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M’ama… non m’ama

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L’amore in adolescenza

Buongiorno dottoressa,

mi chiamo Lucia e sono la mamma di una ragazza di 15 anni. Le scrivo perché mia figlia da qualche settimana non esce più di casa, non vuole più andare a scuola e rimane chiusa dentro la sua stanza senza voler parlare con nessuno. Nei pochi momenti in cui si è resa disponibile al dialogo mi ha detto che il ragazzo con cui era fidanzata da poche settimane l’ha lasciata e ora sta insieme ad un’altra.
Non so come intervenire per farle riprendere la scuola, sono piuttosto preoccupata e dispiaciuta nel vederla soffrire, come posso comportarmi? non capisco perché si è così chiusa in se stessa.

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Cara Lucia,
mi rendo conto che non è facile essere genitore in un momento così delicato. L’amore in adolescenza è un passaggio difficile sia per gli adolescenti stessi che per i genitori. Per i primi è una tappa fondamentale di quel processo di individuazione che conduce verso la costruzione di una propria identità.

Per i genitori, invece, è un’ulteriore conferma del fatto che i loro figli stanno crescendo e stanno cominciando a cercare al di fuori della famiglia altri affetti.

Sua figlia, come ogni adolescente, vive l’amore in modo totalizzante, intenso e passionale, e fino a qualche giorno fa probabilmente era pienamente convinta che la sua storia sarebbe durata per sempre e che era l’unica cosa che contava veramente nella sua vita. Ha subìto una grande delusione, il suo sogno è svanito, e sta vivendo la fine di questo amore con grande dolore. Alla sua età non si sa ancora come affrontare quel dolore, non si immagina nemmeno di poter tornare a sorridere, e probabilmente il fatto che il suo ragazzo l’abbia lasciata e adesso stia con un’altra la fa sentire inadeguata e avrà sferrato un duro colpo alla sua autostima, già fin troppo fragile a 15 anni.

Tipico dell’adolescenza è l’idealizzazione della persona di cui ci si innamora e il problema è che a questo si accompagna una scarsa considerazione di se stessi. Infatti sembra che nel mondo esista solo “quella” persona, che diventerà il catalizzatore umorale dei propri stati d’animo, infatti la tipica frase è: ” io non vivo più senza di lei/lui”.

Poiché questa per l’adolescente è un’esperienza nuova, viene travolto da intense emozioni di sbandamento, eccitazione e turbamento e tutto ciò che impara farà parte del suo bagaglio di esperienza che gli consentirà da adulto di supportare e incanalare quel fluido emozionale che oggi lo ha colto impreparato.

La non completa maturità sul piano fisico ed emotivo fa sì che ciò che viene ricercato, in questi primi legami con l’altro sesso, è soprattutto un completamento di sé e della propria identità ancora incerta e non definita e, insieme a questo, un tipo di relazione affettiva alternativa a quella che si ha con i propri genitori, tipica dell’infanzia. L’unione è quindi spesso idealizzata e assolutizzata proprio perché rispondente al bisogno di definire e completare il proprio sé, trovare nell’altro quelle parti di sé stessi di cui ci si sente carenti, che non si è in grado di sviluppare autonomamente. Per gli stessi motivi, anche le conclusioni di questi amori possono essere connotate da toni altamente drammatici e non congruenti col piano di realtà.

Per un genitore non è semplice vedere che il proprio figlio sta soffrendo e sentirsi impotente, non potendo fare nulla di concreto per alleviare il suo dolore. Ma lei, cara Lucia, con la sua presenza e il suo affetto le potrà essere di conforto. Si comporti discretamente e non sia invadente, aspetti che sia sua figlia a decidere se le va di parlarle e di confidarsi con lei. Qualora lo faccia, cerchi di capire i suoi sentimenti anche se non approva il suo comportamento, ascolti con calma il suo punto di vista e quindi offra il suo, nel modo più chiaro e onesto possibile. Non sminuisca il suo dolore, e non sorrida a domande che ritiene ingenue o a dichiarazioni di amore eterno per colui che ha infranto il suo cuore. Lei con gli anni ha imparato che dalla fine di un amore si può guarire, ma sua figlia ancora non lo sa, le dia il suo sostegno, aiutandola a diventare adulta rispettando i suoi sentimenti.

Ai ragazzi spesso fa piacere scambiare idee con i loro genitori ma rimangono delusi e scocciati quando questi “spiegano” più di quanto “ascoltano”. E’ importante aver fiducia nelle loro potenzialità e nelle loro risorse, credere in loro e nel fatto che presto saranno in grado di trovare da soli la cura per la loro sofferenza. Nel suo caso Lucia, punti anche sul senso di responsabilità di sua figlia a riprendere la scuola, e l’aiuti a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni. Le faccia capire che lei è consapevole di ciò che le sta accadendo e che anche lei alla sua età ha vissuto questi momenti, gliene parli, sua figlia apprezzerà molto la sua presenza discreta e le consentirà con meno reticenza di accompagnarla in questa nuova fase di crescita.

Le faccio i miei migliori auguri.

Dott.ssa Laura Cenni
Psicologa, Psicoterapeuta

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