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Caritas-Migrantes: “Non sono numeri”

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Ammontano a 5 milioni le persone straniere regolarmente registrate in Italia. Una risorsa fondamentale per l’economia del nostro Paese.  

 


I dati del 22° Rapporto Caritas e Migrantes, Dossier Statistico Immigrazione 2012 “Non sono numeri”, ha confermato il crescente afflusso migratorio proveniente dai paesi dell’Est Europa e dal continente africano, seguiti da Asia e Sud America.  

Diverse sono le motivazioni che hanno spinto quasi 5 milioni di persone, nel solo 2011, a trasferirsi nel nostro Paese. Per alcuni c’è la speranza di trovare condizioni di lavoro migliori ed aspirare a quel benessere economico, spesso decantato in maniera ingannevole dai mass media locali, che fanno apparire le vecchie economie occidentali come luoghi in cui tutto è facile da realizzare. 

Inoltre si è costretti a lasciare tutto alle spalle per via degli scontri armati che affliggono il proprio paese. Basti pensare ai 28mila libici che nel 2011 sono approdati con precari barconi sull’Isola di Lampedusa. 

Spesso accusati di “rubare” lavoro, dal quadro generale emerso dai dati Caritas, confermati anche dal Rapporto 2012 sul mercato del lavoro degli immigrati del Ministero del Lavoro, la loro presenza svolge “un’utile funzione di supporto all’intero sistema economico-produttivo nazionale”. Nonostante la crisi abbia colpito duramente il mercato occupazionale, in alcuni settori l’offerta di lavoro è addirittura aumentata. Si parla di posti spesso trascurati dagli stessi italiani, come i collaboratori domestici, più noti con il termine colf, e gli addetti alle pulizie. Anche il settore agricolo ed edilizio vedono la prevalenza di lavoratori stranieri. La flessibilità e la maggior disponibilità a lavorare in “scomode” condizioni rendono gli stranieri più adatti a svolgere tali lavori, anche se il rischio di cadere in vere e proprie forme di sfruttamento è più alto di quanto si possa immaginare. 

L’instabilità economica e politica del nostro Paese e la scarsa integrazione sociale, stanno contribuendo all’aumento delle rimesse. Le rimesse, denaro che gli immigrati inviano ogni anno alle proprie famiglie nei paesi d’origine, sono arrivate a 7,4 miliardi di euro nel 2011. Se da una parte questa ingente somma di denaro contribuisce alla crescita economica dei paesi in via di sviluppo, allo stesso tempo penalizza i paesi ospitanti, non più percepiti dagli immigrati come luoghi adatti dove poter “mettere radici”.  

Luciana Umbro