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Mia figlia è dislessica, che vuol dire esattamente?

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dislessia

PsicologicaMente risponde alle domande dei lettori

Cara dottoressa,

A marzo scorso, su richiesta delle insegnanti, ho sottoposto mia figlia ad una serie di valutazioni per verificare un sospetto disturbo specifico dell’apprendimento. I test hanno mostrato una significativa difficoltà nella lettura e comprensione del testo scritto. Mia figlia all’epoca frequentava la terza media, quindi tutto è stato finalizzato a permetterle di affrontare l’esame nel modo migliore. Cioè, lì per lì, ci siamo dati da fare per ottenere i certificati da presentare a scuola e capire che tipo di agevolazioni era giusto riconoscerle per gli esami. Non c’è stato tempo per fermarsi a capire cosa significava. Mi rendo conto ora che devo fare i conti con questa storia della dislessia. Mia figlia ha un handicapp, mi sento molto in colpa per tutti gli anni nei quali l’ho considerata semplicemente svogliata. Ma quali sono le cause di questo disturbo non l’ho ancora capito!

Giovanna

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Cara Giovanna,

ti immagino come all’uscita di un giro su delle vorticose montagne russe. Ancora barcollante ti chiedi “Cosa mi è successo?”. Credo sia molto importante che sia tu che tua figlia vi possiate fermare a riprendere fiato e cercare risposte soddisfacenti. Nel mio piccolo cerco di darvi una mano.

Prima puntualizzazione: la DISLESSIA NON È UN HANDICAP. Non è una malattia, ossia non dipende da una lesione o alterazione organica. Si tratta di un DISTURBO, un disturbo cronico di origine neurobiologica che dipende dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura. Mi piace molto la definizione che dà di questo disturbo l’Associazione Italiana Dislessia: si tratta di “una neurodiversità, ovvero come uno sviluppo neurologico atipico, che rappresenta però una manifestazione delle normali variazioni nello sviluppo umano. Possiamo facilmente asserire che tutti siamo diversi, o neurodiversi […] In questo senso i Disturbi Specifici di Apprendimento rientrano nelle differenze individuali tipiche della neurodiversità umana, secondo cui ogni individuo si comporta in modo differente dagli altri” (http://www.aiditalia.org).

Forse questo non basta per comprendere come mai una figlia intelligente, acuta e sveglia si trovi in difficoltà in un compito così banale come leggere un testo e comprenderne il significato.

Sono due, secondo me, gli elementi che rendono difficile farsi un’idea precisa della dislessia (come degli altri distubi dell’apprendimento: disgrafia e discalculia).

Primo, si tratta di un disturbo che riguarda persone per il resto con competenze adeguate se non brillanti. Non è causato, infatti, né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali.

Secondo, leggere e scrivere per i non dislessici sono competenze che si automatizzano molto velocemente e sembra incomprensibile immaginarle diversamente. Il dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie Si stanca rapidamente, quindi, commette errori, rimane indietro.

Non perdere troppo tempo a rammaricarti per aver considerato a lungo tua figlia semplicemente svogliata. E’ capitato a molti. Considera che la legge che affronta la questione dei disturbi dell’apprendimento (procedure scolastiche, norme durante gli esami di stato ecc.) è del 2010. Non perdere né troppo tempo né troppe energie, ne avrai bisogno per sostenere tua figlia sia rispetto agli impegni scolastici che all’elaborazione del senso di fallimento e alla valorizzazione delle sue caratteristiche positive.

Non sei sola, però, la dislessia è sempre più conosciuta e studiata. Ogni giorno, in tutto il mondo, ci sono studiosi che elaborano nuove strategie e modelli di intervento sempre più efficaci. Ci tengo a segnalarti almeno l’Help-Line dell’Associazione Italiana Dislessia: tel. 051243358 (9:00-14:00); helpline@aiditalia.org

Francesca Pezzali
Psicologa-Psicoterapeuta

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