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Guardare avanti o indietro?

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costituzione

Leggere la Costituzione italiana oggi, pensando ad essa come una delle poche eccellenze rimaste, non può che infondere una crudele malinconia

Non perché sia un documento da cui non trarre esempio e forza ma in quanto i suoi principi fondamentali, oggi come oggi, confermano un’inadeguatezza di fondo che mal si sposa con un paese, il nostro, che ha bisogno di mastodontiche spinte propulsive verso un rinnovamento globale, che parte dalla testa degli italiani per finire sul nostro enorme e difficoltoso assetto amministrativo, sociale, economico e culturale.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro […] La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […] Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge […] La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Troppi sarebbero gli articoli che sanno di sberleffo, in un momento come questo. L’assoluta grandiosa e incommensurabile saggezza di cui sono pregni, oggigiorno, non riesce a trovare pratica applicazione, ma solo utopiche prospettive future di un ritorno alle origini, quando queste piccole ma enormi perle vennero concepite, agli albori della repubblica. Se il nostro documento fondante fosse utilizzato scrupolosamente, divenendo lo specchio di ogni cittadino italiano e non un malinconico riflesso di ciò che non saremo mai, diventeremmo indubbiamente uno dei paesi più civili della storia. La nostra Italia di oggi, invece, sembra fatta di sogni infranti, di speranze disattese, di ambizioni e desideri gelosamente custoditi in una scatola polverosa. Siamo stati abituati a rinunciare ai nostri diritti imprescindibili in favore della sopravvivenza, a mettere da parte il senso di giustizia per lasciar spazio ad un’amara e rassegnata costernazione.

Attaccati al lembo di una labile speranza, si può credere ancora una volta che questo periodo getti le fondamenta per un panorama diverso. E l’Italia, come una splendida fenice, possa risorgere dalle pesanti ceneri in cui si è trasformata. E così, siamo al Napolitano bis, abbiamo non un governo, ma un governissimo, nuove forze politiche fatte dal popolo si avvicendano tra i banchi del Parlamento e, come spesso accade in periodi caldi, la violenza atavica dell’uomo viene fuori, colpendo indiscriminatamente il prossimo, in irrisori atti dimostrativi che non possono che alimentare un clima di odio che ci ha saturati, dimostrando esclusivamente la bassezza – ma anche il potere della disperazione – della natura umana.

A fine maggio saremo chiamati alle urne, affidandoci a chi può raccogliere un sogno di rinnovamento per la nostra città. Qualunque scelta facciate, non cadete nell’oblio del disinteresse. Informatevi, scegliete con cura, senso civico e con una piccola e ingenua scintilla di speranza in un futuro migliore. Votate, perché il mostro più grande da abbattere oggi è proprio quello della rassegnazione.

Serena Savelli

 

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