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Manifestazione Indignati 2/3 – Fools we know what you’ve done!

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Leonardo Mancini riflette sulla manifestazione che ha vissuto, sui motivi e sulle conseguenze, attraverso le parole e i suoi scatti in esclusiva

Una giovane giornalista russa questa mattina ha ricevuto l’incarico di scrivere un articolo sulla manifestazione di Roma. Inizialmente ha visitato i siti dei giornali italiani, ma non trovando nulla di interessante ha contattato i suoi conoscenti in Italia, sino ad arrivare a me. La sua domanda era semplice: “Non trovo nulla sui motivi della protesta. Mi dici perché a Roma la gente è scesa in piazza?”.
In tutto il mondo le manifestazioni si sono svolte contemporaneamente e pacificamente, certo qualche arresto c’è stato, ma nessuna piazza si è infiammata come Roma. A Londra Julian Assange ha parlato ai manifestanti e nelle altre capitali i cortei e i discorsi si sono svolti regolarmente. Una giornata di gioia e di partecipazione, in cui qualche esibizionista, accompagnato da un lungo applauso, ha anche deciso di chiedere la mano della sua ragazza. Occasioni in cui si è parlato di crisi, di problemi, ma anche di soluzioni. Un momento d’incontro fuori dalle mailing-list e dai social network, un face to face a cui speravano di partecipare anche i manifestanti italiani.

Ma noi cosa abbiamo avuto? Il corteo della Fiom di venerdì prossimo annullato per motivi di sicurezza (è stata resa agibile solo Piazza della Repubblica per un sit in), le proprietà dei cittadini pesantemente danneggiate, il manto stradale di Piazza S. Giovanni distrutto, banche e supermercati assaltati, critiche e solidarietà alla Polizia e ai Centri Sociali, molti articoli sui Black Bloc e la conta dei danni (fortunatamente non dei morti). Ma soprattutto centinaia di migliaia di manifestanti che non hanno potuto far sentire la loro voce, che non hanno avuto modo di spiegare alla giovane giornalista russa i motivi della manifestazione.  Non c’è stato modo di far capire che non si chiedeva solamente un nuovo governo per l’Italia, ma che si puntava più in alto. Si guardava al funzionamento della Banca Centrale Europea, ai meccanismi del Fondo Monetario Internazionale e al sistema della finanza mondiale. Si cercava di capire il perché di una crisi che dal 2008 ad oggi non lascia intravedere una fine. Quello sceso in piazza sabato è un movimento che cerca di uscire dalla nicchia, per il semplice fatto che oramai ci sta stretto. Dopo l’appuntamento referendario, tutti gli attivisti che nelle piazze hanno creduto fino in fondo in una vittoria si sono contati, e si sono resi conto del loro numero. Qualche cosa si poteva fare e andava fatta. Gli indignados? Solo un nome e un appuntamento per far sentire la propria voce.  Questa è la manifestazione che non abbiamo avuto il 15 ottobre. Quel momento in cui tutti avremmo voluto parlare, ascoltare, riflettere e proporre delle soluzioni, finalmente le nostre soluzioni.

Una manifestante a Roma portava un cartello indirizzato alla finanza internazionale e alla classe politica, ma che oggi mi sento di riferire ai facinorosi, a chi assaltava la Polizia e incendiava le auto: “Fools we know what you’ve done!” (Pazzi sappiamo cosa avete fatto). Si lo sappiamo, avete saturato ogni canale di comunicazione, con la vostra violenza e con gli strascichi emozionali che ha lasciato il 15 ottobre e Genova prima di lui. Non sarà facile tornare in piazza, non sarà facile riprendersi quei canali per spiegare i motivi della protesta. Non sarà un semplice comunicato stampa a superare il volume delle dichiarazioni di Partito. Ma l’importante è riuscirci, non bisogna piegarsi, è questo quello che vogliono tutti.

Leonardo Mancini

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