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Malagrotta attiva fino a settembre, discarica di servizio entro luglio

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Mentre il Tar si esprime contro l’invio dei rifiuti fuori Roma e il CdS sospende la sentenza, la Regione rivede il Piano rifiuti della Polverini

Dopo lo stop al conferimento di rifiuti indifferenziati a Malagrotta dell’11 aprile, sarebbe dovuta arrivare anche la chiusura definitiva dell’impianto, programmata per il 30 giugno scorso, scadenza nuovamente prorogata di tre mesi dal Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Il 27 giugno il Ministro ha firmato il decreto, pur ponendo il termine del 31 luglio per l’indicazione di una discarica di servizio, confermando anche i poteri del Commissario Sottile fino al 7 gennaio, dandogli il compito di scegliere una localizzazione per una discarica di servizio necessaria a completare il ciclo di selezione, recupero, raccolta differenziata e trattamento dei rifiuti. Su questo versante il Commissario dovrà acquisire l’area fino ad arrivare all’espropriazione e predisporre una gara europea per realizzare e gestire la discarica di servizio.

Sulla vicenda è intervenuto il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: “Credo che la scelta del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di allargare i poteri del Commissario Goffredo Sottile sia corretta”. Le necessità per Zingaretti sono quelle di “verificare e spingere affinché gli impianti di trattamento vadano a pieno regime e individuare un sito escludendo Valle Galeria e la zona di Malagrotta”. Si riaprono quindi i giochi sui siti disponibili nel perimetro cittadino, mettendo in allarme la cittadinanza del Municipio IX che, a detta di Repubblica.it, vedrebbe insistere sul suo territorio due dei principali siti papabili. Il primo in via Selvotta lungo la Laurentina, una cava con una capienza di circa 10 ettari. Il secondo invece, ancora in via di impermeabilizzazione, tra i quartieri di Trigoria e Fonte Laurentina.

È sicuramente da ricordare che entrambi i siti sono sottoposti al vincolo Bondi, come lo erano le altre due cave della zona già date come eredi di Malagrotta nei mesi scorsi: la Solfatara al limite del Municipio IX e una discarica di inerti provenienti dagli scavi della Metro C in via Canestrini a Porta Medaglia per la quale, ha spiegato Zingaretti in una lettera al consorzio “non sono stati autorizzati nella zona, né lo saranno, impianti che possano mettere a rischio la salute o creare disagi ai cittadini”. Questi ultimi siti sembrano essere stati lasciati fuori dai giochi, ma la preoccupazione dei cittadini resta in un municipio che, nei prossimi mesi, si appresta a ricevere il servizio di raccolta porta a porta del piano dell’Ama. Anche il Consigliere Pdl al Municipio IX, Massimiliano De Juliis, ha ricordato l’importanza del vincolo cui è sottoposta l’area, protocollando anche una interrogazione al Presidente del Municipio: “Intanto nell’area dell’agro romano dove qualcuno pensa ad una discarica, i cittadini hanno problemi persino con le domande per installare impianti fotovoltaici, poiché su aree di pregio comprese all’interno del “vincolo paesistico” tra la via Laurentina e la via Ardeatina”.

