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Presentato il piano Marchionne per Chrysler

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E’ufficiale, Fiat è sbarcata in America. “Benvenuti ad Auburn Hills. Ho letto con molto interesse i numerosi studi che sono usciti in questi giorni in merito a quanto ci si aspettasse per oggi”.

Sono queste le parole con cui Sergio Marchionne inaugura l’era di Fiat a Detroit. L’auditorium è gremito, autorità, rappresentanti sindacali e analisti sono in attesa, l’occasione è quella giusta: la presentazione del piano di rilancio di Chrysler. Come nei grandi appuntamenti, non mancano gli imprevisti. Due velivoli sorvolano l’edificio con striscioni di protesta, che recitano «Non acquistate auto Chrysler» e «Fiat/Chrysler bailout bandit», accuse di illegalità all’acquisizione di Fiat.
All’interno l’amministratore delegato del Lingotto ha dato subito prova della sua oratoria citando il politico statunitense Al Gore: “Mi sento come il quinto marito di Zsa Zsa Gabor. So cosa devo fare ma non so se riuscirò a renderlo interessante”. Fin qui la dialettica. Ora i numeri. Marchionne non si fa attendere. “A giugno Chrysler aveva una cassa di quattro miliardi di dollari. A fine settembre i miliardi sono diventati 5,7”. Ribadisce che da quando la casa automobilistica è finita sotto il controllo di Torino, il vento e’ cambiato. “Avete sottovalutato i tagli ai costi che abbiamo fatto – spiega il manager – alla fine del terzo trimestre 2009 il gruppo ha 200 milioni di utile”.
Secondo quanto emerso dal piano, saranno ventuno i modelli a disposizione nel parco Chrysler entro il 2014. Tre le piattaforme in condivisione con Fiat, quattro quelle che verranno chiuse. Previsioni a cinque anni: tra sinergie e ulteriore taglio dei costi, risparmi per quasi 3 miliardi dollari. La produzione dovrà arrivare a toccare i tre milioni di vetture l’anno. Oggi Chrysler ne produce solo 1,3 milioni. Seguendo gli obiettivi generali, occhi puntati su due scadenze cruciali. Pareggio di bilancio nel 2010, utile nel 2011.
Secondo Marchionne, il rilancio della casa automobilistica, finita in bancarotta nel corso dell’estate, è merito del gruppo. “Oggi è la giornata della squadra, spero venga compreso lo spirito e la passione del management che darà vita a una nuova società dinamica e competitiva”. Dalla prospettiva italiana, il dato più interessante è che il rilancio di Chrysler passerà attraverso le tecnologie Fiat, senza dimenticare la tradizione americana. Dal 2011 saranno protagoniste la Fiat 500, che per l’occasione verrà prodotta dagli stabilimenti messicani, e l’Alfa Romeo, quest’ultimo un ritorno in grande stile. MiTo il primo modello sul mercato a stelle e striscie. Conseguente ristrutturazione in vista per il tradizionale parco Chrysler, che perderà alcuni modelli di jeep, ma che più in generale sarà costretto ad una forzata attività di restyling.
In chiusura, il giudizio del presidente del gruppo di Detroit, Robber Kidder, ha portato nuovamente l’attenzione sugli obiettivi, vale a dire “fare nuovamente di Chrysler una grande public company e rimborsare i prestiti del governo americano e di quello canadese il più velocemente possibile”. La priorità? “Creare un brand e un’offerta di prodotti che attirano clienti”. E’ tutto possibile, la banda Marchionne ha “reinventato il business model di Chrysler”.

 

 

Federico Roli
Urloweb.com