generale sarebbe prevista la realizzazione di un Parco Tematico con cubature dedicate limitate ai 112.000 metri quadri di Superficie Utile Lorda”.

MOBILITÀ – Non è difficile immaginare i grandi flussi di traffico, privato e pubblico, che un’opera come questa potrebbe generare. I numeri sono chiari, si parla di circa 15/25.000 lavoratori e utenti giornalieri, accresciuti da ulteriori 50/60.000 presenze in occasione delle partite. Un carico molto difficile da sostenere con le attuali possibilità del quadrante, per le quali anche gli interventi previsti non sembrerebbero bastare. Intanto l’unificazione dell’asse Via Ostiense/Via del Mare, che verrebbe attuata soltanto nel tratto prospicente l’intervento, non aumentando la portata totale ma creando invece dei colli di bottiglia. Poi c’è la questione legata al prolungamento della Metro B e al nuovo capolinea a Tor di Valle, definita dal Comitato ‘inutile e dannosa’: “Inutile perché a Tor di Valle c’è già una fermata importante, quella del treno Roma-Lido: è del tutto evidente che l’opera necessaria ai cittadini sarebbe l’adeguamento e la trasformazione in metropolitana di quest’ultimo servizio per l’intera tratta, mentre la costruzione di un nuovo capolinea della metro B a Tor di Valle segnerebbe l’accantonamento definitivo del progetto – seguitano – Dannosa perché l’aggiunta di un nuovo capolinea della metro B a Tor di Valle causerebbe un peggioramento del servizio per gli utenti che vedrebbero dimezzata la frequenza dei treni da e per Laurentina. In sostanza per favorire i clienti del “Business Park” si crea un danno a tutti i romani che si servono della Roma-Lido e della metro B”. Anche sugli altri interventi ci sarebbero molte perplessità, come per il ponte sul Tevere per collegare l’area con la Roma-Fiumicino “utile solo a portare clienti al costruendo Centro Commerciale” che andrebbe a sdoppiare un’opera prevista da tempo come il Ponte dei Congressi. 

OCCUPAZIONE – Secondo i cittadini del Comitato l’intera operazione edificatoria non risponde ad alcuna necessità della città di Roma: “L’offerta di immobili per uffici e spazi commerciali è oggi di gran lunga superiore alla domanda. Mentre la costruzione di un nuovo centro commerciale incastonato tra quello di Euroma2 e i vari Parchi Leonardo/Da Vinci della Roma-Fiumicino non corrisponde a nessuna esigenza della cittadinanza”. Molti dubbi anche sulla portata occupazionale che l’opera potrebbe stimolare: “Non ci sembra degna di credibilità la propaganda messa in atto dal costruttore. Non sono i “posti” di lavoro intesi come “sedi” a creare lavoro, altrimenti a Roma non ci sarebbe disoccupazione. Gli unici veri posti di lavoro che si creerebbero – aggiungono – sono tre o quattrocento posti nel ramo dell’edilizia e dell’impiantistica per la sola durata del cantiere”.

COSTI E PROFITTI – Ad oggi l’area dell’ippodromo risulta per 547.015mq di proprietà della Eurnova del Costruttore Parnasi, mentre gli altri 451.780 sono ascrivibili ad una società con sede in Lussemburgo fino all’aprile del 2014. “Quest’ultima area dovrebbe essere soggetta a esproprio dopo l’approvazione del progetto da parte delle Amministrazioni Locali – spiegano i cittadini – L’acquisizione dei terreni di proprietà della Società ‘lussemburghese’ è resa indispensabile dal fatto che per realizzare il Business Park è necessaria un’area dove realizzare le opere di urbanizzazione. Inoltre sulla vendita dei terreni alla società Eurnova è in corso un’indagine da parte della Magistratura che deve chiarire se il prezzo pagato sia congruo”. I cittadini del Comitato Salviamo Tor di Valle dal cemento ritengono che sia necessario chiarire questo aspetto: “Nel momento in cui il Consiglio Comunale avrà riconosciuto l’interesse pubblico alla realizzazione del Business Park, il proponente, cioè la Società Eurnova del costruttore Parnasi, avrà diritto ad espropriare l’area di proprietà della Società ‘lussemburghese’ al prezzo di mercato, consentendo a detta Società di realizzare un profitto di circa 250 milioni di euro. La Società ‘lussemburghese’ infatti ha acquistato il terreno quando, ben prima dell’autorizzazione per il Business Park, non valeva granché, in quanto terreno agricolo, ma lo stesso terreno, avrà un valore di gran lunga superiore. Sarebbe interessante conoscere chi sono gli azionisti di questa Società ‘lussemburghese’”.

RISCHI IDROGEOLOGICI – Un tema che abbiamo trattato in un recente articolo riportando le posizioni dell’Assessorato all’Urbanistica, del M5S e dell’Autorità di Bacino. Nonostante le rassicurazioni però, le preoccupazioni dei cittadini non sono state dissipate: “Non sembra preoccupare nessuno, tranne noi cittadini e abitanti in questo quadrante di città, il fatto che in un’ansa del fiume Tevere si prevede di coprire di asfalto e cemento una superficie di 345.000 metri quadrati, di versare su di essa un milione di metri cubi di cemento. Evidentemente gli interessi in gioco sono pesanti – sottolineano – ma come non capire che si stanno ripetendo gli stessi errori commessi nella furia edificatoria che ha devastato l’Italia negli ultimi 50 anni, costruendo e cementificando senza criterio aree del tutto inadatte a questo scopo?”.

LE PROPOSTE – L’analisi del Comitato non si è fermata alla sola elencazione delle criticità, bensì ha portato all’individuazione di alcune proposte per l’area in questione. “Potrebbero sorgere un parco fluviale per la città e impianti sportivi pubblici da offrire alla cittadinanza a costi popolari. Ricordiamo che è dai primi anni ’70 che a Roma non si dà ai cittadini un parco propriamente detto, un’estensione di verde attrezzato e curato a disposizione delle famiglie, un polmone verde di qualche ettaro, e non i miseri giardinetti che i costruttori hanno lasciato non coperti di asfalto e cemento nei quartieri edificati a Roma in questi decenni – concludono – Ricoprire di asfalto e cemento quest’area, che occupa un’ansa del fiume Tevere che sembra per natura destinata a verde pubblico, potrebbe essere la pietra tombale sull’ultima possibilità che ha questa città di dotarsi di un nuovo parco degno di questo nome”.

LE PROSSIME MOSSE – Per portare avanti le loro ragioni i cittadini del Comitato hanno quindi presentato un esposto alla Procura di Roma e stanno raccogliendo le firme per una petizione al Sindaco e al Consiglio Comunale. Inoltre hanno indetto un’assemblea, organizzata assieme alla Federconsumatori Lazio, in uno dei locali dello Stardust Village nel quartiere Torrino per il 28 novembre alle ore 17.00. All’iniziativa interverranno urbanisti, associazioni nazionali e cittadine a difesa del territorio ed esperti di diritto.

Leonardo Mancini