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Donne, meglio tardi che mai

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“Sono donna e dico basta”. È stato il grido di protesta lanciato dalle donne indignate e stanche degli ultimi scandali che hanno coinvolto la nostra Italia. L’iniziativa è stata promossa da La Repubblica e si è espansa a macchia d’olio in tutto il paese. Oramai non si parla che di escort, di prostitute, di ragazze che venderebbero la loro anima – ma più il loro corpo – al diavolo pur di avere un posto d’onore in certi festini. E le donne sono, giustamente, snervate.

La cosa strana è che però tanta indignazione esca fuori solo ora. Sono anni che la donna viene trattata come oggetto ma di grandi mobilitazioni, contro gli stacchetti danzerecci di veline e letterine poco vestite, non ce ne sono state. O, ancora più importante, pochi si sono preoccupati della dilagante aspirazione delle giovani leve ad entrare nel mondo dello spettacolo, come massima aspirazione per il loro futuro, invece di pensare a loro stesse come veicolo di cultura, arguzia e brillantezza intellettuale.
Ne ho sentite tante in questi giorni, ma la spiegazione più in voga è quella che addossa tutta la colpa alle famiglie, incapaci di dare un’educazione rigorosa a questi nascenti astri dello star system. Secondo me queste affermazioni sono, in parte, errate. Le donne, ma le persone in genere, per quanto giovani e inesperte, hanno una loro testa che possono – e dovrebbero – far funzionare. Certo, l’educazione aiuta, ma non è tutto. Tante ragazze hanno le madri fissate con la dieta, ma non tutte diventano anoressiche. Tante hanno il padre commercialista, ma non tutte si laureano in Economia e commercio. Siamo il paese delle generalizzazioni, oltre che del “prendo la strada più facile” e “tanto funziona così”.
In Francia è stata recentemente licenziata la caporedattrice di Vogue, Carine Roitfeld, per un servizio fotografico a cura del controverso fotografo Tom Ford, ritraente bambine in pose da vamp. Il motivo è chiaro: istigazione alla pedopornografia, e probabile cattivo gusto. Anche qui sono i media che delineano degli standard di donna-oggetto, fino all’esasperazione. Le parole di Luciana Littizzetto, professate durante “Che tempo che fa”, sanno della più grande verità degli ultimi tempi: “Vorrei dire a tutte le ragazze con un bel paio di tette che si può fare anche un altro mestiere che cercare di entrare in tv. Non bisogna fare per forza la fila, insomma, per mettersi a novanta”. Approvo, sottoscrivo e aggiungo: ce ne vorrebbero di più di donne come lei. E ce ne sono tante, per fortuna, parliamo anche di loro. Le tette alla lunga stufano, il cervello no.

Serena Savelli