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Forlanini: data per la chiusura non rispettata

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forlanini

In attesa dello stop all’attività dell’ospedale, ancora incertezze sui tempi della dismissione e sulla futura destinazione della struttura

Tratto da Urlo n.121 gennaio 2015

PORTUENSE – Secondo quanto stabilito da una legge regionale, entro il 31 dicembre 2014 il Forlanini avrebbe dovuto chiudere e tutte le specializzazioni ancora attive al suo interno sarebbero dovute essere ripartite tra il vicino San Camillo e la Asl RmD. A parlare della profonda riorganizzazione è anche l’atto aziendale che, al momento in cui scriviamo, è ancora in attesa di approvazione in Regione. 

Lo scorso mese avevamo dato la notizia dell’imminente chiusura del nosocomio, ma tornati dalle vacanze di Natale e superato il Capodanno, lo scenario davanti al quale ci siamo trovati è diverso: il Forlanini è ancora aperto e lo spostamento delle unità operative non è stato completato. Ad essere state trasferite al San Camillo continuano ad essere solo la Direzione e il centro dialisi. Nessuna novità insomma rispetto al mese scorso, quando la chiusura del nosocomio sembrava invece prossima. All’interno del Forlanini sono ancora operativi il reparto di chirurgia toracica, una terapia intensiva, la camera operatoria oculistica, l’otorino e l’Ucri (Unità di Cure Residenziali Intensive). Quest’ultima, un reparto particolare che ha in carico pazienti vegetativi o in stato di minima coscienza, malati che necessitano di cure e attenzioni particolari, verrà trasferita sotto la gestione della Asl RmD. A passare alla Asl saranno anche alcune specializzazioni ad oggi dislocate al San Camillo, come la dermatologia e la medicina dello sport. Questi movimenti rientrano nel progetto che modifica la vocazione del San Camillo, messo nero su bianco nell’atto aziendale nel quale si mira all’istituzione di un ospedale ad intensità di cura per acuti, ci spiega Stefano Barone, delegato Rsu per la Nursind. In questo modo, seguita Barone, il trasferimento potrà avvenire senza problemi e tutte le unità operative del Forlanini potranno trovare collocazione all’interno del San Camillo.
Tornando alla notizia della chiusura, della quale si parla ormai da otto anni, quello che è evidente è che i tempi stabiliti per la dismissione dell’ospedale non sono stati rispettati. Questa volta però la chiusura del Forlanini sembra una certezza e non un “al lupo al lupo” al quale siamo ormai abituati da anni. Per saperne di più abbiamo provato ancora una volta a chiedere informazioni più precise alla Regione Lazio che però anche in questa occasione, come il mese scorso, ha scelto di non commentare, seguitando però ancora a non smentire la notizia. Ad oggi non esiste alcuna ufficializzazione in merito alla destinazione della struttura, una volta che anche l’ultimo dei reparti nel nosocomio avrà trovato collocazione altrove. Sono state molte negli anni, ricordiamo, le opzioni paventate in tal senso, come la trasformazione del Forlanini in una Rsa, il trasferimento di alcuni uffici della Regione Lazio all’interno dell’edificio o lo spostamento nella struttura della sede della caserma dei Carabinieri. Quest’ultima ad oggi continuerebbe ad essere l’ipotesi più accreditata.
Nel frattempo seppur con ritardo e anche se molto lentamente, l’attività di svuotamento dell’edificio e trasferimento dei reparti va avanti e la struttura per chi entra al suo interno, ogni giorno di più, assume l’aspetto di un posto abbandonato e vuoto. “Tutto quello che è stato sgomberato è stato lasciato a se stesso”, ha dichiarato Fabrizio Santori, Consigliere regionale e membro della commissione Salute, che parlando della situazione del nosocomio ha commentato definendola: “Una pugnalata al cuore di molti cittadini, romani e non solo”. In merito all’incertezza sul futuro della struttura Santori ha poi ribadito la sua preoccupazione che l’edificio venga occupato una volta sgomberato e il timore che, trasferite le attività e con la struttura tornata nelle mani della Regione, essa possa essere venduta: “La situazione è oscura e non si riesce a comprendere bene perché la Regione non dica cosa vuole fare con la struttura una volta tornata in suo possesso. Di fatto non c’è un progetto né qualcuno che si sia esposto chiarendo ciò che vuole fare nonostante le richieste di molti soggetti che hanno lottato per il Forlanini. Da tutto questo – seguita incalzando Fabrizio Santori – si evince come sia completamente assente una programmazione da parte della Regione; attualmente da parte dell’istituzione si intravede solo la volontà di acquisire questi immobili. La mia più grande preoccupazione – continua il Consigliere – è che si possa mettere in atto una speculazione vendendo la struttura a privati”. Santori ha poi parlato di una mozione presentata durante il Consiglio straordinario sulla Sanità nella quale chiedeva che la struttura fosse rilanciata come polo socio sanitario. Per il Forlanini, sostiene Santori, potrebbe essere ripreso in mano il progetto di una Rsa del prof. Martelli (primario emerito di chirurgia toracica ed ex direttore generale dell’Azienda Sanitaria). Altro argomento portato avanti dal Consigliere è la questione inerente gli ambulatori della Asl RmD, ad oggi sita all’interno dei locali della Croce Rossa Italiana: la spesa dell’affitto dell’area, dice Santori, potrebbe essere evitata considerando come alternativa i locali del Forlanini. La risoluzione però, conclude il Consigliere, è stata bocciata.
Sulla questione si è espresso anche Riccardo Agostini (Pd), membro della commissione Salute e Consigliere regionale, che si dice convinto che nessuna speculazione verrà messa in atto. Per quanto riguarda il programma di spostamento dei reparti al San Camillo, il trasferimento proseguirebbe secondo quanto stabilito da programma. Agostini ha poi seguitato: “Esistono problemi strutturali degli edifici che necessiteranno di una ristrutturazione onerosa ma sono convinto che si manterrà l’interesse pubblico dell’area, con una formula che potrà servire da modello ad altre aree analoghe della città come il San Giacomo e il Santa Maria della Pietà”.
Quello che è evidente ad oggi però è che il Forlanini è un grandissimo immobile abbandonato a se stesso, lasciato in stato di incuria e trascuratezza e all’interno del quale non esiste un servizio di vigilanza adeguato alle dimensioni della struttura. Il rischio che possa subire occupazioni di fatto già esiste perché alcuni degli spazi sono vuoti e senza controllo. Entrare al Forlanini può far paura. Gli ambienti dell’ospedale, i suoi corridoi e reparti sono isolati e non è sicuro aggirarsi al loro interno, soprattutto di sera. Durante le ore buie, ci racconta Stefano Barone, medici e infermieri si barricano nei reparti per il timore di qualche intrusione.
Se lo scorso mese sembrava che la chiusura del Forlanini fosse prossima, ad oggi la situazione pare procedere nella direzione prestabilita ma molto a rilento. Per avere notizie più certe non bisogna fare altro che attendere e osservare come evolverà la questione, aspettando che vengano ufficializzate le date della dismissione e che venga fatta luce sul futuro dell’ospedale.

Anna Paola Tortora