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Il coaching per guidare il mondo dell’edilizia a ripartire, raccontato da una donna

Ermelinda Gulisano, architetto e imprenditrice edile siciliana, racconta di come da un fallimento si possono trovare le forze per reagire

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Che quello dell’edilizia sia un settore colpito dalla crisi economica non è una novità: tra il 2010 e il 2016 gli indicatori del comparto hanno registrato un crollo verticale. Meno note, invece, sono le difficoltà che ogni giorno sono costrette ad affrontare le donne che lavorano in questo campo prettamente maschile secondo i luoghi comuni: «Viviamo con un enorme soffitto di cristallo sulla testa, pronto a crollare da un momento all’altro», spiega Ermelinda Gulisano, architetto e imprenditrice edile siciliana.

Perché ha usato proprio la metafora del “soffitto di cristallo”?

Per dire che lavoriamo in un modo quasi esclusivamente maschile e, purtroppo, ancora maschilista. Al mio primo colloquio di lavoro con un imprenditore edile mi venne chiesto di presentarmi la mattina dopo in cantiere per dimostrargli di essere in grado di salire su un ponteggio alto 25 metri. Prova che, effettivamente, superai ma solo perché mi dilettavo nell’arrampicata sportiva.

Sta dicendo che se non fosse stato per il suo allenamento non ne sarebbe stata capace?

Dico che la ‘prova ponteggio’ non sarebbe stata chiesta a un collega uomo.

Nonostante le difficoltà iniziali è comunque riuscita a mettersi in proprio.

Sì, ma non è stato semplice. Quando ho fondato la mia prima azienda ero giovane e inesperta; decisi così di replicare i modelli che consideravo di successo, ovvero le imprese maschili a gestione piramidale. Ma era molto faticoso: avevo un vice, un collaboratore fidato, che gestiva il personale e l’organizzazione esecutiva del cantiere mentre io mi occupavo dei rapporti con i clienti e dell’amministrazione. Lì per lì sembrava andasse tutto a meraviglia.

Perché, cosa successe in seguito? 

Durante la mia seconda maternità ho avuto bisogno di staccare la spina per un po’, mi presi una breve pausa. Ma quando tornai al lavoro trovai il mio vice, i miei operai e i miei macchinari usati in altri cantieri. In altre parole: sono stata truffata. Addirittura mi sono state intestate fatture per materiali impiegati nel cantiere di qualcun altro. Per fargliela breve: mi sono ritrovata con due figlie piccole e una montagna di debiti non miei.

E a quel punto…?

Ero a un bivio: o trovavo la forza di riorganizzarmi oppure chiudevo l’impresa.
Ho scelto la prima strada, ho deciso di reagire, ho iniziato a studiare e ho deciso di iscrivermi al Micap, il Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni fondato da Roberto Ceré. E le posso assicurare che questo percorso è stato fondamentale sia per analizzare ciò che mi era accaduto sia per capire come superarlo. E’ proprio questo che racconto nel mio libro ‘Donne in cantiere’ che uscirà in primavera.

Come è riuscita, grazie al MICAP, a trovare la via d’uscita?

Ho capito che il talento, la resilienza e la determinazione in alcuni momenti della vita non bastano. Ciò che conta in un momento di altissima tensione, in cui le interferenze arrivano da tutti i lati, è la capacità di gestire ogni decisione in maniera lucida. Gli strumenti imparati al Master mi hanno permesso di trasformare una fase di crisi nella mia più grande opportunità. Dico questo perché grazie a quell’evento e agli strumenti del coaching ho abbandonato i metodi “maschili”, valorizzando le risorse personali tipiche di ogni donna e mamma. Così è nata la mia nuova visione d’impresa. Passare da un sistema gerarchico piramidale a un sistema in cui ognuno è parte di un progetto condiviso è quello che rende le aziende vincenti anche nel mondo edile. Ho iniziato a trasferire questi concetti, uniti agli strumenti del coaching, presso altre organizzazioni dove, attraverso giornate di formazione e eventi di team building, il personale ritrova motivazione e spirito di gruppo.