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Il tunnel della paranoia

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Buonasera dott.ssa,

le scrivo perché sono molto preoccupata per mio marito e di conseguenza anche un po’ per me. Da un po’ di mesi a questa parte è molto cambiato, mi chiede in continuazione dove vado e cosa faccio, convinto del fatto che io lo stia ingannando. È diventato sospettoso di tutto e di tutti fino ad arrivare a pensare addirittura che i suoi soci di lavoro stiano cercando di escluderlo da alcuni nuovi progetti.

Sono spaventata, a volte diventa molto aggressivo ed io non so come prenderlo per cercare di calmarlo.

Ho cercato di parlargli e di comunicargli quello che vedevo, ma lui ha negato che sia lui il problema rispondendomi che quello che accade è a causa del fatto che non ci si può fidare di nessuno.

Che cosa gli sta succedendo? Cosa devo fare?
Chiara.

*****

Cara Chiara,
capisco la sua preoccupazione e la condivido. Non vorrei spaventarla ulteriormente ma solo cercare di spiegarle quello che sembra stia accadendo a suo marito per poterla aiutare a trovare una possibile soluzione per entrambi.

Sembra che suo marito abbia sviluppato quello che nel gergo comune si chiama paranoia. Nel linguaggio quotidiano il termine paranoia è spesso usato per definire condizioni non prettamente patologiche in cui una persona si ritiene vittima di persecuzioni o, ancora, per connotare persone più semplicemente caratterizzate da ansia e apprensione, intendendo quindi “paranoia” come una forma rafforzata di paura o angoscia.

In termini più prettamente psichiatrici, la paranoia, o disturbo delirante, indica invece una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dalla convinzione delirante della persona di essere perseguitato. Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio o l’insicurezza.

Esempi piuttosto comuni sono la convinzione di essere pedinati e spiati, di essere avvelenati, di avere una qualche malattia prodotta da azioni nocive di persecutori, di essere circondati da persone inaffidabili o cattive, di essere vittima di parassiti, di subire o aver subito lavaggi del cervello, di voler essere allontanati dalla società verso posti lontani dove terzi potranno approfittare della propria mente. Ciò che per una persona normale può essere visto come un evento casuale, per una persona che soffre di questo disturbo può essere considerato intenzionale. Perciò in caso di paranoia a tema persecutorio, il soggetto attacca la persona di cui si sente vittima in modo del tutto ingiusto e irragionevole; qualunque risposta possa dare chi è aggredito viene interpretata come un tentativo di inganno.

Come ha avuto modo di verificare personalmente, Chiara, le persone affette da questo disturbo non sono consapevoli di quello che sta accadendo loro e anzi rimangono sempre più convinti che il loro comportamento sia necessario al fine di proteggersi dalle minacce reali che li circondano. Accade spesso che in questi casi infatti siano i famigliari preoccupati e spaventati a chiedere aiuto per i loro congiunti.

Proprio alla luce di questo credo Chiara che sia opportuno che lei si muova proprio in questa direzione, comunicando a suo marito che lei si sente preoccupata e che vorrebbe avere un parere di un esperto. In questo caso Chiara, dovrebbe contattare uno specialista psichiatra che possa aiutarvi a capire cosa accade e come intervenire.

Le faccio il mio in bocca al lupo, sarò lieta di avere sue notizie se vorrà darmene.

Dott.ssa Marzia Toscano
Psicologa-Psicoterapeuta

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