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La cura

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Inizio settembre. Metto piede in terra italiana e vengo raggiunta da una notizia lancinante: il Colosseo è in pericolo.

Piccoli frammenti sono caduti dalle arcate superiori, e questa avvisaglia minima, rispetto alle mastodontiche dimensioni dell’anfiteatro, quanto significativa, ha destato in me un senso di drammatica rassegnazione. 

Chissà se l’Italia, attualmente, è un paese adatto a sostenere la responsabilità della massiccia mole di siti archeologici, monumenti, gallerie d’arte e centri storici e culturali che ospita al suo interno. Certo, ce li abbiamo e non è che possiamo darli via, per carità. Anche perché le nostre bellezze ci salvano da un baratro che si alimenterebbe di indifferenza da parte del resto del mondo. Non saremo bravi, ma siamo belli. Almeno quello.

La Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma ha provveduto a rassicurare tutti: il Colosseo non è in pericolo e la sua salute non desta preoccupazione. Poi però viene progettata una “fascia di rispetto” di ben 15 metri per proteggere i visitatori, in attesa del grande restyling finanziato dal gruppo Tod’s per 25 milioni di euro, che farà splendere nel 2015 una delle sette meraviglie del mondo contemporaneo di una nuova luce. Ma non è un controsenso?

Dopo i crolli di Pompei e lo stato di degrado di molti siti d’interesse, incommensurabili patrimoni di storia e cultura, c’è da interrogarsi sul perché tali emblemi oggi sembrano in pericolo di dissolversi come polvere al vento. L’incuria, gli interessi economici e il menefreghismo pare siano più potenti di “condizioni climatiche estreme” (?) e di migliaia di anni che scorrono veloci sui nostri territori.
Il discorso non è pedonalizzare via dei Fori Imperiali, come giustamente Legambiente ha proposto, delibera popolare peraltro firmata anche da Nicola Zingaretti. O, quantomeno, non solo quello. Perché l’idea è buona, e contribuirebbe indubbiamente alla valorizzazione del territorio. Ma quante zone sarebbero da pedonalizzare a Roma vista la loro importanza?
Questa città ha, sulle sue spalle malandate, un privilegio e un fardello al contempo: l’obbligo di mantenere le vestigia di quel glorioso passato che l’ha resa – e la rende ancora oggi – grande, e il dovere di guardare al futuro, troppo ostacolato da una mentalità comune che andrebbe cambiata. Prima delle barriere preventive, prima dei crolli, prima di tutto. Attenzione, rispetto, amore e dedizione: le cure più importanti che i cittadini e, soprattutto, le istituzioni non dovrebbero mai considerare superate.

Serena Savelli