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Roma: l’emergenza rifiuti è insostenibile

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In pochi giorni, oltre 30.000 persone hanno firmato una petizione per salvare Roma dall’emergenza rifiuti. Gli autori – ragazzi preoccupati per la situazione della Capitale e impegnati a difendere l’ambiente – hanno incentrato l’appello sulle ripercussioni sulla salute pubblica chiedendo soluzioni di governance ai decisori interessati. Ancora una volta la Capitale sconta infatti i ritardi della politica e delle istituzioni ed è in mano alle decisioni dei fantomatici altri. E a lungo, visto che non ha impianti, che vanno progettati e costruiti. Per un termovalorizzatore ci vogliono 7 anni, per un impianto di compostaggio 3 anni, per una discarica 6 mesi. Troppo per l’emergenza in atto. Ma in pochi giorni si potrebbero almeno realizzare i siti di stoccaggio temporaneo. E togliere così i rifiuti dalle strade, scongiurare rischi sanitari, e affrontare con tranquillità lo stop di Colleferro. Ma nessuno ne parla.

Ma il problema dei rifiuti è problema antico, che ciclicamente si ripresenta, soprattutto durante i mesi estivi quando rifiuti di ogni genere e dimensione riempiono inesorabilmente cassonetti e aree circostanti. Una soluzione è possibile? A guardare le notizie di cronaca o i servizi dei telegiornali sembra di no: bisogna attendere l’inverno per normalizzare la raccolta e lo smaltimento fino all’estate successiva con i nuovi vecchi problemi.

Ebbene, la soluzione invece esiste da un pezzo e si chiama economia circolare: un’economia progettata per auto-rigenerarsi, che non prevede scorciatoie illusorie quanto insostenibili come la termovalorizzazione o incenerimento dei rifiuti. Si tratta di un ripensamento complessivo rispetto al modello tradizionale di produzione e consumo, costruito sullo sfruttamento delle risorse naturali e orientato a massimizzare i profitti delle imprese. Adottare un approccio circolare significa pertanto rivedere tutte le fasi della produzione e prestare attenzione all’intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo, favorendo con ciò nuova e buona occupazione insieme a città e comunità pulite e consapevoli.

Per fare ciò occorre innanzitutto organizzare la raccolta differenziata, la cui gestione non è tanto un problema tecnologico quanto organizzativo: il valore aggiunto risiede nel coinvolgimento e nella condivisione dei cittadini verso politiche e pratiche tese alla sostenibilità ambientale. Una volta introdotta la raccolta porta a porta, unico sistema in grado di raggiungere in breve tempo e su larga scala, anche nelle grandi città, quote superiori al 70% (tanti sono gli esempi di metropoli nazionali, europee e internazionali che sono riuscite a farlo), è poi fondamentale realizzare impianti di compostaggio comunale e piattaforme per il riciclaggio, il recupero e la selezione dei materiali per reinserirli nella filiera produttiva. E ancora, non bisogna dimenticare di favorire e premiare il comportamento virtuoso dei cittadini, non senza prima incoraggiarli a fare acquisti più consapevoli, introducendo una tariffazione puntuale, che faccia pagare le utenze sulla base della produzione dei rifiuti non riciclabili da raccogliere.

Se la gente vedesse infatti in un elettrodomestico rotto la possibilità di ripararlo piuttosto che buttarlo o abbandonarlo in strada, forse la massa dei rifiuti diminuirebbe. Basterebbe rivolgersi ad un servizio di assistenza elettrodomestici a Roma per trasformare un rottame in un dispositivo ancora perfettamente funzionante. Magia, e un problema in meno riguardante i rifiuti…


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