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Ansia da separazione: questo il tema della rubrica PsicologicaMente di questa settimana

Cara dottoressa, 

sono Carla, la mamma di una bambina di 10 anni che da qualche anno ha difficoltà a svolgere delle attività che la impegnano fuori casa. Ogni volta che io e mio marito tentiamo di farle fare un’attività sportiva, dopo una settimana si rifiuta di andare, per non parlare del centro estivo, di andare a giocare da una sua amica o del campo scuola. Inizialmente accetta la proposta, ma poi quando è il momento di uscire di casa comincia a dire che ha mal di pancia, mal di testa, che le viene da vomitare, e se insisto affinché lei vada, cerca di compiacermi e di andare ma la ritrovo in lacrime e spesso devo riprenderla prima. Ultimamente sta avendo qualche difficoltà anche ad andare a scuola. Vuole sempre che io le dedichi attenzione, e non le nascondo che la cosa in alcuni momenti mi faccia innervosire.
Vorrei tanto vederla più serena, ma cosa posso fare?

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Cara Carla,

comprendo il suo desiderio di vedere sua figlia più serena, anche perché da ciò che dice mi sembra di capire che la sua ansia inizia a comportare un disagio in vari ambiti della sua vita.
I sintomi che lei descrive mi fanno ipotizzare che suo figlia presenti un disturbo d’ansia da separazione, ossia un’ansia eccessiva manifestata dal bambino quando si deve separare da qualcuno della famiglia a cui è profondamente legato, che solitamente, come nel suo caso, è la madre.
L’ansia da separazione è una normale fase dello sviluppo sia intellettivo, sia sociale del bambino, che si presenta intorno agli otto mesi fino ai 3 o 5 anni di età e che testimonia come egli abbia imparato a riconoscere chi si occupa di lui, come abbia stabilito con quest’ultimo un legame di attaccamento e come percepisca in sua assenza un pericolo, ma non è appropriata per bambini più grandi come sua figlia.
Il disturbo d’ansia di separazione talvolta può svilupparsi dopo qualche evento di vita stressante come per esempio: la morte di un parente o di un animale domestico, una malattia del bambino o di una persona significativa, un cambiamento di scuola, un trasloco, ecc…; quindi la invito a pensare se nel suo caso possa essere stato determinato da un avvenimento simile.
Inoltre i bambini tendono a manifestare paure irrealistiche e persistenti riguardo al verificarsi di eventi catastrofici che li potrebbero separare per sempre dai genitori, oppure temono che ai genitori capiti qualcosa di brutto quando sono lontani. In alcuni casi, possono rifiutarsi di andare a scuola, in quanto ciò comporta un distacco dalla madre.
Spesso i genitori di tali bambini sono iperprotettivi e ansiosi nei loro confronti. I bambini del resto sono delle “spugne emotive”, nel senso che colgono immediatamente le emozioni in circolo in una famiglia e le assorbono, per cui sentiranno subito se la mamma è spaventata dalla separazione e ne saranno a loro volta intimoriti. A volte il messaggio implicito che noi adulti inviamo è che separarsi è veramente pericoloso e questo complica inevitabilmente il distacco.
È fondamentale trattare il bambino con tranquillità e comprensione, non minimizzando o schernendolo con frasi del tipo: “Ormai sei grande per fare questi capricci” oppure “Non farmi arrabbiare altrimenti ti metto in punizione!”.
Le reazioni di ansia da separazione vanno rispettate e non svalutate: il bambino va riconosciuto nel suo dolore e deve essere calmato e rassicurato, non rimproverato.
Inoltre Carla, non è opportuno insistere affinché sua figlia svolga delle attività extra-scolastiche, potrebbe ottenere l’effetto contrario: la bambina si aggrapperà sempre più a lei, perché si sentirà insicura e non compresa.
Se dopo questi accorgimenti non vedrà sua figlia più serena, la invito a rivolgersi ad un esperto che lavori con tutta la famiglia, per comprendere qual è il significato che il disagio della sua bambina assume nel suo ambiente di vita ed aiutarvi nella maniera più appropriata.
Le faccio i miei auguri.

Dott.ssa Laura Cenni
Psicologa Psicoterapeuta

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