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INTERVISTA AL PROF. CARLO SERRA

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"Un indulto fatto senza consapevolezza ne convinzione"

Per capire meglio il dibattito sull?indulto, le critiche e gli effetti sul mondo carcerario abbiamo chiesto un colloquio con il Prof. Carlo Serra, professore di Criminologia e Psicologia Giuridica all?università ?La Sapienza? e ?Roma Tre?, da oltre quaranta anni al lavoro all?interno del carcere istituendo il servizio d?accoglienza ?Nuovi Giunti? centrale nella promozione del disagio carcerario e la prevenzione dei suicidi nella carceri.

 Prof. Serra potrebbe aiutarci a far chiarezza sulle ultime polemiche riguardo i numeri dell?indulto?

Sui numeri sembra ci sia un gran casino. Prima dicono 29000, poi pare che siano 17000. Ma di questi faccia conto circa 2000 sono stati già riprese. Questo è fisiologico. Per qualsiasi beneficio si conceda in genere c?è un rientro veloce, perché il beneficio viene concesso a pioggia, per così dire, sul detenuto e nessuno gli spiega il perché o percome sia uscito dal carcere. Questo perché sotto il profilo educativo e psicologico non gliene frega niente a nessuno.  

Ad esempio?

Ad esempio per quanto riguarda le misure alternative ci sono concessioni che rientrano nelle normali attività di osservazione e trattamento degli istituti penitenziari, ma succede che molte volte quando il detenuto usufruisce dello sconto di pena non sia culturalmente preparato, psicologicamente preparato, ad ottenere quel beneficio. Poi succede con la stessa facilità con cui esce, se deve vendicarsi di lei quello viene, le da una pistolettata, e siamo punto e da capo. Questo perché se lei facesse una denuncia anche contro anonimi, le indagini partirebbero subito dalle persone che le sono vicine e un ex-detenuto sarebbe il primo indiziato. È questo il meccanismo. 

Era necessario un provvedimento del genere?

Quest? indulto è stato dato per decisione del parlamento senza neppure troppa convinzione senza nessuna consapevolezza con l?unico obiettivo dichiarato di sfoltire le carceri. Questo perché si era arrivati a 63000 detenuti negli istituti e ciò è materialmente impossibile, la gente dormiva per terra.Poi c?è il problema della distribuzione non uniforme in tutte le carceri del personale detenuto. Ci sono delle carceri in regioni come Friuli, Veneto dove per il basso tasso di criminalità ci sono pochi detenuti che entrano. Per il principio della regionalizzazione della pena il detenuto viene ristretto li dove risiede la famiglia. Ecco perché troveremo le carceri della Puglia, Campania, Lazio e Sicilia strapiene mentre altre saranno vuote, però non può mandare un detenuto siciliano ad Aosta solo perché li c?è una cella vuota. 

Un ottimo principio ma materialmente impossibile

Materialmente ciò rende impossibile la redistribuzione dei detenuti, e inoltre questo vale anche per gli stranieri che devono essere ristretti li dove hanno una base, degli amici o parenti, perché in caso di concessione di benefici essi non avrebbero un posto dove andare. 

C?è altro?

Poi c?è un altro problema: l?indulto annulla la pena ma non il reato. Quindi il soggetto deve essere regolarmente processato, deve subire la condanna, e al momento di scontare la pena, se rientra nelle norme dell?indulto, viene mandato fuori e non sconta la pena. Ma il reato rimane e, dal momento che commette un altro reato, egli sconterebbe una doppia pena. 

Quindi si lavora a vuoto?

Si. Tra l?altro l?80% dei processi pendenti andrà a finire che sarà beneficiato con l?indulto, quindi si lavora a vuoto trascurando magari importanti processi per poter smaltire il gran numero di processi che già saranno scontati con l?indulto. La cosa grave è che per poter svolgere nei tempi questi processi magari nel frattempo verranno rinviati i più gravi e probabilmente scadranno i termini e questi andranno in prescrizione.  

Forse un?amnistia sarebbe stata più utile in questo caso

Avrebbero dovuto celebrare un?amnistia contemporaneamente all?indulto. Ma questo non sarebbe stato giusto perché non c?è più certezza della pena. Cioè, se io la denuncio perché mi ha svaligiato casa, il poliziotto l?arresta e lei invece di andare in carcere il giorno dopo la vedo passare per strada vengono meno i principi e proprietà della giustizia già del Beccaria. 

Che fine fa il lavoro di recupero e sostegno degli operatori all?interno dei carceri?

Và tutto a farsi benedire. Se io intraprendo un lavoro di recupero e di aiuto nei confronti di un detenuto poi così d?improvviso questo se ne va e tutto finisce così senza una preparazione adeguata al mondo di fuori. 

Marco Manieri