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Che vergogna!

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vergogna

Quando la timidezza ti blocca

Buonasera dott.ssa,

sono Eleonora, ho 22 anni, le scrivo perché sono timida. So che può sembrare strano ma io non sono solo timida, la mia è una forma di timidezza fortissima che non mi permette di fare anche le cose più semplici, mi vergogno di tutto e tutti. Qualunque cosa per me è difficile, andare al bar a prendere un caffè, parlare con i miei coetanei con i professori all’università, addirittura mi vergogno di parlare con il benzinaio quando mi fermo al distributore per fare rifornimento… capisce di che cosa parlo? Quando qualcuno mi rivolge la parola, inizio a sentirmi in difficoltà e poi sento un forte calore e inizio a diventare rossissima in viso cosa che naturalmente mi fa vergognare ancora di più. Non ne ho mai parlato con nessuno, non so più cosa fare ma non riesco più a sentirmi in questo modo, mi aiuti a capire.

Grazie,
Eleonora.

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Cara Eleonora,

grazie per aver scritto. Per rispondere alla sua domanda credo di aver capito di cosa parla.

Sembra che la timidezza che racconta non ci parli solo di un tratto caratteriale ma di qualcosa che sembra essersi trasformato in una trappola esistenziale. Cominciamo con il capire qualcosa di più di questa emozione, la vergogna. La vergogna fa parte di quelle emozioni che sono definite secondarie, originate cioè dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

La vergogna è un’emozione complessa e multiforme, che provoca dolore, legata alla percezione di sé.

Definita l’emozione dell’autoconsapevolezza, la vergogna si presenta come un senso sgradevole di nudità, di trasparenza. Quando si prova vergogna si ha la percezione di essere stati scoperti e di conseguenza si vorrebbe diventare invisibili, sparendo per sempre dagli sguardi altrui.

Perché ci vergogniamo? Ci vergogniamo per qualcosa che si è commesso o per quello che si è, per quello che si ha o non si ha, per i propri pensieri, le proprie emozioni, il proprio corpo, ecc. La vergogna è un ‘emozione che riguarda il passato il presente ed il futuro.

In situazioni di vergogna il primo comportamento attuabile è distogliere lo sguardo dall’altro, poi si ripiega la postura, si volta il viso, che in genere potrebbe arrossire, ci si nasconde poiché la tendenza è di voler diventare invisibile. Tutti questi atteggiamenti confermano di non essere riusciti a raggiungere determinati standard di prestazione, o anche norme e valori, ritenuti indispensabili per avere una buona considerazione di se stessi.

Questo tipo di emozione è spesso riscontrabile in alcuni disturbi d’ansia, in particolar modo quello chiamato fobia sociale.

La fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso tra la popolazione.

La caratteristica principale della fobia sociale è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante e umiliante.

Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati.
Solitamente le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale (o ansia sociale) sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come ad esempio esporre una relazione o anche solo firmare, telefonare o mangiare; a volte può creare ansia sociale semplicemente entrare in una sala dove ci sono persone già sedute, oppure parlare con un proprio amico.

Le persone che soffrono di fobia sociale temono di apparire ansiose e di mostrarne i “segni”, cioè temono di diventare rosse in volto, di tremare, di balbettare, di sudare, di avere batticuore, oppure di rimanere in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri, senza avere la battuta “pronta”.

Mi sembra cara Eleonora di poter rintracciare nel suo racconto molti dei “sintomi” presenti in questo quadro clinico, che purtroppo se non curato tende a trasformarsi in una condizione cronica. Questo tipo di condizione determina grande isolamento sociale e una sempre più bassa considerazione di se, tanto da poter esitare non di rado anche in un disturbo depressivo.

Il mio consiglio è di poter contattare il prima possibile un professionista che possa aiutarla a venire fuori da questa grande difficoltà che vive in questo momento, è una giovane donna ed ha tutto il diritto e dovere di riuscire a godere della sua vita.

Un saluto,

Dott.ssa Marzia Toscano
Psicologa-Psicoterapeuta

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