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CHE FINE HA FATTO L’AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO?

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Lo chiediamo a Sandra Rizza, giornalista dell?Ansa di Palermo, che insieme al co-autore Giuseppe Lo Bianco, ha firmato un libro che raccoglie gli ultimi 56 giorni del Magistrato fatto saltare in via D?Amelio e dell?agenda mai ritrovata.

Un libro che scotta, pagine di un diario che dobbiamo tenere a mente ancora a lungo. Un attentato allo Stato, di quelli che disarmano e spiazzano. C?era chi lavorava alla lotta contro la mafia e chi aiutava chi faceva la lotta: sono tutti morti, saltati in aria in due riprese, fatti uccidere dalla Mafia che troppo spesso non ha volto ne corpo ma solo mani lunghe. E talvolta quelle mani possono far parte di un corpo molto vicino al nostro. E solo ricostruendo le vicende di quegli anni si può arrivare a capire che quel nome, Mafia, non è altro che un sinonimo di qualcos?altro, che non vorremmo mai arrivare a dire coincida con Stato.

Lei lavora per l?Ansa di Palermo, avete seguito tutte le vicende di mafia e continuate a farlo sempre con puntualità e professionalità. Perché un libro-diario per ricostruire gli ultimi 56 giorni di vita di Borsellino?

Seguo da diversi anni, insieme con il collega Lo Bianco, le vicende di mafia siciliane culminate nella stagione delle stragi del ?92 e del ?93. Un periodo professionale nel quale abbiamo accumulato una mole impressionate di dati che non sempre, per mancanza di spazio e di tempo, siamo riusciti a leggere in modo organico e sistemico nel nostro lavoro di cronisti e che, invece, se offerti ai lettori in modo crono-logico, potevano aiutare la comprensione di un fenomeno che è arrivato ad attaccare il cuore dello Stato utilizzando solide e potenti complicità, come ipotizzano le sentenze, all?interno dello Stato stesso. E la vicenda umana, professionale, istituzionale di Paolo Borsellino ci è sembrata il paradigma più efficace per esplorare questo periodo, oggi parzialmente rimosso, ma che resta forse il più buio della nostra storia recente, non solo nel contrasto alla mafia. Quei 56 giorni che separano la strage di Capaci da quella via di D?Amelio non sono soltanto la cronaca di una morte annunciata di un magistrato con la M maiuscola, rimasto solo di fronte ad un ineluttabile destino, ma sono anche il racconto dell?agonia della Prima Repubblica, che muore sotto i colpi di un elettorato stanco di tangenti, sotto i colpi di Cosa Nostra, che apre lo scontro con la politica uccidendo su un marciapiede di Mondello nel marzo del ?92 l?eurodeputato Salvo Lima, sotto i colpi dei magistrati di Milano che hanno inaugurato la stagione di ?tangentopoli?. In quei 56 giorni di tritolo, vuoti istituzionali, governi da formare e probabili trattative con i boss per giungere ad una fine concordata delle ostilità, un uomo solo, divenuto suo malgrado simbolo dell?antimafia in Italia, va incontro al suo destino, senza sottrarsi di un millimetro al peso della responsabilità che deriva dalla sua toga, avendo perso il suo migliore amico, Giovanni Falcone, in un attentato di spaventosa violenza e bestialità, con il carico di segreti, vecchi e nuovi, accumulati in decenni di attività antimafia condotta in Sicilia. Ecco perchè il diario di Paolo Borsellino diventa il diario di bordo di un passaggio istituzionale delicatissimo, dalla Prima alla Seconda repubblica, segnato in Italia anche dal tritolo di Cosa Nostra.

L?agenda rossa è un mistero, un mistero che ancora nessuno ha svelato, esisteva questo è certo. L?hanno rubata, fatta sparire, cosa ci può dire di quell?agenda e perché è così importante?

Intanto per il suo contenuto: non è un caso che a leggere quelle pagine fosse, prima del 19 luglio 1992, solo chi le scrisse. A nessuno Borsellino ha mai mostrato i suoi appunti riservati, a testimonianza di come quell?agenda contenesse tutto ciò che il magistrato considerava importante in quei delicatissimi giorni: e dunque gli incontri, le telefonate, fatti più o meno usuali, le confidenze, tutto quanto accadeva intorno a lui ??degno di nota??, diventano le tappe di avvicinamento ad un destino fin troppo annunciato. Tutte considerazioni affidate ad un?agenda che, come nel migliore dei gialli, sparisce dalla scena del delitto, perchè è diventata, come ha scritto Marco Travaglio nella prefazione al nostro libro, la ??scatola nera della seconda repubblica?, non ancora decollata.

Pensa che Paolo Borsellino fosse arrivato alla verità sulla morte del collega Falcone e che in quell?agenda ci fosse scritto il nome dei mandanti?

E? probabile che avesse, in quei 56 giorni, maturato una propria idea che non conosceremo mai. Non è un mistero che fu proprio lui a fornire il massimo del sostegno al magistrato inviato a Palermo dalla Procura di Caltanissetta per indagare sulla strage di Capaci. E non è nemmeno un mistero che in quei 56 giorni continuò ad indagare su Cosa Nostra e le sue ?relazioni pericolose? a 360 gradi. Fino a quando, due giorni prima di morire, si rivolse a due colleghi magistrati, per telefono, dicendo loro: ?il mio compito è finito, adesso tocca a voi??. Che dentro le pagine dell?agenda rossa fosse scritto il nome dei mandanti della strage di Capaci non lo sapremo mai, ma è probabile che sfogliando quelle pagine salterebbero fuori nuovi e interessanti indizi per capire che cosa è successo in Italia a cavallo degli anni ?91-?93.

Marco Caria

L?agenda rossa di Paolo Borsellino
Chiarelettere editrice