Lo stesso Presidente del Municipio IX, Andrea Santoro ha sottolineato l’importanza di un coinvolgimento del Municipio nelle decisioni: “Ho informato i consiglieri anche dell’ipotesi circolata dei due siti per la discarica post-Malagrotta. Si tratterebbe di due aree destinate ai rifiuti trattati. Il Municipio però non ha ricevuto alcuna notizia ufficiale e proprio per questo, se è vero che ci si sta orientando su questi siti, ritengo sbagliato il metodo. Su un tema così delicato i cittadini e in questo caso il municipio devono essere coinvolti e responsabilizzati”. Intanto dalla Giunta Zingaretti arriva un segno chiaro di discontinuità rispetto all’amministrazione precedente con la revoca, il 26 giugno scorso, dello scenario di controllo del Piano Rifiuti: “Con questo meccanismo si consentiva ai Comuni di non rispettare le leggi nazionali ed europee in caso di mancata riduzione dei rifiuti e di percentuali di differenziata inferiori al 65% – spiega una nota della Regione – Per permettere ai Comuni di realizzare il porta a porta abbiamo stanziato 150 milioni di euro. Così avviamo l’aggiornamento del piano di gestione dei rifiuti nel Lazio – conclude la nota – Grazie a questa modifica abbiamo risparmiato tra i 10 e i 20 milioni di euro per un referendum abrogativo già chiesto da molti”. Anche da Legambiente arriva il plauso nei confronti dell’iniziativa: “Sui rifiuti, è determinante che la Regione abbia deciso di cancellare le assurdità del piano Polverini – dichiara Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio – lo scenario di controllo così come impostato e gli obiettivi al ribasso sulla differenziata, sono errori gravi che avevamo sempre denunciato”. Non mancano le critiche da parte dell’opposizione regionale che, in una nota del Consigliere Pdl alla Regione Lazio, Pietro di Paolo, risponde punto su punto: “L’Amministrazione regionale comunica in maniera ipocrita sulla questione rifiuti. La decisione della Giunta di abrogare lo scenario di controllo serve soltanto a evitare il referendum regionale. Per il resto non rappresenta una exit strategy per i comuni inadempienti, ma solo un’ipotesi per evitare situazioni emergenziali – seguita la nota – è giusto ricordare al centrosinistra che la precedente amministrazione, dopo l’approvazione nel gennaio 2012, non ha prodotto un solo atto che andasse verso la direzione descritta dallo scenario – continua di Paolo – Infine, i 150 milioni per il porta a porta ci ricordano tanto i 135 milioni previsti dalla passata Giunta su base triennale. Perciò non troviamo molte novità su questo settore da parte della Giunta Zingaretti, che anzi si contraddistingue per imprecisioni e superficialità, oltre al solito immobilismo”. Ulteriore criticità del sistema rifiuti, che potrebbe portare ad una nuova proroga, riguarda la sentenza della sezione seconda bis del Tar Lazio che accoglie in parte i ricorsi presentati dal Comune di Albano, dalla Provincia di Frosinone e dalla società Saf, gestore dell’impianto Tmb di Colfelice. La sentenza ha in parte bloccato i due decreti emanati nel gennaio e nel marzo 2013 dall’ex Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Il Commissario Sottile aveva individuato inizialmente gli impianti di Albano e Viterbo (febbraio), passando poi ad includere anche l’impianto di Colfelice (aprile), per ricevere i rifiuti indifferenziati che non potevano essere trattati nei 4 impianti Tmb di Roma.

Per il Tar il Commissario non avrebbe dovuto avere questi poteri: “Nessuna disposizione autorizza a ritenere tra le competenze il conferimento per il trattamento meccanico biologico in impianti di differenti ambiti territoriali”, si legge nel dispositivo. Questa sentenza, oltre a rimettere in discussione le 500 tonnellate giornaliere destinate agli impianti del Lazio, crea non pochi problemi al delicato equilibro che si sta mettendo in piedi per superare lo stato emergenziale. Nonostante il ricorso al Consiglio di Stato abbia già prodotto una sospensiva della sentenza del Tar, il rischio più grande, qualora la decisione definitiva ricalcasse quella del Tribunale Amministrativo, è quello di non riuscire più a smaltire le tonnellate di tal quale prodotte quotidianamente dalla Capitale. Un nuovo conferimento di rifiuti non trattati a Malagrotta è considerato fuori discussione, vista la procedura di infrazione europea, vera spada di Damocle che pende sulla Capitale.

L’unica possibilità sembrerebbe quindi essere quella del conferimento in altre regioni, come già prospettato dagli accordi stipulati con l’Abruzzo e la Toscana. L’estate non lascia sperare in un clima mite, soprattutto in relazione alla volontà della cittadinanza di contrastare qualsiasi imposizione dall’alto nella scelta del sito alternativo.

(tratto da Urlo n. 107, luglio 2013)

Leonardo Mancini