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World Malaria Report 2010: dalla lotta al contrattacco

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World Malaria Report 2010: progressi in vista del 2015.

Nel 1955 sotto la supervisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prese il via il Malaria Eradication Program (MEP), con lo scopo di debellare la malattia in pochi anni grazie al DDT e alle altre grandi innovazioni tecnologiche sviluppate durante il secondo conflitto mondiale. Nei luoghi dove la malaria era considerata endemica si sarebbero spruzzate all’interno delle abitazioni, grandi dosi di insetticida per uccidere il vettore del contagio: la zanzara anopheles. Questa pratica ripetuta ciclicamente avrebbe dovuto portare alla drastica riduzione dei casi e sul lungo periodo al debellamento della malattia.
Il 14 dicembre è stato pubblicato a Ginevra dall’OMS il World Malaria Report 2010. Dagli anni cinquanta ad oggi infatti la lotta contro la malaria continua ad essere uno dei temi e dei problemi più rilevanti nella cooperazione internazionale allo sviluppo. La malaria ha attraversato tutte le crisi che hanno flagellato il Sud del mondo nella seconda metà del novecento è divenuta, in alcuni casi, uno degli elementi che rende impossibile lo sviluppo economico e sociale in alcune aree in via di sviluppo. La comunità internazionale e le Agenzie Specializzate del’ONU hanno spesso riposto molta attenzione nei confronti delle dinamiche sociali ed economiche che questa malattia ha creato. Sino ad includere il suo debellamento nel sesto Obiettivo del Millennio delle Nazioni Unite, che pone la malaria al fianco dell’HIV, recita infatti “Combact HIV/AIDS, Malaria and other diseases”.
Il World Malaria Report intende principalmente dimostrare come la spinta data nel 2008 dal Segretario Generale dell’ONU allo sviluppo delle possibilità di accesso alle profilassi antimalariche stia generando i risultati sperati. L’impianto statistico del rapporto analizza come i programmi messi in atto fra il 2008 ed gli ultimi mesi del 2010, abbiano permesso la distribuzione nelle regioni dell’africa sub-sahariana di abbastanza zanzariere trattate con insetticida, per proteggere circa 578 milioni di individui a rischio di contagio. Secondo i dati del rapporto, è stata anche assicurata la protezione di ulteriori 78 milioni di persone, circa il 10% della popolazione a rischio, attraverso le classiche procedure di distribuzione dell’insetticida nelle abitazioni. È stato rilevato che ben 11 delle nazioni africane in cui la malaria è endemica, nell’ultima decade hanno ottenuto una diminuzione del 50% dei casi di contagio.
Grazie a questi dati il Direttore Generale dell’OMS la dottoressa Margaret Chan ha potuto definire positivi gli sforzi della comunità internazionale, spiegando che nonostante i pochi risultati del decennio scorso le strategie messe in atto funzionano, e che si è finalmente passati al “contrattacco” nei confronti della malattia. Già in altri discorsi la Dottoressa Chan ha ricordato come l’radicazione della malaria sia strettamente legata alle dinamiche della povertà e a tutti gli altri obiettivi Health-Related (collateralmente legati alla salute pubblica) che l’OMS si è posta in collaborazione con le Nazioni Unite e i suoi partner in questa prima decade del nuovo millennio.
Nonostante gli ottimi risultati il rapporto ricorda anche la fragilità del sistema di controllo e mantenimento degli obiettivi raggiunti. Infatti almeno negli stati del Rwanda, São Tomé e Príncipe e Zambia, nonostante i programmi di intervento, si è assistito a molti nuovi contagi. Questi casi illustrano la fragilità dei programmi di mantenimento, che spesso senza un adeguato sviluppo dell’assistenza sanitaria di base e di una copertura continuativa, non riescono a contrastare una nuova insorgenza della malattia anche dove il contagio sia stato radicalmente ridotto.
Nonostante questo i risultati raggiunti in questo ambito non sono certo da sottovalutare e le parole della Dottoressa Chan fanno ben sperare. Pongono l’attenzione sul collegamento fra povertà e crisi sanitarie, rendendo ancora più chiaro come solo lo sviluppo economico, sociale e politico possa essere la base su cui consolidare delle condizioni di vita favorevoli. Una nuova convergenza dell’attenzione internazionale su questo tema potrebbe quindi, se non rendere possibile la realizzazione del sesto obiettivo del millennio per il 2015, perlomeno limitare i danni del suo non raggiungimento.

Leonardo Mancini