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Cellulare, piegaciglia e diritti umani

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Sul finire di novembre per alcuni giorni ha fatto scalpore la notizia di una giovane ragazza che, con tanto di video postato sui social, ha superato i serrati controlli di Pechino denunciando le violazioni dei diritti umani perpetuate dal Governo cinese nei confronti delle minoranze musulmane. La giovane statunitense ha deciso di postare il breve filmato sul social network cinese ‘Tik Tok’, nuovo fenomeno digitale del momento, il cui punto di forza sono i brevi video (massimo 60 secondi) pubblicati dagli utenti.

Dopo la pubblicazione da parte di un consorzio giornalistico internazionale, di cui fa parte anche la Bbc e il Guardian, di documenti classificati cinesi che provano l’internamento della minoranza musulmana degli uiguri in quelli che il governo di Pechino si è immediatamente affrettato a definire ‘campi di lavoro volontari’, la diciassettenne ha deciso di dare risalto alla notizia.

Lo ha fatto con la forza che forse un consorzio giornalistico internazionale non ha: con un piegaciglia e un cellulare. Nel suo account di Tik Tok ha infatti postato un video tutorial: “Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani”.

L’escamotage messo in atto da Aziz, questo il nome della giovane, si è reso necessario a causa della forte censura che si crede venga posta su questo social dal Governo di Pechino (soprattutto dopo le proteste degli ultimi mesi). Basti pensare che sono state svelate addirittura alcune procedure per diminuire le visualizzazioni dei video postati da utenti con malformazioni o portatori di handicap. In quel caso la società proprietaria del social network si sarebbe difesa parlando di una iniziativa intrapresa per evitare fenomeni di bullismo. In altre parole: si salvano le apparenze e ci si mette al sicuro da eventuali scandali e cause legali.

Il video di Aziz, prima di essere individuato e cancellato da Tik Tok, aveva comunque raggiunto oltre 1,4 milioni di persone, collezionando più di 500mila like. Ma la ‘viralità’ di questo video non si è fermata con la censura da parte del social cinese: molti utenti lo hanno infatti riproposto su Twitter, Youtube e Instagram, rendendo impossibile calcolare quante persone nel mondo possano averlo visto. Sarebbe interessante il confronto con la diffusione che ha avuto la notizia dei ‘campi’ prima della trovata di Aziz.

Leonardo Mancini