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Un altro mese difficile per i rifiuti di Roma

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Approvato il Piano Rifiuti mentre continuano le proteste dei comitati No Discarica


LAZIO – L’ultimo mese è stato fondamentale per chiarire come si evolverà la situazione rifiuti della Capitale. Con una ordinanza definitiva di Palazzo Spada (Consiglio di Stato) si è conclusa la vicenda del ricorso della Colari, sull’inesistenza di uno stato di emergenza per la situazione rifiuti di Roma tale da commissionare il procedimento di chiusura della discarica di Malagrotta. Il 17 gennaio scorso i giudici hanno respinto il ricorso di Manlio Cerroni definendo lo stato di emergenza ambientale “fondato su una situazione oggettiva”, come si evince nell’ordinanza numero 142. Questo è il secondo ricorso del Consorzio Laziale Rifiuti respinto in pochi mesi. Già nel novembre scorso il Tar del Lazio aveva respinto la richiesta di sospensione, presentata da Colari e Federlazio, sull’indicazione degli impianti di stoccaggio alternativi di Riano e Corcolle.
Ma sono molte le novità sul fronte rifiuti, e tra esse la più discussa è stata certamente l’approvazione il 18 gennaio scorso del Piano Rifiuti. Il Consiglio Regionale si è espresso approvando il testo con 40 voti favorevoli e 23 contrari. Il Consiglio in una nota spiega gli obiettivi del piano: “Uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll Piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% entro 5 anni e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento”. Questa deliberazione inoltre sarà, finalmente, trasmessa alla Commissione Europea, per la valutazione dell’ottemperanza della sentenza del 2007 con cui la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia.
Vediamo però nel dettaglio cosa è stato previsto nel piano. La soglia minima del 65% dei rifiuti in raccolta differenziata è un’applicazione delle norme vigenti in materia di rifiuti (D.Lgs 205/2010). Le stesse eccezioni a questa soglia di differenziata sono inserite nelle norme nazionali, infatti i Comuni in difficoltà possono derogare tali limiti attraverso un accordo tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il tanto dibattuto scenario di controllo, presente nel piano già dalle prime discussioni, è una valutazione del fabbisogno impiantistico per la capitale se non si dovessero rispettare le politiche di riduzione dei rifiuti e quindi di differenziazione. il “Piano B”, così è stato definito dall’opposizione, autorizzerebbe quindi una maggiorazione della capacità impiantistica anche qualora non si raggiungessero gli obiettivi presentati dal piano o la capacità degli impianti esistenti non risultasse idonea alle necessità della nostra città. C’è da sottolineare che ad oggi gli impianti di trattamento romani non hanno mai funzionato a pieno regime, aumentando di molto le quantità di ‘tal quale’ riversato in discarica. Su questo punto sono state ampie le critiche dell’opposizione: “Lo scenario di controllo è quello che perseguirà questa Giunta” ha dichiarato in aula Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella. Vengono fissati dal piano 5 Ambiti territoriali ottimali (Ato) da considerare autosufficienti nella gestione dei rifiuti perlomeno fin quando non si risconteranno inefficienze o carenze. In questo caso seguendo il principio della prossimità si potrà usufruire degli impianti di un altro Ato. Per quanto riguarda l’indicazione dei siti dove situare gli impianti di smaltimento e recupero, il piano non inserisce nuove norme, ma rimanda alla normativa vigente e agli strumenti di pianificazione territoriale delle Province. Il piano se non si preoccupa di indicare caratteristiche o peculiarità dei siti, si prodiga nello stimare i tempi di realizzazione dei nuovi impianti: 3 anni per i TMB (Trattamento meccanico Biologico) e per gli impianti di compostaggio mentre, per gli stabilimenti di trattamento termico sono stati valutati tempi di realizzazione di 5 anni.
Per l’Assessore Pietro Di Paolo: “Arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”. Dall’opposizione invece la valutazione del piano è critica: Filiberto Zaratti (Sel) lo ha definito “una grande occasione perduta” . Forti critiche sono arrivate anche dal comitato promotore della legge di iniziativa popolare sulla raccolta differenziata porta a porta. I rappresentanti della Rete Zero Waste Lazio hanno infatti denunciato la volontà da parte della maggioranza di “mettere il bavaglio” alla loro proposta. Il portavoce della rete Massimo Piras ha raccontato di un ordine del giorno che ha impedito la discussione sulla legge di iniziativa popolare “limitandosi solo alla discussione generale ma imponendo di non discutere e votare articolo per articolo come vuole la prassi”. Questo avrebbe permesso alla maggioranza di chiudere in anticipo la discussione e non prendere in considerazione la proposta di legge.
Anche sul fronte Malagrotta non sono mancate le tensioni, soprattutto per quanto riguarda i siti alternativi alla discarica. Gli abitanti di Riano sono scesi in piazza nei giorni scorsi per manifestare contro la costruzione di una “Malagrotta bis”. Al loro fianco anche molti esponenti dell’opposizione come, Nando Bonessio, Presidente Verdi del Lazio, ed Esterino Montino, Capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, che ha affermato: “Abbiamo sempre tenuto un profilo di responsabilità, ma di fronte all’ottusità della maggioranza di insistere su scelte sbagliate siamo pronti all’opposizione dura”. Anche Stefano Pedica (IdV) ha espresso la sua vicinanza ai cittadini di Riano: “Ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica sulla scelta scellerata di Riano. Se la prossima settimana Pecoraro verrà ad occupare le cave per i primi rilievi troverà centinaia di bandiere dell’Italia sulla strada e la mia tenda, la tenda della legalità”.
Proprio il commissario Pecoraro nei giorni scorsi è tornato, con maggiore cautela, a parlare dell’idoneità dei siti indicati per andare a sostituire la discarica della Capitale: “Prima di qualsiasi espropriazione e gara dobbiamo appurare l’idoneità dei siti e se non sono idonei dovremo cambiare destinazione”. E mentre slittano al 7 marzo le decisioni del Tar sui ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste, i cittadini di Riano dal 30 gennaio hanno allestito una tendopoli presso le cave che dovrebbero ospitare la discarica. La volontà dei cittadini è quella di vigilare sui rilevamenti: “Noi vogliamo che i tecnici facciano il loro lavoro e le loro indagini, ma al contempo vogliamo vigilare sul loro operato come salvaguardia del nostro territorio” dichiara il Presidente del comitato No Discarica di Riano. Intanto il Sindaco Marinella Ricceri è fiduciosa sui risultati che i tecnici presenteranno: “Noi abbiamo già invitato i cittadini a non opporsi al loro ingresso nelle cave. Le criticità di Quadro Alto sono tante e vogliamo che siano prese in esame prima di qualsiasi decisione definitiva. Siamo fiduciosi che i rilievi ne attesteranno l’inidoneità”.
Le decisioni definitive riguardo i siti e gli eventuali lavori di adeguamento non sono ancora state prese. Nei prossimi mesi con i risultati dei test idrogeologici, l’applicazione del piano rifiuti e le decisioni sui ricorsi al Tar, vedremo delinearsi il futuro del sistema rifiuti per la nostra città. La speranza è che le ragioni dei cittadini siano tenute in considerazione e che i residenti di Riano partecipino al processo, senza essere spezzati da un progetto calato, con forza, dall’alto.

 

Leonardo Mancini