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San Camillo: degrado e abbandono nel Dipartimento Materno Infantile

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La denuncia di FI: “La situazione che si presenta fuori e dentro lo stabile è deprimente”

SAN CAMILLO – Ancora denunce sullo stato in cui i reparti dei nostri ospedali. Questa volta ad alzare la voce è Adriano Palozzi, consigliere regionale di FI. Il tema della nuova denuncia è la situazione di degrado e abbandono in cui si trova il Dipartimento Materno Infantile del San Camillo: “Fili elettrici scoperti, mura imbrattate, parcheggi colabrodo, staccionate e segnaletica divelte, scale di emergenza inesistenti – racconta Palozzo – Mentre il presidente Zingaretti si sbrodola con annunci mirabolanti e sterili tagli del nastro, la situazione che si presenta fuori e dentro lo stabile che ospita il Dipartimento Materno infantile, Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Camillo di Roma, è deprimente. Una realtà ambientale e strutturale, incastrata tra precarietà e degrado, e che avrebbe bisogno di immediati interventi di messa in sicurezza”. 

IL TOUR DEL DEGRADO – “Il tour del degrado inizia nell’area esterna, all’ingresso dei reparti sanitari, dove le pareti e parte della pavimentazione vertono in un preoccupante stato di incuria – aggiunge il consigliere forzista – Anche all’interno dei locali le cose non vanno meglio, considerati i muri sporchi e rovinati, e la pericolosa presenza di cavi scoperti nell’atrio antistante il reparto di diagnostica prenatale. Discorso a parte merita il parcheggio alle spalle del Dipartimento Materno Infantile, dove automobili e motorini sono costretti a transitare tra pericolosi avvallamenti stradali, segnali divelti e staccionate in pessime condizioni”.

LA RICHIESTA – Il Consigliere regionale di FI torna a chiedere se qualche intervento sia stato già previsto: “Vorremmo, dunque, sapere dal Governatore del Lazio e dalla direzione generale dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini quali azioni intendano mettere in campo per risollevare le sorti strutturali della palazzina che ospita Ostetrica e Ginecologia, reparto che simboleggia l’inno alla vita ma che, a ben guardare, insiste in uno spazio, lasciato all’incuria”.

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