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Happy birthday, crisi finanziaria

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Il compleanno e’ appena passato, ma non tutti sono certi che sia stato celebrato nel migliore dei modi. Ad un anno esatto dal fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, gli economisti si interrogano sul significato di questo turbolento 2009. Secondo alcuni, la tempesta era quantomeno prevedibile. Per altri, del tutto inarrestabile.
E’ necessario valutare cosa rimane delle ansie e dei timori che fino a qualche settimana fa attanagliavano i mercati finanziari. Secondo il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alcuni stanno fraintendendo la lezione fornitaci dai mercati. “Invece di imparare dalla crisi dalla quale stiamo ancora recuperando, molti hanno scelto di ignorarla. Lo fanno non solo a loro pericolo, ma a rischio della nostra nazione” ammoniva Obama proprio nella ricorrenza del fallimento di Lehman.
I nodi da sciogliere sono rimasti i soliti. Credito facile, vale a dire immediata disposizione di liquidita’ agli utenti, falla che ha permesso ad alcuni istituti bancari di schivare il baratro solo grazie al massiccio intervento delle banche centrali. Altro punto, la mancanza di trasparenza degli istituti. Infine, la ferita piu’ dolorosa: i cospicui bonus ai manager per i guadagni di breve termine, vero e proprio abuso della fiducia della gente.
Su tutto questo, la ricetta e’ una sola: cambiare le regole a livello globale. Monito che l’amministrazione guidata da Barack Obama ha fatto proprio, sostenendo che il ritorno alla normalita’ non puo’ ne’ deve portare alla compiacenza. Un programma di regolamentazione finanziaria dunque, che impedisca a questo genere di crisi di ripetersi, che sancisca ufficialmente la fine dell’era dei salvataggi ad effetto. Teatro ormai consolidato, il G20, che dovra’ assumere un ruolo di coordinamento delle politiche economiche a livello globale.
Resta il fatto che il costo del fallimento di una societa’ come Lehamn sia ricaduto ancora una volta sui contribuenti, invece che su azionisti e creditori. Gli economisti predicano tolleranza per non imporre legami troppo vincolanti ai mercati, ma al contempo invocano il varo di una serie di politiche di tutela tempestiva. Da Washington fanno sapere che in casi di ulteriori interventi da parte della mano pubblica, il sistema finanziario si dovra’ impegnare a restituire al completo i fondi prelevati dalle tasche dei cittadini.
Mai piu’ eccessi privi di controllo sembra quindi essere lo slogan di |Barack Obama per questa nuova era dei mercati finanziari. Che tradotto a livello pratico, significa soprattutto caccia ai superbonus. Imperativo quindi non tornare ad atteggiamenti sconsiderati, motivati solo dal desiderio di ottenere stipendi gonfiati. I privilegi si sono ora ritorti contro coloro che ne facevano abuso. Ingiuriati, aggrediti, esiliati, molti top manager sono stati costretti ad abbandonare le proprie posizioni.
Attraverso un loro riposizionamento, anche se soft, dovra’ passare la grande operazione di pulizia da molti attesa a Wall Street.

Federico Roli