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Territorio e convivenza

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La psicologia come professione al servizio della convivenza

Parte oggi, su Urloweb.com, la nuova rubrica di psicologia; vorremmo provare a presen-tarla ai lettori iniziando dal titolo: “La psicologia nel territorio”. La scelta di mettere in relazione queste due parole – psicologia e territorio – nasce dal desiderio di sottolineare, sin da subito, la vocazione psicosociale della psicologia clinica che abbiamo in mente. Il suo porsi come scienza che si occupa della convivenza e che si propone di promuoverla. Una definizione di psicologia che pone quindi l’accento sulla relazione con il Fuori dei contesti, piuttosto che sui problemi interni di un individuo, considerato isolatamente. Ci teniamo a sottolineare come questo tipo di premessa non significhi certo non occuparsi dell’individuo, dei suoi sintomi e dei suoi problemi, ma proporsi di andarli a ridefinire, situandoli all’interno delle relazioni con i propri contesti di vita. Al tempo stesso, mettere al centro il tema del convivere, determina un allargamento del raggio di intervento della psicologia, riconoscendo alla funzione psicologico-clinica strumenti e competenze per leg-gere anche aspetti e problemi propri della realtà attuale.

Ma cosa intendiamo per convivenza e, di conseguenza, quali questioni e problemati-che possono essere ricondotte entro tale area?

Riteniamo sia utile considerare la parola “convivenza” nella sua accezione più ampia e volutamente vaga: ogni volta che siamo alle prese con l’estraneità dunque in rapporto con qualcuno o qualcosa che è altro da noi ci troviamo dentro l’ambito del convivere. Pensiamo al genitore preoccupato per il cambiamento repentino del figlio adolescente; alla donna che, dopo anni vissuti entro una relazione a suo dire idilliaca, racconta smarrita ed amareggiata di non riconoscere più il proprio compagno; ad un viaggio in un paese straniero e allo scarto tra le proprie aspettative e la realtà che ci si presenta; al tema dell’immigrazione e alle fantasie e timori che evoca nell’opinione pubblica; alla complessità, ricca di potenzialità ma anche di insidie, dei processi di integrazione, e l’elenco potrebbe continuare. Questioni apparentemente lontanissime le une dalle altre, eppure accomunate dal fatto di poter essere definite, tutte, problemi di convivenza. Questioni che pongono i singoli ed i gruppi di fronte alla necessità di un contatto ed un confronto con elementi di estraneità, più o meno destabilizzanti, talvolta di difficile gestione, perché per definizione portatori di una perturbazione all’interno di equilibri preesistenti.

Come avremo modo di vedere nei prossimi appuntamenti, leggere le diverse situazioni dalle premesse che abbiamo iniziato a delineare, permette al modello di psicologia clinica nel quale ci riconosciamo (certamente non l’unico esistente!) di marcare una differenza netta con il modello medico. Una differenza forse non ancora molto chiara ai non addetti ai lavori, visto l’alone di ambiguità, indefinitezza, se non addirittura disconoscimento che circonda la rappresentazione dello psicologo e dello psicoterapeuta.

Ci piacerebbe che lo spazio di questa rubrica possa divenire, nel tempo, un luogo di scambio e confronto, a partire dalla costruzione di un dialogo con i lettori. Per quanto ci riguarda, siamo intenzionati a fornire elementi che aiutino, chi interessato, ad iniziare a farsi un’idea della nostra disciplina e del nostro modello d’intervento; vorremmo anche, però, poter lavorare su temi ed interrogativi proposti da voi lettori.

A questo proposito, potete contattarci all’indirizzo e-mail psicologia.garbatella@hotmail.it al quale potete scrivere per formularci le vostre domande. Torniamo, così, al punto di partenza: il titolo della rubrica, lasciandoci con l’immagine di una psicologia che si apre al territorio, facendosi cono-scere e chiedendo al territorio di far emergere le proprie domande…

Silvia Lombardi, psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia della salute
Massimiliano Stinca, psicologo, psicoterapeuta, specialista in psicoterapia dei gruppi