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Dibattito aperto su CTO e S. Eugenio. Novità sul Forlanini

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Il futuro del CTO è ancora legato all’Inail, ma nel frattempo subisce ulteriori ridimensionamenti. Intanto escono le prime indiscrezioni sul futuro del Forlanini

Tratto da Urlo n.123 marzo 2015

ROMA – Torniamo a parlare di CTO, nosocomio di Roma Sud che negli anni ha subito molte trasformazioni: alcuni reparti sono stati ridimensionati, altri accorpati a quelli del S. Eugenio, i posti letto ridotti. Della situazione Urlo ha parlato tante volte. A maggio 2013 è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione e Inail, un atto importante per la riqualifica dell’ospedale e che trasformava quest’ultimo in un Polo Integrato Sanitario all’avanguardia negli interventi di traumatologia, per le protesi e la riabilitazione. Numerosi sono stati i passaggi amministrativi che si sono susseguiti ma nonostante il tempo trascorso e le buone intenzioni, il rilancio del CTO sembra tardare a decollare. Nuovi tagli hanno interessato il nosocomio che a metà febbraio è stato decurtato di altre risorse: alcuni infermieri sono stati trasferiti al S. Eugenio per far fronte all’epidemia influenzale, inoltre la Traumatologia avrebbe perso 10 posti letto, trasformati in posti di riabilitazione. “Il Pronto Soccorso Ortopedico dell’Ospedale ed il Punto di Primo Intervento ad esso collegato perderanno 4 infermieri professionali, trasferiti al S. Eugenio. Vengono ipotizzati turni notturni di soli 2 infermieri che non sono sufficienti a coprire il PS ortopedico, il PPI e il triage, oltre a rendere impossibile il raddoppio sull’assistenza in caso di malato grave. Nell’area dell’emergenza viene tolto l’infermiere di supporto alla radiologia creando ulteriori disagi”, si legge in una nota di Andrea Catarci, Presidente del Municipio VIII, che a fine febbraio ha annunciato l’approvazione in Consiglio della proposta di avviare un immediato confronto tra la Asl Rm C e la Regione Lazio sui recenti provvedimenti riguardanti l’ospedale.

