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Quando ci siamo sposati non eri così

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Una delle fasi della vita spiegata dalla rubrica PsicologicaMente

Cara dottoressa,

Ho quasi cinquantanni, due figli più che adolescenti ed un marito con il quale sto da ventanni. Il problema non è che io invecchio o che i figli crescono, ma il rendermi conto, ogni giorno di più, di quanto mio marito sia diverso dall’uomo che avevo scelto. Quando ci siamo conosciuti mi sono innamorata di lui anche perché era una persona attenta, che sapeva ascoltare, dalla quale mi sentivo capita. Parlavamo per ore, di tutto. Oggi mi sembra, invece, che gli pesi anche scambiare due chiacchere. Lui si giustifica dicendomi che il suo lavoro, effettivamente impegnativo, gli toglie tutta la voglia di parlare. Mi dice anche che mi ama ed io gli credo. Sono sicura che farebbe qualsiasi cosa per me e per i nostri figli, ma a me manca tanto quel ragazzo che mi guardava negli occhi e che non chiedeva altro che conoscermi ogni giorno un po’ meglio.
Annalisa

Cara Annalisa,

quante volte ho sentito questa frase: “quando ci siamo sposati non era così”. Sembra che il matrimonio sia molto più efficace della psicoterapia in merito al cambiare le persone. Peccato che lo faccia sempre in peggio.
Da quello che scrivi, non mi sembra che a farti soffrire siano tanto i silenzi di tuo marito quanto piuttosto il fatto che non ti senti più cercata e compresa come una volta.
Sono gli effetti della relazione ad essere cambiati, più che voi come persone. E’ il modo in cui ci sentiamo considerati all’interno di un rapporto, infatti, che ci rende più o meno soddisfatti.
Credo che vadano presi in cosiderazione diversi ordini di fattori per comprendere meglio cosa succede ad una relazione dopo molti anni.
Primo: fasi della vita, stress e fatica. Tu fai riferimento ad eventi significativi che non puoi assolutamente considerare contingenze poco influenti. Il fatto, ad esempio, che state invecchiando e i figli crescendo sono elementi cruciali della vostra vita in questo momento. Sono significativi per voi e quindi anche negli equilibri della vostra coppia. Un rapporto duraturo è costruito come un edificio antisismisco: solido ma flessibile. Uno spazio di coppia funzionale non è quello che resta impermeabile agli effetti delle preoccupazioni o della fatica ma quello che riesce ad integrarli.

Secondo: schemi di pensiero e comunicazione. Il nostro cervello ha un funzionamento che privilegia l’efficienza: minimo sforzo, massimo risultato. Una volta che ci siamo fatti un’idea di qualcuno, il cervello considera il caso chiuso. Tutto quello che la persona farà o dirà verra interpretato in modo che il modello che abbiamo di lui venga confermato. Notare nuovi particolari perde di attrattiva. La chiamiamo abitudine, fine dell’innamoramento, ma in realtà è un meccanismo che risponde ad un’esigenza radicata nell’essere umano: quella di rendere prevedibile la realtà. Una rassicurante prevedibilità, persino spiacevole, arriva ad essere preferita ad una piacevole sorpresa. Incredibile vero?!? Eppure è così.
Immagina cosa comporti questo all’interno di una lunga relazione. La curiosità verso l’altro va coltivata. Leggevo qualche giorno fa questa frase di Hillman, famoso psicoanalista junghiano: “I rapporti falliscono non perchè abbiamo smesso di amare, ma perchè, prima ancora, abbiamo smesso di immaginare”. Suggestiva, no?
Terzo: accettare la delusione. Non sto dicendo che il segreto è accontentarsi ma che bisogna fare i conti con l’inevitabile scoperta che l’altro non è perfetto come avevamo creduto quando ci siamo innamorati, perché… la perfezione non esiste! L’altro non è perfetto, così come non lo siamo noi. Per tornare a stare bene insieme è necessario fare pace anche con i propri limiti, i fallimenti e i compromessi che, quando eravamo giovani ed innamorati, non avremmo mai creduto ci avrebbero riguardato.

Francesca Pezzali
Psicologa-Psicoterapeuta

Per le vostre domande: psicologicamente@urloweb.com