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Rifiuti: il gassificatore di Malagrotta resta spento

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Malagrotta 135

Resta l’incognita su bonifica, nuovo sito e trasporto dei rifiuti fuori dalla regione

Tratto da Urlo n.135 maggio 2016

MALAGROTTA – Come ogni anno, ciclicamente, si torna a parlare del sistema rifiuti del Lazio e di Malagrotta. A rassicurare i cittadini della Valle Galeria ci pensa il Piano Rifiuti della Regione Lazio, che avrebbe finalmente escluso la necessità, paventata da più parti, di accendere la linea di gassificazione di Malagrotta. A riportare alta l’attenzione, è stata la notizia (5 febbraio scorso) dell’approvazione, nella Conferenza Stato-Regioni, del decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italia, che dà il via libera ad 8 gassificatori. Decisione presa senza che la Regione Lazio si presentasse all’incontro. In quell’occasione è stato il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a spiegare il piano, che partirebbe dal presupposto che “tutte le regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa, quindi al 65% di raccolta differenziata e che tutte colgano gli obiettivi di produzione dei rifiuti del 10%; fatto questo conteggio – concludeva – si individua ancora la necessità, del Paese in questo caso, di incenerimento, che equivale a 8 termovalorizzatori”.

Nel tentativo di correre ai ripari, dopo l’assenza del Lazio in Conferenza Stato-Regioni, l’Assessore all’Ambiente, Mauro Buschini, ha indicato le linee guida per i prossimi mesi, spiegando che avrebbe aggiornato il Piano Rifiuti con i dati riferiti ad ogni Provincia: “L’orientamento è una progressiva crescita della raccolta differenziata, dunque è prevedibile una diminuzione delle esigenze di impianti per la valorizzazione energetica”. E così è stato. Secondo i dati forniti da Buschini, nel Lazio si parla di circa 3 milioni di tonnellate l’anno. Gli impianti già esistenti sarebbero sufficienti a trattare il materiale, senza dover ricorrere all’accensione dell’inceneritore. La speranza è che il progressivo miglioramento della raccolta differenziata da qui al 2026 possa rendere totalmente obsoleta la tecnologia di incenerimento.

Tra i primi a prendere la parola, assieme ai cittadini della zona di Malagrotta, i due Minisindaci uscenti Cristina Maltese (Municipio XII) e Maurizio Veloccia (Municipio XI). “L’Assessore ha ritenuto sufficienti gli impianti presenti nel Lazio, e questo anche grazie al buon funzionamento del sistema di raccolta – afferma la Presidente Maltese – È stata vinta una lunga battaglia portata avanti dalle istituzioni, dai comitati e dai cittadini della Valle Galeria e di Massimina. Ma non abbasseremo la guardia, Malagrotta dovrà essere risanata. Chiediamo il piano di bonifica e il monitoraggio di acqua, suolo e aria”. Il parere negativo all’accensione dell’impianto è stato richiamato anche dal minisindaco Veloccia: “Ora abbiamo bisogno di bonificare e rigenerare quel territorio per garantire la salute dei cittadini. L’idea di un nuovo impianto era fuori luogo considerando i dati relativi alla raccolta differenziata che dimostravano la non necessità del gassificatore”.

Nonostante sembri certo che l’impianto resterà spento, non si chiude la vicenda della nuova discarica di servizio da individuare per far quadrare il sistema. Nel Piano regionale si parla della necessità di un nuovo sito, in vista dei tempi lunghi (circa 3 anni) per la costruzione dell’eco-distretto di AMA. Un problema che ricadrà sulle spalle del prossimo inquilino del Campidoglio. Al fianco di questa nuova partita, restano le richieste di AMA per un tavolo tecnico con il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio per, afferma il Presidente di AMA, Daniele Fortini, “dirimere la questione del trasferimento in area UE di rifiuti recuperabili – spiega – Roma con l’esportazione risparmierebbe 12 milioni di euro in 4 anni e circa un milione di tonnellate seppellite in discarica, cosa che non può che essere gradita all’UE”. Una possibilità non percorribile in caso di trasporti ordinari fuori dalla regione, ma che potrebbe essere studiata come “valvola di sfogo”, per smantellare e riconvertire in ecodistretti gli impianti di trattamento meccanico biologico.

Leonardo Mancini