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Colf e addetti alle pulizie: molto lavoro, ma tanto in nero

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Economicamente parlando, l’Italia non è un mistero che stia soffrendo tutte le conseguenze della crisi. Gli ultimi anni, infatti, sono stati particolarmente dannosi per la salute del mercato del lavoro. Questo viene testimoniato dai tassi di disoccupazione attuali, che coinvolgono soprattutto i giovani. Nonostante tutto, la crisi ha avuto un impatto non equo sul mercato delle professioni: alcuni mestieri sono stati fortemente danneggiati, mentre altri quasi non hanno sentito l’impatto delle difficili congiunture economiche. Non sono pochi i mestieri che oggi rischiano di scomparire, così come non sono pochi quelli che godono di grande successo. Se analizziamo questi ultimi, scopriamo che il lavoro dei colf e degli addetti alle pulizie è uno di quelli che gode di maggiore salute. Purtroppo, va anche detto che il suddetto settore è uno di quelli più colpiti dalla piaga del lavoro in nero.

Addetti alle pulizie: un settore in crescita

In un’Italia che fatica a trovare il bandolo della matassa, c’è un mestiere che pare aver fatto spallucce alla crisi economica: sono i colf e gli addetti alle pulizie, che in questo momento godono di ottime opportunità di lavoro. Secondo i dati comunicati dall’Inps, infatti, l’aumento di lavoratori in questo settore si è avvicinato al +9%. In Italia, sempre stando all’Inps, attualmente ospitiamo poco più di 730.000 collaboratori domestici, sia italiani che stranieri. I dati si fanno interessanti anche quando analizziamo il numero di rapporti lavorativi dei colf: la maggior parte ha un solo cliente (circa 650.000 unità). Ma si trovano anche addetti alle pulizie che hanno due o più clienti: rispettivamente 59.000 e 16.000 unità. Infine, circa 37.000 collaboratori domestici sono extra-comunitari.

Colf: un settore affetto dal lavoro in nero

Il numero dei colf attivi in Italia, come già detto, è andato incontro ad un forte aumento negli ultimi anni. Ma i dati comunicati dall’Inps rappresentano solo la punta dell’Iceberg: in realtà, infatti, i collaboratori domestici sono molti di più. Questo per via dei lavoratori che operano in nero: dunque senza garanzie né per loro, né per chi usufruisce dei servizi. Nello specifico, si stima che oltre il 50% dei lavoratori stranieri attualmente opera senza contratto: solo nel 14% dei casi, poi, la richiesta del nero parte direttamente dai collaboratori domestici. Una soluzione a questo problema possono essere siti come Helpling, che permettono di trovare a Roma chi si occupa di pulizie facendo però tutto in regola e a prezzi vantaggiosi. Infatti Attraverso questo marketplace è garantita la fatturazione e l’assicurazione e così dunque la certezza che il servizio sia regolare e non in nero.

Cosa si rischia con un colf non in regola?

Un addetto alle pulizie che lavora in nero, rischia di non vedere la paga e di non poter dimostrare il proprio lavoro. Questo perché, mancando un contratto, è davvero complesso dimostrare l’esistenza del rapporto. Ma rischia di più chi decide di pagare in nero: anche se la retribuzione è avvenuta regolarmente, il colf può in qualsiasi momento fargli causa. E quando ciò accade, il datore di lavoro non può dimostrare i pagamenti in assenza di ricevute di alcun tipo. Dunque nella maggioranza dei casi, chi sceglie di pagare in nero rischia seriamente di dover nuovamente retribuire le ore di lavoro del colf. Comprese le indennità e le ferie. Fra le altre cose, basta una sola testimonianza come prova valevole per la causa: questo è infatti quanto la Cassazione ha stabilito di recente.