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Facciamo di Roma una moderna capitale Europea

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roma che vogliamo 2

No a Municipi inutili Si ai Comuni Urbani


Pubblichiamo un nuovo commento di Bruno Ceccarelli della serie ‘La Roma che vogliamo’

Con la cosiddetta Riforma Delrio a partire dal 1º gennaio 2015 sono state istituite le Città metropolitane. Per Roma, la sua costituzione, ha comportato la cancellazione della Provincia.
Dal punto di vista istituzionale oltre che le funzioni fondamentali che aveva la Provincia, si sarebbe dovuta prevedere una ridefinizione istituzionale, che potesse comportare il riordino delle funzioni in capo alla Città Metropolitana e le modalità del necessario trasferimento di una serie di competenze delegate da parte dello Stato e della Regione.
Questa importante e delicata attività è rimasta zoppa. Infatti sia Roma Capitale, sia la Città metropolitana risultano essere Enti di rango Costituzionale (art.114 Cost.) e si prevedeva il superamento di un ordinamento, anche transitorio, da attuare con più decreti successivi, affrontando diverse tematiche, compresi gli aspetti finanziari e di bilancio.
Purtroppo, anche dopo la approvazione della Delrio, non tutte le problematiche sono state dipanate. Si è scelta la strada del rinvio o meglio del non scegliere.
Mentre infatti l’art. 22 della legge Delrio indica che il nuovo Statuto della città metropolitana, attraverso un percorso politico deliberativo, a dir poco farraginoso, può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale; viene introdotta la condizione che affinché si possa dar luogo all’ elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, occorre che entro la data di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni.
La proposta, in apparenza positiva, trova immediate difficoltà perché la stessa dovrebbe poi essere sottoposta a referendum tra tutti cittadini della città. Altra condizione, ulteriormente inserita, è quella che la Regione abbia provveduto, con propria legge, all’istituzione dei nuovi comuni e alla loro denominazione ai sensi dell’articolo 133 della Costituzione.

Un percorso, normativo e deliberativo, complicato e difficile, che si presenta come un grande ostacolo. Forse impossibile per la pochezza o im-preparazione di questo ceto politico a disposizione.
Tuttavia, in questo stagno conformista e neo-conservatore è pure previsto (parliamo, in questo caso anche di Roma) che per le sole città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti, la condizione necessaria, affinché si possa dar luogo ad elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, è quella che il nuovo Statuto della città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del comma 11, lettera c), e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa.

Questo ultimo comma può permettere la soluzione dei problemi per realizzare in tempi certi la istituzione dei Comuni Urbani al posto delle inconcludenze rappresentate dagli attuali Municipi.

Questo è il terreno, certamente, per una importante iniziativa politica, anche di concerto con la regione Lazio, che sta già discutendo al riguardo attraverso la proposta di legge n. 317: “Disciplina e conferimento di funzioni e compiti amministrativi ai Comuni, a Roma Capitale e alla Città metropolitana di Roma Capitale”.

Questa proposta di legge regionale, tuttavia, ha il “difetto” di rimanere al chiuso delle proprie Commissioni e che non solo dialoga poco con gli Enti Locali, ma che non coinvolge per nulla i cittadini e le loro Associazioni. Da quanto mi è dato sapere una autosufficienza colpevole che fa pure a meno di saperi e esperienze di dimensione europea.

Mi pare che in sostanza prevalgano in questa fase: limiti culturali del sistema politico e un conservatorismo, non nascosto, degli apparati burocratici.

E’ opinione di scrive che questa fase debba servire non già a precisare funzioni e compiti dei diversi livelli istituzionali interessati, ma piuttosto sul come avviare un forte ammodernamento nella capacità complessiva di governo in grado di soddisfare le esigenze e i bisogni dei territori e dei loro cittadini. Un grande Sistema Unitario che agisce democraticamente, garantendo qualità di scelte, trasparenza, tempi certi di attuazione dei provvedimenti, finanze in ordine e controlli rigorosi.
Un approccio che consideri i perimetri delle diverse competenze istituzionali non come confini invalicabili, ma piuttosto come un compito da svolgere all’interno di un disegno nel quale tutti ci si riconosca, e per il quale ci si impegna, pure alle volte, partendo da posizioni non del tutto omogenee. In una parola un modello di governance nel quale le “gerarchie” sono sostituite da una alta qualità della politica e una lungimiranza partecipativa dei cittadini interessati, che la nuova politica incoraggia e sostiene.
Insomma un respiro costituente che abbia la missione di fare di Roma una grande e moderna capitale europea.

Quindi è questo il tempo di chiedere alle forze politiche, che si cimentano nelle prossime elezioni amministrative, di manifestare impegno su questo terreno. No a slogan di facciata o pseudo intendimenti. Un serio e profondo ricambio del ceto politico oggetto di candidature, sarebbe certamente un segnale di positiva discontinuità.

Il resto non viene da se. Ma ne verrebbe positivamente condizionato. Il primato della politica che torna a svolgere il suo ruolo. Il contrario di quello assolto, ormai da anni, come zerbino di altri interessi, non di rado speculativi ma anche truffaldini e malavitosi.

Nel merito, ovviamente non mancheremo di esprimere alcune nostre proposte, sia sulle scelte di programma, sia sulle competenze istituzionali dei Comuni Urbani.
L’obiettivo è quello di sostenere una migliore qualità della vita per tutti.

Bruno Ceccarelli

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