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Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti

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Si avvia alla conclusione la prima edizione italiana della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti. (21-29 novembre).

Inanzitutto sono interessanti i numeri delle iniziative accreditate, oltre 400, che ci collocano al secondo posto in Europa dopo la Francia. Una campagna in grande stile, che oltre al patrocinio dell’UNESCO, ha ottenuto in Italia anche quello della Presidenza della Repubblica, dei due rami del Parlamento, e del Ministero dell’ Ambiente.

L’iniziativa nasce da un’idea di LIFE + l’organismo comunitario che ha il compito di finanziare progetti volti alla conservazione degli habitat naturali, fornendo risorse alle governance operanti nel settore ambientale. In Italia è stata promossa dal Comitato Organizzativo Nazionale di cui fanno parte Legambiente, l’ Osservatorio Nazionale Rifiuti (ONR), Federambiente, l’ AICA, Rifiuti 21 Network e CONAI. Molte le associazioni, gli enti locali, le scuole e le istituzioni che hanno aderito sulla base di un programma di azioni stilato dal comitato promotore, al quale è stato possibile accreditarsi fino all’8 novembre.

Di particolare rilievo è stato l’appuntamento del  25  a Villa Celimontana, occasione per stilare il PROGRAMMA NAZIONALE DI PREVENZIONE.

“Si è trattato di un tavolo autoconvocato –spiega Cipriani, Responsabile Scientifico di Legambiente- sulla scorta di una direttiva europea di fine 2008 che prevede che tutti i paesi membri debbano redigere un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti”. La data entro la quale tale programmazione deve essere prodotta è quella del 2013. “Finora non abbiamo visto alcun segnale da parte del Ministero, per questo abbiamo deciso di autoconvocarci- continua Cipriani- mettendo insieme il mondo dell’artigianato, delle associazioni agricole, il mondo della produzione di Imballaggi, gli enti locali i comuni le province e le regioni che su questo fronte hanno dato segnali concreti sulle politiche della prevenzione e le associazioni ambientaliste”.

Una mattinata di dibattiti, cui hanno aderito la CONAI; la COLDIRETTI, la COOP, l’AMA capitolina, in un susseguirsi di interventi volti a sottolineare l’esigenza di procedere verso un cambiamento strategico, una radicale inversione di rotta nei confronti del modo di approcciarsi all’ambiente.

“Per noi è importante che nelle persone vi sia una valutazione più complessiva sul ciclo dei rifiuti, guardando anche all’economia, poiché non è solo un fatto ambientale” dichiara Masini, presidente di Coldiretti . “Il 40% di quello che finisce nei nostri cestini, sono prodotti di imballaggio,che tra l’altro incidono sino al 30 % sul prezzo del prodotto”. In effetti un’insalata imbustata rischia di avere anche un costo anche 8 volte superiore.

“Generare rifiuti”-prosegue Masini- “ha delle conseguenze nel caso in cui si spezza il ciclo della gestione. Creando problemi sui territori, sulla vendita dei prodotti e sull’occupazione”. L’esempio dell’immondizia bruciata sulle strade di Napoli è del tutto inerente, poiché  quelle immagini, a ragione riprese e  trasmesse dai media, hanno compromesso la percezione sulla qualità dei prodotti locali, con una forte contrazione della domanda degli stessi e la risoluzione di molti contratti di fornitura.

Dunque l’accento è sulla tipologia degli incarti, sulla capacità di differenziare la raccolta e sul riciclo. Ma anche soltanto concentrarsi sull’acquisto di prodotti con imballaggio ridotto potrebbe essere un buon primo passo. Il presidente della COOP ribadisce l’intenzione concreta di ridurre l’utilizzo di contenitori inutili, come per la scatoletta di cartone dei dentifrici o della maionese. In un primo momento la reazione del cliente non è positiva; non essendovi abituato, è portato a ritenere più scadenti i prodotti con meno imballaggi. Ma è necessario insistere.

In sostanza, conclude Masini, “dobbiamo modificare i nostri stili di vita. E questo sarà possibile già a livello individuale attraverso un diverso approccio con il fare la spesa al supermercato”.

Fabio Grilli