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In terapia di coppia la coppia scoppia?

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Se si va in terapia di coppia, poi ci si lascia?

Buongiorno,

mio marito ed io abbiamo deciso di intraprendere una psicoterapia di coppia, abbiamo preso appuntamento ma ora sono assalita da un dubbio: è vero che spesso, quando si va in terapia di coppia, poi ci si lascia? Che lo psicologo consiglia di lasciarsi? Perché noi abbiamo un forte legame, ci vogliamo bene ma da qualche tempo non riusciamo a capirci, litighiamo come non avevamo mai fatto e vorremmo capire cosa fare per essere più sereni. Corriamo questo rischio?
Grazie, Roberta.

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Buongiorno Roberta,

la sua domanda nasce da un timore piuttosto comune, mi fa piacere quindi che lei mi fornisca l’opportunità di parlarne.
Quando si fa una richiesta di terapia di coppia, se si è motivati dall’intenzione di farsi aiutare per avere una relazione migliore, per superare conflitti che vanno avanti da tempo e dai quali sembra di non riuscire ad uscirne, il timore di potersi sentire dire che “non c’è nulla da fare” o che le cose non possono funzionare e quindi è meglio lasciarsi, è una paura diffusa. Così come il timore che, messi uno di fronte all’altro con la propria sofferenza, ci si possa rendere conto che non si hanno più le risorse per continuare.
Tale paura è probabilmente sostenuta da vaghe informazioni che a volte vengono raccolte in maniera piuttosto imprecisa. Per esempio, è possibile che si sia venuti a conoscenza di una situazione nella quale due coniugi, dopo aver intrapreso una terapia di coppia, abbiano deciso di porre fine al loro legame. Ciò può spaventare chi desidera intraprendere questo percorso, se non sa in che momento evolutivo i due partner hanno chiesto la consulenza, quali erano le loro richieste e che tematiche sono emerse durante le sedute. È possibile, per esempio, che si siano rivolti ad un terapeuta proprio per farsi aiutare a lasciarsi: succede, infatti che, benchè entrambi possano aver maturato questa decisione, i sensi di colpa, il timore di danneggiare i figli, la paura di dover affrontare i giudizi di familiari ed amici, rendano questa decisione difficile da mettere in atto senza un supporto. Oppure può accadere che durante gli incontri emergano contenuti di violenza e forte sofferenza che, dopo i tentativi di eliminarli ed eventualmente gli insuccessi, uno od entrambi i coniugi decidano di porre fine a quel legame che, purtroppo, non è funzionale al loro benessere. Oppure che, durante il percorso terapeutico, uno dei due coniugi trovi il coraggio di dire che non riesce più a sostenere quel legame che lo fa stare così male.
Ma non è il terapeuta a consigliare di lasciarsi, sono le persone, eventualmente, a maturare questa decisione. Il terapeuta risponde innanzitutto alla richiesta, e se questa è nella direzione, come detto, di capire cosa non sta funzionando, per poterci lavorare e stare meglio nella relazione, questo è il lavoro che terapeuta e coppia, insieme, cercheranno di fare. L’obiettivo è individuare le risorse di quella coppia, partendo dalla motivazione della loro scelta reciproca, ritrovando ciò che li ha fatti scegliere ed eventualmente aiutando i partner a modificare alcuni punti di vista o comportamenti, che in quel momento risultano non essere utili al buon funzionamento della coppia. Per cercare anche di sconfiggere quel senso di impotenza che si avverte quando non si trova da soli una via d’uscita.

Quindi, Roberta, le consiglio di stare tranquilla su questo punto: se il vostro desiderio è quello di individuare cosa ha creato questo momento di “impasse “ per far sì che il clima della coppia migliori, ed entrambi lo volete, sono certa che non solo non correte nessun rischio, ma la psicoterapia potrà rivelarsi un’ottima occasione di crescita per entrambi.

Cordiali saluti

Dott.ssa Silvia Sossi
Psicologa-Psicoterapeuta

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