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Così alleno i bambini alle emozioni

Mariagrazia Scirè, children coach, trasmette ai suoi piccoli 'studenti' la capacità di credere in se stessi

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“L’importanza del percorso scolastico che va da 0 a 6 anni è ancora sottovalutata. Eppure è qui che i bambini imparano a gestire le emozioni e ad affrontare consapevolmente le difficoltà ambientali che la vita presenta”. A spiegarlo è Mariagrazia Scirè, children coach e titolare di una scuola dell’infanzia in provincia di Catania, che dopo una battaglia contro il cancro e un percorso da Real Result Coach al Micap (Master internazionale in coaching ad alte prestazioni) ha cambiato la sua azienda e il modo di intendere il proprio lavoro.

Cosa insegna ai suoi bambini?

“Il compito degli educatori in una fase così delicata della formazione è quello di essere autorevoli, aperti all’ascolto attivo e all’osservazione per consentire ai bambini di esprimere il proprio talento creativo attraverso stimoli ben precisi”.

A quali stimoli si riferisce?

Per risponderle prendo ad esempio il mio caso. Sono stata una bambina profondamente timida e riservata, ho sempre avuto paura di sbagliare e provavo un fastidioso senso di inadeguatezza. Se avessi avuto un’educatrice con strumenti e strategie di programmazione neuro linguistica capaci di far emergere e di allenare il mio potenziale, anche attraverso l’uso adeguato delle parole, oggi sarei un’altra donna.

Le parole che utilizziamo sono importanti…

La parola di per se ha un peso nella nostra anima. Se cambiamo l’uso della parola cambiamo le emozioni e, di conseguenza, le nostre azioni. Timidezza e inadeguatezza, per tornare all’esempio precedente, nascono anche dall’abitudine all’ascolto di parole depotenzianti. Ecco perché credo fermamente nella necessità di insegnare attraverso la motivazione: se stimolata e canalizzata accenderà nei bambini il desiderio di sapere e la creatività.

In che modo si allena la creatività?

Il canale che utilizzo sono i laboratori creativi: da quelli teatrali a quelli di musica e di gioco danza. Un bimbo correttamente stimolato anche nella creatività parteciperà attivamente e con curiosità alle lezioni, ricorderà senza difficoltà e imparerà divertendosi.

In questo nuovo approccio all’insegnamento che ruolo ha avuto la sua malattia?

Vede, a volte una malattia come quella che ho dovuto affrontare io, ti porta fin sull’orlo del precipizio. Poi è necessario ripartire, trovare una forza che non si pensava di avere e rialzarsi dopo ogni caduta. Quando capita qualcosa di brutto c’è solo da comprendere, come tutti i piccoli e grandi fallimenti, quale sia l’insegnamento che se ne può trarre. Per questo credo fermamente che sia necessario aiutare i nostri bambini a prendere coscienza che gli insuccessi non sono fallimenti, sono esperienze da cui imparare.