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L’Italia s’è desta?

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Dell’Italia si può dire tutto, tranne che sia un paese noioso. Abbiamo seguito tutti con trepidazione le elezioni del 24 e 25 febbraio e la partecipazione, nonostante la quota di astensionismo sia sempre molto alta, c’è stata, se non alle urne quantomeno nell’interesse.

Ciò che è emersa, ma non è una novità, è stata una drammatica disaffezione alla politica. Il Movimento 5 Stelle, oggi sulla bocca di tutti, nel bene e nel male – come tutte le novità, del resto – ha tenuto testa a tutti quei partiti stabili e consolidati del nostro panorama politico. E questo è un segnale, indiscutibile, che la voglia di cambiamento, e soprattutto il malcontento, è presente e inossidabile nei nostri confini nazionali. Al momento in cui butto giù questo umile pezzo d’opinione il panorama è davvero incerto. Si parla di ingovernabilità, e questa parola risuona nelle case degli italiani da ogni orifizio mediatico, atterrendo le masse consapevoli, divertendo quelle disfattiste e fomentando gli irriducibili. Mi piacerebbe che le persone ricordassero che le sorti di uno Stato, e soprattutto quelle di un paese che annaspa in una situazione davvero poco rosea, non possono essere paragonate ad una partita di calcio, e che le tifoserie, almeno in questo caso, dovrebbero placare i loro animi e mettere da parte le loro bandiere, per poter analizzare davvero quello che ci sta succedendo. Quello che dovrebbe premere ora è la sorte di un paese che oggi si divincola tra la voglia di rinascere e la feroce tentazione dell’eutanasia. I grilli cantano più di prima, i giaguari non sono stati smacchiati, e francamente delle storielle sulla vecchia fattoria ne abbiamo tutti le scatole piene. La vera rivoluzione sarebbe quella di avere alla guida dell’Italia gente capace, onesta, attenta e piena di responsabilità, che umilmente si rimette alla sovranità popolare come rappresentante di categorie che non reclamano altro se non ciò che gli spetta: una vita dignitosa. Ad oggi, però, questo grande cambiamento è saturo di incertezza. Ci vuole responsabilità, perché il rischio che questa nazione imploda su se stessa c’è, reale, palpabile e soprattutto sempre più vicino. 

 

Serena Savelli

 

 

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