Tutto questo avviene senza che l’atto aziendale sia stato approvato”, dice Fabrizio Santori, Consigliere regionale e membro della Commissione Salute. I documenti infatti sono ancora in Regione in attesa di approvazione al vaglio di una commissione di esperti costituita ad hoc. Santori è stato autore a febbraio, nel corso del Question Time, di un’interrogazione a risposta immediata sulla gestione dei presidi ospedalieri CTO e S. Eugenio – Asl Rm C. In merito alla notizia dei tagli al presidio ospedaliero di Garbatella, Santori dice: “Il direttore generale della Asl Roma C continua a procedere con idee non sostenute da nessuno, entrando in conflitto anche con la maggioranza. Il protocollo d’intesa sbandierato da Zingaretti nel 2013 a qualche mese dal suo insediamento – incalza Santori – non è ancora partito. Alla mia interrogazione la Giunta ha dato risposta evasiva, nonostante sia stato riferito che i lavori sono stati fatti e che l’iter sia andato avanti, ma sono passati quasi due anni e il CTO e il S. Eugenio sono in una fase di smembramento”. In merito al S. Eugenio nello specifico, Santori fa riferimento ad alcuni provvedimenti che negli ultimi tempi hanno interessato l’ospedale, come la chiusura della Medicina Nucleare e lo spostamento dell’Oncologia al San Giovanni. Il Consigliere conclude parlando di “una chiara volontà di minare le basi del polo ospedaliero CTO-S. Eugenio, una realtà invece molto importante per il quadrante”. Intanto sembrerebbe che entro la fine del 2015 il reparto di Medicina Nucleare del S. Eugenio (chiuso da aprile 2014) riaprirà. A darne notizia è il direttore generale della Asl Roma C, Carlo Saitto, in una dichiarazione riportata in un articolo del portale web Lazio Sanità: “Dopo incontri con i tecnici ed i professionisti è stato predisposto un progetto che andrà a gara nelle prossime settimane. Si tratta di un programma di riqualificazione del valore di 2,3 milioni di euro. Al momento mancano le risorse economiche ma, vista la coerenza con le indicazioni della Regione Lazio ed i chiarimenti avuti con l’advisor finanziario, contiamo di avere la cifra con l’approvazione dei nuovi fondi ex articolo 20. Vorremmo partire con i lavori entro l’estate”. Lo stesso Santori era stato autore di un’interrogazione nella quale sollecitava la riapertura del reparto di medicina nucleare del presidio.
“Buone notizie per il S. Eugenio – ha dichiarato in una nota Riccardo Agostini, (Pd), Consigliere regionale e membro della Commissione Salute – dove riapriranno, sanando così pericolose irregolarità che si trascinavano da anni e che questa amministrazione ha risolto, i reparti di Medicina Nucleare e le sale della rianimazione”. Riferendosi al presidio CTO e al protocollo con l’Inail, Agostini ha poi seguitato dicendo: “Sono giorni decisivi per la partenza del progetto di rilancio dell’ospedale di Garbatella in collaborazione con l’Inail. Si sono tenuti incontri utili a definire le risorse e le modalità per reperirle nelle strette maglie del piano di rientro, per far sì che l’ospedale diventi il punto di destinazione successiva al trattamento acuto di pazienti con danni e lesioni traumatiche gravi e che hanno necessità di inserirsi in una qualsiasi delle fasi definite nel percorso di cura, fino al graduale ripristino della mobilità”.
Qualche timida notizia invece sembra trapelare in merito al futuro di un altro presidio ospedaliero. Parliamo del Forlanini, della cui dismissione si parla ormai da anni. Siamo a marzo e la chiusura del nosocomio, prevista entro il 31 dicembre scorso, non è ancora avvenuta. Al suo interno operano ancora alcuni reparti ma la maggior parte della struttura è oggi deserta, il degrado avanza ed esiste un concreto rischio occupazioni. Il dibattito circa la futura destinazione dei suoi locali negli ultimi mesi si è intensificato. Una delle ipotesi che sembra molto probabile, come già riportato da Urlo nei mesi scorsi, è quella del trasferimento al suo interno della Caserma dei Carabinieri, fatto che oggi sembrerebbe trovare nuove conferme anche in un articolo de Il Messaggero del 14 febbraio. Nel quotidiano si parla di una tempistica per l’adeguamento dei locali di circa 10 mesi e del fatto che la Caserma occuperà una porzione di struttura pari a meno del 10%; i Carabinieri nello specifico dovrebbero trovare collocazione in uno degli edifici esterni, fuori quindi dal complesso centrale.
In merito alla destinazione del resto dell’edificio attualmente non si sa ancora nulla, idem per quanto riguarda la data di cessazione delle attività, alcune delle quali da atto aziendale (ancora in Regione per approvazione) saranno trasferite al S. Camillo, altre invece spostate in carico alla Asl Roma D. “Terminato il trasferimento dei reparti e delle strutture rimasti al San Camillo, si aprirà la sfida per la riconversione dell’area del Forlanini, occasione storica per la riqualificazione urbanistica di un intero quadrante di Roma”, dice Riccardo Agostini, che in merito alla novità del trasferimento dei Carabinieri al Forlanini e al futuro della struttura continua: “Se una parte minima della struttura, quella che affaccia su via Portuense, sarà destinata al nuova Caserma dei Carabinieri di Monteverde, per tutto il resto dell’area restano delle ipotesi di destinazione, sulle quali credo che la Regione, proprietaria della stessa, si esprimerà presto, e alcune difficoltà dovute alla necessità di ingenti ristrutturazioni che le palazzine storiche richiedono”.
Molto meno ottimista è invece Santori che sul trasferimento della Caserma all’interno dell’edificio di via Ramazzini invece ha detto: “Non ci credo fino a quando non lo vedo. Troppi annunci sono stati fatti. A mio avviso sul Forlanini è in corso una speculazione sotterranea di cui non si conoscono le finalità e gli obiettivi. Sul Forlanini c’è un’omertà vergognosa sulla quale voglio vedere chiaro, fino a quando la Regione non si esprimerà continuerò ad accusarli di questo”.

Anna Paola Tortora