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Come spiegare il disagio mentale ai bambini?

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disagio mentale

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Cara dottoressa,

Qualche giorno fa mi sono trovata in una situazione davvero imbarazzante, di quelle che solo i bambini riescono a creare. Un’amica, che non vedevo da tempo, mi è venuta a trovare con il figlio di 7 anni. Questo bambino ha un disturbo dello spettro autistico. Ci vuole un po’, però, a rendersi conto che c’è qualcosa che non va. Infatti anche la mia amica ha girato parecchio per specialisti prima di avere questa diagnosi. Mia figlia di 6 anni a fine pomeriggio, proprio mentre ci salutavamo sulla porta di casa, ha chiesto alla mia amica: “Ma lui ha una malattia, vero?”.
Avrei voluto morire! Che parole posso usare per spiegare a mia figlia questo tipo di malattie?

Giovanna

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Cara Giovanna,

Che dire? Tanto di cappello alla bambina: attenta ed acuta è arrivata ad una limpida conclusione, stracciando sul tempo i citati specialisti.

Certo nel caso dell’autismo si parla di sindrome, non di malattia, ma questa è una sottigliezza da addetto ai lavori. La malattia ha un’origine certa e verificabile, la sindrome è caratterizzata da una costellazione di segni e di sintomi, che si verificano insieme, ma che non è possibile ricondurre in maniera diretta e lineare ad una causa isolabile.

Il fatto che, per il disagio mentale, non ci sia un’origine chiara è una delle cose difficili da spiegare ai bambini. Tra le cause di malattia con cui loro hanno familiarità ci sono i virus, i batteri, il troppo freddo o il troppo caldo. Quando ad ammalarsi è la testa? Di chi è la colpa? La risposta deve essere semplice e far riferimento il più possibile ad immagini concrete.

Possiamo iniziare, ad esempio, spiegando che è il cervello che controlla le funzioni del nostro corpo, il movimento, i pensieri e le emozioni. Il cervello è custodito dentro la testa e funziona come un comuter. Proprio come un computer è molto sofisticato, il suo modo di funzionare è così complesso che ancora oggi gli scienziati lo conoscono poco. Il cervello è misterioso. Il disagio mentale nasce quando nel nostro cervello si crea uno stato di disordine.

Seppur a prezzo di un grande imbarazzo, è stato un bene che tua figlia abbia espresso apertamente la sua domanda. Per i bambini confrontarsi con “l’anomalia” della malattia o dell’handicap può dare origine a preoccupazione e disorientamento. Incoraggiala a farti tutte le domande che vuole E’ bene specificare, ad esempio, che è un tipo di malattia che non si “attacca”. Con bambini più grandi si possono aggiungere più particolari, come ad esempio che a scatenare il disordine mentale è una concomitanza di fattori: condizioni organiche di fragilità o predisposizine insieme a condizioni ambientali ed esperienze di vita.

Domande come quelle di tua figlia sono, inoltre, un’ottima occasione per parlare con i bambini della diversità. Non esistono al mondo due persone uguali, non ce ne sono due uguali neanche tra quelli che non hanno malattie.

Per tutti, sani o malati, è molto doloroso sentirsi esclusi perché considerati troppo diversi. Inoltre tutti, ma proprio tutti, posseggono punti di forza accanto a quelli di debolezza.

Se, come i bambini, rimaniamo sufficientemente curiosi di conoscerci a vicenda, quell’incontro diventerà una fantastica occasione per scoprire non solo insospettati punti di forza degli altri ma anche di noi stessi.

Mi fa piacere, prima di salutarti, darti qualche titolo di albi illustrati che trattano proprio questi argomenti e che con le loro storie possono sollecitare la riflessione ed il confronto con i bambini:

E’ non è di Marco Carrara
Virginia Wolf. La bambina con il lupo dentro di Kyo MacLear e Isabelle Arsenault
Ciao come stai? di Silvia Azzali, Roberta De Togni e Fausto Gilberti.

Francesca Pezzali
Psicologa-psicoterapeuta

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