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Terapia Familiare o Parent Trainig?

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bivio

Qual è la differenza?

Cara dottoressa

Che differenza c’è tra terapia familiare, parent trainig e psicoeducazione? A me e mio marito hanno consigliato il parent training per affrontare le difficoltà di comunicazione con nostro figlio adolescente, ma ho sentito parlare anche delle altre tecniche.
Giovanna

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Cara Giovanna,
In effetti l’offerta è ampia e le peculiarità di ciascun approccio non sempre sono chiare.
Tu nomini, nella tua lettera, la terapia familiare, il parent trainig e la psicoeducazione.
La prima differenza da sottolineare è che appartengono a categorie diverse: il primo è un modello di intervento terapeutico, il secondo un metodo di formazione ed il terzo uno strumento. Quindi non solo tre diversi gradi di dettaglio ma anche diversi obiettivi.
I modelli di intervento in psicoterapia sono fondamentalmente 4: la terapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo. La terapia familiare nasce nella cornice culturale e di ricerca della teoria dei sistemi, negli anni ’50, con l’obiettivo di lavorare sulla sintomatologia portata da un componente attraverso il coinvolgimento di tutta famiglia. Quest’ultima viene considerata, infatti, il sistema di riferimento principale nell’esperienza emotiva di una persona, è il primo contesto all’interno del quale i sintomi assumono una funzione ed un significato, non solo per chi li manifesta ma per tutte le persone che fanno parte di quel gruppo. In questa prospettiva il sintomo, come ad esempio nel tuo caso una comunicazione difficile o conflittuale, serve a segnalare alla famiglia l’esistenza di un disagio, ma svolge anche altre funzioni. Comprendere quali è uno degli obiettivi della terapia.
Ci aiuterebbe molto considerare sintomi, i problemi più come opportunità che come ostacoli. Ad esempio, in terapia, eliminarli troppo in fretta significherebbe rinunciare a comprendere che cosa comunicano e questo compromettebbe la ricerca di una soluzione. Un po’ come prendere l’antibiotico prima di fare le analisi.

Il Parent Training è un metodo che si posiziona a cavallo tra due modelli di intervento, quello familiare e quello di gruppo, ma il suo obiettivo è la formazione non la terapia. Interviene perché vengano acquisite o potenziate delle competenze, non per lavorare sui significati, i vissuti e le storie. Prevede il lavoro in gruppi di genitori, insieme ad un professionista esperto, attraverso la gestione, il confronto e la condivisione delle difficoltà con i propri figli. Nasce alla fine degli anni 60 e si diffonde soprattutto come supporto alle famiglie di bambini e adolescenti con disturbi del neuro-sviluppo (disturbi dell’apprendimento, iperattività, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive). L’obiettivo è quello di aiutare il genitore ad essere una risorsa attiva e partecipe al processo di riabilitazione del figlio. E’ particolarmente importante, quindi, che venga integrato con altri interventi specialistici: quello medico e riabilitativo per il bambino e, dove se ne riscontri la necessità anche quello psicoterapico (di coppia o individuale) per i genitori.
La psicoeducazione, infine è uno strumento e può essere utilizzato in maniera trasversale sia nella psicoterapia che nel training. Si tratta di uno strumento che prevede interventi dettagliati, concreti e specifici, indicati alla famiglia da parte del terapeuta, per correggere o compensare un certo funzionamento.
Mi permetto di consigliarti di rivolgerti comunque ad un terapeuta che ti possa aiutare ad orientarti ed a scegliere il tipo di strumento più adatto al tuo caso.
Spero di averti aiutata a far un po’ di chiarezza.

Francesca Pezzali
Psicologa- Psicoterapeuta

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