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Allarme occupazione giovanile

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Disoccupazione record. Per quanto riguarda l’Italia i dati parlano chiaro. Il paese ha nuovamente oltrepassato il livello di allarme, 2 milioni di disoccupati. L’ultima volta era la primavera del 2004.
Secondo l’ultimo rapporto Istat a scadenza mensile, a ottobre 2009 il tasso di disoccupazione cresce e raggiunge quota 8% rispetto al 7,8% di settembre (+1% rispetto allo stesso mese del 2008). Per ciò che concerne l’occupazione, il dato di ottobre conferma quello del mese precedente, mentre riscontra un -1,8% se comparato ad un anno fa. Il rapporto evidenzia differenze tra i sessi. Il dato relativo all’occupazione tra gli uomini fa segnare un +0,2%, quello riguardante l’occupazione femminile un -0,3%. A preoccupare soprattutto è il livello di disoccupazione giovanile. In soli trenta giorni il dato è registrato in aumento del 0,7% (da 26,2 al 26,9%), ma ad impressionare è il riscontro su base annuale, +4,5% rispetto ad ottobre 2008.
Diversa la situazione nel continente europeo. Nello scorso mese il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 20,6%, dato nettamente migliore rispetto all’Italia. Stabili le altre cifre. Come a settembre, il dato generale sull’impiego nella zona euro è fermo al 9,8%. Il dato dei “non-occupati” sale invece rispettivamente di 134mila e di 258mila unità nell’Europa a 27 e nell’area a moneta unica. Puntuale l’analisi dell’Istat. “Il mese di ottobre conferma l’accelerazione del ritmo di crescita della disoccupazione, ma le cifre sono provvisorie e dovranno essere valutate su base annuale”.
Non si fanno attendere i commenti politici. Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, “questi dati riflettono la fase di crisi economica che stiamo attraversando. Comparando l’Italia agli altri paesi non emerge un quadro preoccupante: anzi il dato è migliore della media europea”. Dall’opposizione il segretario Pd Pier Luigi Bersani pone l’accento sulle cifre. “Un balzo indietro di sei anni: i dati Istat confermano in maniera evidente quello che gli italiani sanno ormai per esperienza, la crisi picchia duro e colpisce i lavoratori, i giovani precari, le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni. In prospettiva il dato è ancora più allarmante se si considera il numero senza precedenti dei lavoratori in cassa integrazione”.
Se da varie parti si ripete che la crisi è ormai finita, il colpo di coda sembra proprio arrivare dai dati sull’impiego, sintomo chiaro della distanza esistente tra la crisi “reale” e quella “percepita”.

Federico Roli
Urloweb.com