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Regione: al via l’operazione per il recupero dell’evasione sui ticket sanitari

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ticket sanitario alzio

Inviate più di 200mila cartelle per altrettante evasioni, ma qualcuna anche a chi non doveva pagare

Tratto da Urlo n.130 dicembre 2015

REGIONE LAZIO – All’inizio del mese di novembre la Regione Lazio ha avviato un’operazione di recupero di crediti sui ticket sanitari. Da un’indagine sarebbe infatti emerso che su un campione di 1 milione di utenti, circa 235 mila tra il 2009 e 2010 avrebbero usufruito di esenzione sui ticket per reddito non avendone diritto: “Con delibera del 14 aprile 2015 la Giunta ha indicato le modalità con cui realizzare l’attività, in due fasi distinte, una bonaria e l’altra, successiva, in collaborazione con Equitalia. L’obiettivo è il recupero di circa 50 milioni di euro. I controlli sono stati fatti incrociando i dati con l’Anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate”, dice la Regione.

In alcuni casi però le cartelle sono state inviate per sbaglio ad utenti che non avrebbero dovuto riceverle. Come ammesso dalla stessa Regione Lazio: “Sono stati riscontrati casi entro un margine fisiologico di errore, nell’invio della comunicazione, all’incirca del 3%, in particolare riferiti a un’anomalia nella trasmissione dei dati sulle prestazioni dall’ASL Roma D alla Regione Lazio, relativamente a quelle prestazioni (del 2009 e del 2010) dei consultori, che sono e restano gratuite. In questo caso già accertato la Regione sta predisponendo una nuova lettera da inviare ai precedenti destinatari, che annulla, agendo in autotutela, gli avvisi bonari precedentemente inviati”. Ad essere quindi maggiormente coinvolti negli errori di invio sembrerebbero essere stati gli assistiti di una determinata area (quella coperta dalla Asl Roma D, appunto) dove quindi la percentuale di errore dovrebbe essere superiore a quella indicata del 3%. Tutti coloro che hanno provveduto al pagamento di un ticket derivante dall’errore di trasmissione dei dati sulle prestazioni erogate nei consultori della Asl RomaD, assicura la Regione, saranno rimborsati. Per tutti gli altri casi l’ente invita a seguire le indicazioni contenute nell’avviso per ottenere chiarimenti. Quindi, se un utente sia o meno portato a regolarizzare la sua posizione, dipende unicamente dalla propria e specifica situazione.

Le “cartelle pazze” (così sono stati definiti gli avvisi dai più critici), hanno generato già dai primi giorni forti polemiche da parte di politica, associazioni e sindacati. A finire sotto la lente anche altri aspetti della questione, come il recapito, in alcuni casi, di avvisi a minori, la richiesta agli utenti di 25 euro di spese amministrative per la gestione delle pratiche e la difficoltà ad ottenere chiarimenti da Urp e numero verde, presi d’assalto dalle numerose richieste. Per questo dal 19 novembre sono stati abilitati a rispondere alle domande dei cittadini anche gli sportelli delle Asl e alcuni Caf (l’elenco completo è sul sito della Regione Lazio insieme alle risposte alle domande più frequenti, ndr). Intanto il termine per la contestazione dell’avviso, inizialmente fissato a 30 giorni dal ricevimento dello stesso “è stato esteso a 90 giorni dalla notifica (quindi gennaio 2016)”, dice la Regione. Nel frattempo il Presidente, Nicola Zingaretti si è scusato per i disagi: “Se ci sono stati disguidi o se sono stati commessi errori chiedo personalmente scusa agli interessati e la Regione Lazio farà di tutto per rimediare a questa situazione”, ha detto in riferimento al caso di una cartella sanitaria recapitata a una bambina di 10 anni. “Quella che stiamo conducendo è un’operazione molto delicata che ha l’obiettivo di recuperare crediti e individuare evasori. Le risorse saranno reinvestite in servizi a favore dei cittadini. È un’operazione che si basa su dati raccolti e comunicati anni fa e fino ad ora non utilizzati ma ovviamente se gli uffici hanno commesso errori – ha concluso Zingaretti – ripeto, è giusto scusarsi con chi e stato vittima del disguido”. Intanto la Regione comunica i primi risultati dell’operazione: “In queste prime due settimane già 30.000 cittadini hanno regolarizzato la propria posizione e sono stati recuperati 3,3 milioni euro”.

Presa di posizione forte è stata quella di Fabrizio Santori, Consigliere regionale e membro della Commissione Salute che si è reso autore di un esposto alla Procura della Repubblica con Assotutela e di un’interrogazione. Sono molti, dice Santori “i casi clamorosi che abbiamo accertato con Assotutela che si sono verificati a seguito degli avvisi bonari che, sembrerebbero essere stati inviati solo per fare cassa”, e per questo è stato predisposto un modulo per il ricorso. Tra le voci di spesa di ogni avviso, continua, sono addebitati all’utente anche 25 euro per l’apertura della pratica: “Sono state inviate circa 235mila lettere, quindi la Regione incasserà 5milioni di euro solo dalla gestione delle pratiche. In alcuni casi poi è stata operata una divisione del credito inviando ai cittadini più di un avviso bonario e all’interno di ognuno sono conteggiati i 25 euro. Sarebbe stato invece corretto recapitare una sola lettera. Questa forma di speculazione nei confronti del cittadino è gravissima”. Il Consigliere ha poi seguitato parlando di vari aspetti come “quello che interessa i minori, quello delle Asl che in alcuni casi non hanno defalcato situazioni particolari e quello altrettanto delicato dei consultori per i quali la Asl Roma D ha chiarito la sua posizione precisando che i servizi da essi erogati sono gratuiti. Sono moltissimi i cittadini che mi stanno contattando presentando alla mia attenzione i singoli casi. Pur condividendo le finalità e fermo restando che l’Amministrazione debba utilizzare ogni strumento consono per la lotta all’evasione, ritengo che non sia possibile avviare una procedura di questo tipo per prestazioni del 2009/2010 alla fine del 2015. I tempi sono stati gestiti malissimo. Un’Amministrazione seria avrebbe dovuto farlo prima e non così”, ha concluso Santori. Sulla questione è intervenuto anche Riccardo Agostini (Pd), Consigliere in Regione e membro della Commissione Salute: “L’idea che occorrano dei controlli seri in grado di stanare gli evasori è sacrosanta e va dato atto a questa Amministrazione di aver applicato finalmente un criterio giusto. Che poi ci siano state delle imperizie organizzative che hanno generato degli errori, questo è difficile da negare”, ha detto Agostini che ha seguitato: “Per correggerle è stata data la possibilità ai cittadini di segnalare gli errori e presentare i ricorsi anche attraverso i Caf, onde evitare lunghi e dispendiosi viaggi da tutti gli angoli della regione verso gli uffici regionali. La vicenda però mette in rilievo che c’è ancora molto da fare per rimettere in sintonia tecnici e burocrati con il cittadino, del quale le strutture dovrebbero essere al servizio e non d’intralcio”.

Anna Paola Tortora