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Cyberbullismo: come affrontarlo?

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Un problema non solo dei nativi digitali

Cara dottoressa, 

sono Ilaria, la mamma di un ragazzino di 13 anni, che frequenta la terza media. Ho pensato di scriverle perché sono preoccupata per mio figlio. Da qualche tempo lo vedo cupo e triste, si è isolato, non si vede più con gli amici e ultimamente quando va a scuola è preoccupato, anzi, in questi ultimi giorni ha trovato mille scuse per non andare. L’altro giorno l’ho trovato a piangere in camera sua. Ho cercato di capire cosa fosse successo ma non me ne ha voluto parlare, mi ha solo detto che qualcuno con cui ha litigato continua a prenderlo in giro su un social network, io con lui ho cercato di sminuire la cosa dicendogli di lasciar correre ma mi rendo conto che ne sta soffrendo.
Cosa posso fare per aiutarlo senza metterlo ulteriormente in difficoltà?

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Cara Ilaria,

la ringrazio per aver deciso di scrivere, anche perché mi ha consentito di parlare di un argomento che attualmente si manifesta con una certa frequenza soprattutto tra i giovani. Il rapporto di ragazzi e bambini con gli strumenti digitali è una delle nuove sfide che la famiglia oggi si trova a dover affrontare, e purtroppo suo figlio sembra essere vittima di una nuova forma di bullismo che sta dilagando nello spazio virtuale dei media usati per diffondere messaggi, immagini o filmati con l’intento di denigrare l’altro.
Tale fenomeno, definito cyberbullismo, è molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata nei confronti di un numero potenzialmente grande di spettatori, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Per un genitore spesso non è facile venirne a conoscenza perché non sempre ha accesso alla comunicazione in rete del proprio figlio.
Anche questa forma di bullismo, è un fenomeno che esprime sempre un disagio personale, familiare, sociale. Il bullo ha un maggior potere sociale rispetto alla vittima e spesso è sostenuto da un gruppo, la vittima è scelta tra quei bambini o ragazzini più fragili e isolati. Le conseguenze psicologiche per chi subisce tali soprusi possono essere un intenso livello di sofferenza con effetti anche gravi sull’autostima, sulle capacità socio affettive, sul senso di autoefficacia, sull’identità personale. Possono riscontrarsi anche difficoltà scolastiche, ansia, depressione e, nei casi più estremi, idee suicidarie.
Quindi cara Ilaria, per far sì che suo figlio non soffra in silenzio ma le racconti cosa gli sta accadendo è importante che mantenga la calma e gli trasmetta sicurezza. Solo ascoltandolo pazientemente senza rimproverarlo o colpevolizzarlo consentirà a suo figlio di avere fiducia nel fatto che lei saprà fronteggiare la situazione senza metterlo ulteriormente in difficoltà e consentirgli di aprirsi con tranquillità.
Cerchi di ottenere una visione d’insieme: che cos’è successo? chi è coinvolto? quale ruolo è stato assunto da suo figlio?
Se l’attività offensiva continua blocchi l’autore delle aggressioni segnalandolo al social network, inoltre salvi tutto il materiale che può fungere da prova e poi cancelli tutti i contenuti in rete.
Sarebbe importante ragionare in termini di prevenzione: una buona informazione e comunicazione effettuate in famiglia e a scuola, possono rivelarsi molto utili, infatti spesso sono proprio la disinformazione, la politica del silenzio e la convinzione erronea di non poter denunciare i fatti, a far sì che gli aggressori agiscano spinti dalla possibilità di non uscire allo scoperto e le vittime subiscano provando vergogna e sentendosi sbagliate.
Quindi condivida l’accaduto con gli insegnanti, la direzione scolastica, il servizio psicologico e collabori con gli altri genitori che possono essere coinvolti. La scuola spesso prevede delle procedure standardizzate per affrontare tali casi, ed eventualmente valutare la possibilità di sporgere denuncia alla polizia.
Spero che queste indicazioni le possano essere utili per affrontare la situazione con maggior sicurezza.

D.ssa Laura Cenni
Psicologa, Psicoterapeuta

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