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Il Forlanini si avvia alla conversione in “Cittadella della Pubblica Amministrazione”

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La Regione approva le linee guida. Conversione degli spazi per razionalizzare la spesa

Tratto da Urlo n.138 settembre 2016

FORLANINI – Torniamo a parlare del Forlanini. Il grande Complesso Monumentale sito a via Ramazzini, come ormai noto, ha cessato la sua attività di nosocomio ormai più di un anno fa. La chiusura ufficiale è datata 30 giugno 2015. L’ospedale ha cessato la sua attività sanitaria in seguito a due leggi regionali, una del 2008 e una del 2014. Man mano tutte le attività sanitarie al suo interno sono state trasferite al San Camillo. Il sito è stato oggetto, nei mesi immediatamente successivi alla chiusura, di un’imponente azione di bonifica costata circa 400mila euro, ma nonostante questo l’immenso edificio è preda del degrado e delle occupazioni notturne di clochard e senza tetto.

È arrivata all’inizio del mese la notizia dell’approvazione da parte della Regione Lazio di linee guida per la realizzazione di servizi ai cittadini e una “Cittadella della P.A.”. Prosegue, si legge nella nota, il lavoro di recupero dell’immobile, al fine di renderlo nuovamente fruibile alla collettività, e il cui interesse pubblico seguita ad essere una priorità. Nell’ottobre del 2015 il Presidente della Regione, Zingaretti, chiedeva all’Agenzia del Demanio di Roma di accordare la riconversione del Forlanini in centro polifunzionale della P.A. per dar vita a una “Cittadella della Pubblica Amministrazione” dove razionalizzare e accorpare le varie dislocazioni delle sedi territoriali degli uffici regionali della Capitale con l’obiettivo finale del risparmio.

L’area di 170mila mq, secondo il vigente PRG, si legge nella memoria di giunta, è adibita a “servizi pubblici e di livello urbano”, categoria che ammette varie destinazioni d’uso. A spiegare più nel dettaglio il piano è stata l’Assessore al Bilancio regionale, Alessandra Sartore: “Il progetto di valorizzazione della Regione definito dalle linee di indirizzo, prevede la rigenerazione urbanistica dell’ex ospedale in ‘Centro Polifunzionale della Pubblica Amministrazione e dei servizi ai cittadini’”. L’operazione è assolutamente tra le più complesse, con la volontà di arrivare ad ospitare nell’ex nosocomio “uffici pubblici dello Stato e dei diversi livelli di rappresentanza territoriale, oltre parchi e giardini e a altri servizi per i cittadini come asili nido, teatri, case della salute, ambulatori – seguita la nota dell’Assessore – Il tutto in collaborazione con Roma Capitale e sempre confrontandosi con le associazioni di zona”. Gli obiettivi di queste linee guida sono sicuramente da ricercare nelle more della spending review. Il Complesso monumentale è stato inserito, con deliberazione della giunta regionale del 25 novembre 2014, nell’inventario generale dei beni immobili “indisponibili” (non vendibili, ndr) di proprietà della Regione. Utilizzandone i locali si cerca quindi di “abbattere il costo degli affitti passivi per gli enti pubblici ed evitare il consumo di suolo – seguita Alessandra Sartore – insieme alla riqualificazione dell’area a vantaggio dei cittadini e a ridare vita a edifici attualmente dismessi”.

La specifica destinazione urbanistica della struttura (Servizi Pubblici di Livello urbano), permette di utilizzare i locali come sede di moltissimi servizi: si va dall’Istruzione superiore alle attrezzature universitarie, sportive, culturali e congressuali, senza dimenticare le attrezzature per l’ordine e la sicurezza pubblica, quelle militari, le sedi di servizi essenziali per lo Stato e quelle di Amministrazioni Pubbliche.

È proprio quest’ultima possibilità di destinazione a riaccendere l’importanza territoriale di questa iniziativa. Non si può dimenticare che per la sede di via Fabiola del Municipio XII viene pagato un ingente affitto. È la stessa Presidente, Silvia Crescimanno, a ricordarlo: “La destinazione dell’ex ospedale desta molta preoccupazione nei cittadini quindi apprendiamo con favore la notizia. Il Municipio, come è noto, ha il problema dello spostamento della sede: stiamo valutando quale sia la soluzione migliore. C’è la possibilità di andare in viale di villa Pamphili, ma sicuramente abbiamo interesse ad approfondire anche la possibilità di spostare gli uffici nel Forlanini”.

In ogni caso, per portare a termine il passaggio di funzioni, così come previsto nelle linee guida, potrebbe servire ancora molto tempo. Il processo infatti è partito con l’attivazione di un tavolo nel gennaio del 2016, mentre i prossimi passi sono stati sottolineati dall’Assessore Sartore: “Nelle linee di indirizzo approvate dalla Giunta, inoltre, viene conferito ampio mandato operativo al tavolo per approfondire gli aspetti tecnici, patrimoniali ed economici sottesi al progetto di valorizzazione dell’ex complesso ospedaliero e formulare proposte di rivalutazione patrimoniale. Spetterà al tavolo tecnico valutare in che forma e modalità coinvolgere i soggetti pubblici o di diritto pubblico interessati a partecipare al processo di riqualificazione”.

Dall’opposizione in Consiglio Regionale si saluta con favore questo passo in avanti nella conversione e riqualificazione della struttura ospedaliera, senza però mancare di ricordare il tempo perso fino ad oggi. È il Consigliere di Fdi, Fabrizio Santori, a definire “tardiva” questa decisione, “che arriva anche dopo le innumerevoli nostre sollecitazioni, denunce e manifestazioni davanti alla struttura. Allo stesso modo dobbiamo sottolineare il tempo perso dall’amministrazione Zingaretti che a giugno dello scorso anno annunciava un concorso di idee per coinvolgere i cittadini nel progetto di recupero del Forlanini, senza che questo concorso fosse mai indetto”. Il richiamo dell’opposizione è al necessario passaggio in Aula delle decisioni sul futuro del Forlanini: “Auspichiamo che queste linee di indirizzo possano essere affrontate quanto prima anche dal Consiglio regionale, potendo così contribuire in maniera concreta a migliorarle e a rendere il progetto definitivo della struttura il più vicino possibile alle reali esigenze della collettività che fin qui non ha avuto voce in capitolo”.

Certo è che i ritardi nella riqualificazione del nosocomio hanno contribuito al degrado dei padiglioni dismessi. 170mila mq difficili da controllare e mantenere in sicurezza, che spesso sono finiti nelle pagine di cronaca nera. Una situazione più volte richiamata da Fdi, che trova riscontro anche nelle parole di chi, questo territorio, è chiamato ad amministrarlo più da vicino: “Queste linee di indirizzo vengono espresse sicuramente in netto ritardo – ci dice la Presidente Crescimanno – Il complesso monumentale continua ad essere terra di nessuno, sicuramente non è un fatto positivo per il quartiere. Il Forlanini è una vera e propria città, per questo è difficile anche da controllare. La situazione desta una grande preoccupazione nei cittadini che sperano ovviamente che esso possa rinascere con l’interesse del pubblico”.

Leonardo Mancini