Home Rubriche Binario21

EUROPA 7: LA TV CHE NON C’E’

SHARE

Dal luglio 1999 ad oggi la televisione è molto cambiata. In quei tempi non credevamo che internet potesse divenire il principale mezzo d?informazione e possedere una televisione nazionale era importante quanto la democrazia.

Se le storie seguissero sempre una logica morale, sicuramente non ci sarebbe bisogno di scriverne e noi italiani avremmo fruito di un servizio migliore, una televisione plurale e indipendente. Europa 7 è una piccola azienda editrice, in confronto ai grandi signori dell?informazione, e tempo fa costituiva una piccola nicchia di successo come emittente locale. La sua storia ha inizio quando l?imprenditore Francesco Di Stefano comprende che i tempi sono ormai maturi e la televisione italiana, monopolizzata allora dalla Rai e il circuito Mediaset, è pronta per una redistribuzione delle frequenze a diverse imprese. Anche la politica sembrava d?accordo con questa linea di pensiero e, ad opera del governo Prodi, tramite la legge n°249 del 31 Luglio 1997, che testualmente cita: ?Ad uno stesso soggetto o a soggetti controllati da o collegati a soggetti i quali a loro volta controllino altri titolari di concessione in base ai criteri individuati nella vigente normativa, non possono essere rilasciate concessioni ne’ autorizzazioni che consentano di irradiare più del 20 per cento rispettivamente delle reti televisive o radiofoniche analogiche e dei programmi televisivi o radiofonici numerici, in ambito nazionale, trasmessi su frequenze terrestri, sulla base del piano delle frequenze?, con la quale indice un bando pubblico per la redistribuzione di 8 frequenze per emittenti private. L?intuito dell?imprenditore perciò non sembrava errato, anzi si dimostrò tanto interessante che il gruppo Europa 7 partecipa a tale bando, vincendo, nel luglio 1999, la concessione della frequenza che in quel momento era occupata da Rete 4. Da quel momento la piccola azienda di Di Stefano inizia a lavorare perché il nuovo canale sia pronto per la distribuzione nazionale. Molti soldi vengono investiti, si chiudono importanti contratti di sponsorizzazione, oltre 700 persone vengono assunte e tutto è pronto per la costruzione degli studi televisivi. Fin qui sembra seguire una logica perfetta ma, come dicevamo, altrimenti non ne avremmo scritto, infatti ad oggi, dopo incredibili vicende, Rete 4 occupa ancora ed ?abusivamente? le frequenze di diritto del gruppo di Di Stefano, e di Europa 7 non rimane che un piccolo blog (www.europa7.it) realizzato grazie ad una piattaforma gratuita come WordPress. I primi avvisi che non tutto stesse andando linearmente si avvertirono quando il 22 dicembre 1999 attraverso un decreto ministeriale fu concessa una proroga temporale a Rete 4, pur questo non sostenuto da alcun fondamento giuridico, e da allora, in circa dieci anni, si sono succedute innumerevoli sentenze in favore di Europa 7. La prima è opera della Corte Costituzionale che, nel novembre 2002, chiede che siano rivisti alcuni articoli della legge 249 e che sia applicato definitivamente l?obbligo di liberare la frequenza da parte di Rete 4 entro il 31 dicembre 2003. A questo punto, puntuale come solo sa essere la politica, una settimana prima della scadenza, il 23 dicembre 2003, il governo Berlusconi approva la cosiddetta Legge Gasparri, la quale, attraverso il sistema digitale, in qualche modo permette a Rete 4 di trasmettere finché non verrà attuato il passaggio totale al digitale. Per la prima volta il parlamento italiano promuove una legge che così chiaramente favorisce un privato e, nell?indifferenza mediatica, ad oggi tale argomento non è presente nel dibattito politico quotidiano, nonostante è di qualche giorno fa, il 12 settembre 2007, la sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee si è pronunciata nuovamente a favore della società di Di Stefano, chiedendo di condannare lo Stato Italiano in merito alla vicenda e ha riconosciuto il diritto di Europa 7 di essere proprietario della concessione. Come spesso accade per il momento tutto tace e, nonostante l?attenzione ad ogni parola scritta da Beppe Grillo nel suo blog, nessun quotidiano o telegiornale a riproposto o commentato l?intervista al Presidente di Europa 7. Noi allora ne pubblichiamo un estratto:
 

Sig. Di Stefano, adesso è stato presentato il disegno legge Gentiloni. Che giudizio ne da?
Un giudizio completamente negativo. Ci sono due grandi problemi in Italia: il non rispetto delle sentenza della Corte Costituzionale del 2002, e il non rispetto delle direttive europee, in quanto la Commissione Europea ha messo il mora il Governo Italiano. Si è scelta la linea del disegno di legge che prevede perciò tempi lunghissimi, ma, al di la di questo, il disegno Gentiloni non risolve assolutamente niente: nel provvedimento si scrive che se il destinatario dello stesso ha trasferito sul digitale una rete che trasmetteva in analogico il provvedimento non lo riguarda più. Per questo Mediaset ha comprato Rete Mia e l?ha portata sul digitale, quindi la legge non la riguarda più. È una presa per i fondelli.
Per maggio è prevista una sentenza della Corte Europea.

 Quale è il suo obiettivo, ottenere un risarcimento o dar vita a questa televisione?
Il nostro obiettivo era, è e sarà sempre quello di mettere in piedi questa benedetta televisione. Certo, sui danni subiti e sui costi sostenuti fino ad ora non siamo disposti a concedere nessuno sconto.

 

Marco Manieri