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Epidemie: dov’e’ il buon senso?

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Ci risiamo. Avevamo sentito la mancanza, quest’anno, di una nuova peste moderna che farà accapponare la pelle ai più.

Apocalittiche previsioni dai telegiornali, esperti che rassicurano mietendo comunque, con quel loro modo di fare prudente e allarmante, il terrore puro nelle menti più ipocondriache, che sono già alla ricerca della panacea del ventunesimo secolo. La nuova ondata di paura è stata provocata di recente dal misterioso batterio Escherichia Coli, che ha avuto il suo exploit nei pressi di Amburgo, in Germania. La sua diffusione è avvolta nell’ombra, prima proveniente da dei letali cetrioli, poi da campi di germogli di soia. Al momento in cui scrivo c’è ancora una grande, grandissima confusione, ma anche un altrettanta consolidata avversione alla parola “contagio”.

 

Certo, il rischio esiste, ci sono stati dei morti e molta gente è finita in ospedale, e ovviamente la prudenza è d’obbligo. Ma vorrei ricordare che quasi ogni anno abbiamo a che fare con una nuova epidemia. Tra le ultime l’influenza A, l’Aviaria, la Sars, la suina, la mucca pazza… insomma, c’è da uscirne pazzi, altro che malati.
Più che gli sviluppi epidemici di queste nuove malattie, il rischio reale è insito nelle vere e proprie psicosi di massa che si sviluppano a fronte del semplice e labile sussurro della parola “pandemia”. E così spuntano prodotti di tutti i tipi che vanno a ruba negli ipermercati, come era stato per i disinfettanti secchi per le mani che, più che salvare dalle infezioni, contaminavano ogni ambiente chiuso e popolato di un orrido odore limonato da far venire la nausea ai più forti di stomaco. Per non parlare dei sintomi. Durante il periodo dell’influenza A ogni persona che avesse un semplice raffreddore veniva visto come un appestato, escluso dai presenti, additato come untore, il tutto condito con scene di panico e di ansia convulsa, e da inquietanti cartelli nei luoghi pubblici che avvertivano sulle norme di igiene da seguire. In questa occasione, e non è inutile ricordarlo, vennero prodotte quantità spropositate di vaccini a cui in tanti – immuni dalla psicosi probabilmente – hanno deciso di non sottoporsi alla miracolosa cura. Fatto sta che in quella occasione ci fu uno spreco di medicinale e denaro incredibile, visto che molte delle dosi rimasero inutilizzate.
Armatevi di senso dell’igiene – che è sempre utile, tra l’altro, ma molti se ne ricordano solo il “certi” periodi – più che di medicine e ansia, e sono sicura che non avrete problemi. Siate prudenti, insomma, ma non isterici, altrimenti curerete il corpo, ma di certo non il cervello.

Serena Savelli