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È vero che i figli dividono la coppia?

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felicità e diventare genitori

Risponde la Rubrica PsicologicaMente

Cara dottoressa,

Ho trentatrè anni e, dopo cinque anni di storia e due di convivenza con il mio compagno, sempre più spesso fantastichiamo sull’idea di un figlio. Ci ha quasi sorpreso all’inizio scoprire di immaginarci improvvisamente genitori. Quando ci siamo conosciuti nessuno dei due aveva questa smania di mettere su famiglia o la considerava una priorità nella vita.
Il mio problema è che mi sta venendo la paura che con l’arrivo di un figlio metterò in pericolo il rapporto con Fabrizio. Vedo tante coppie di amici diventati genitori che ora sono sempre stressati e nervosi, scattano l’uno contro l’altra per ogni questione, sbuffano, alzano gli occhi al cielo. Sembra che siano diventati tra loro i peggiori nemici. Sono cambiati.

Anna

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Cara Anna,

mi hai fatto ricordare di un testo uscito negli Stati Uniti circa dieci anni fa, scritto dalla sociologa Robin Simon, e che aveva suscitato un vasto dibattito. Il libro infatti, racogliendo dati di ricerche su vasti campioni di famiglie, arriva alla conclusione che le coppie con figli sono più stressate, preoccupate, affaticate e soprattutto più infelici delle coppie senza figli. Dimostra, inoltre, che continuano ad esserlo anche quando i figli diventano adulti ed escono di casa, e che questa sensazione di insoddisfazione è aumenta costantemente negli ultimi cinquant’anni.
All’epoca della ricerca stavo diventando genitore anche io e la lettura di queste considerazioni mi aveva particolarmente colpito.
Nella storia non esiste una società che non si sia fondata sulla famiglia. La famiglia è tuttora il collante, il perno della trasmissione della cultura, delle regole e dei valori. Chiedersi quanto incide un figlio sul bilancio di felicità della coppia mette in discussione tutto questo? Forse si, ma può essere anche stimolo per una crescita personale e culturale e per scelte più consapevoli.
Se in passato la famiglia era considerata l’unico luogo di realizzazione di sé, soprattutto per le donne, ora non è più così. Oggi si sceglie se diventare famiglia. Quando lo si fa ci si aspetta un’adeguata ricompensa in termini di soddisfazione personale. La realizzazione che la società attuale ci promette è profondamente individualistica e narcisistica e questa prospettiva condiziona anche il nostro ideale di felicità: autoreferenziale, celebrativa e votata alla spettacolarizzazione dell’immagine.
Felicità, in realtà è una parola grossa, complicata da definire. I figli centrano fino ad un certo punto con la nostra felicità e con il successo della nostra coppia. Non possono esserne gli unici artefici.
Se pensando ad una coppia in attesa vedi due persone belle, giovani, curate nell’aspetto che si scambiano lunghi sguardi di intesa accarezzando una belllissimo e contenuto pancino nella luce del tramonto… bhè questa è una pubblicità patinata è retorica, ideologia, non rappresenta la complessità della realtà.
Avere dei figli ci espone a questa complessità così come innamorarci. Vuol dire legare la nostra vita strettamente a quella di qualcun “ALTRO”. Qualcuno diverso da noi, a volte anche distante, faticoso ed incomprensibile. Amare qualcuno non ci impedisce di ammettere che in certi momenti può essere molto faticoso stare insieme e crescere insieme. Secondo molti vale, comunque, la pena. Secondo te?

Francesca Pezzali
Psicologa-Psicoterapeuta

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