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“Burma vj”: il documentario sulla Birmania candidato all’Oscar viene presentato all’Auditorium Parco della Musica.

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Sentiamo Gioia Avvantaggiato, Presidente della GA&A, la casa di produzione che lo ha portato in Italia

Un certo tipo di cinema, un cinema virtuoso, documentaristico, da reporter, qualcuno direbbe d’assalto (anche se il vero assalto è dei regimi che bloccano l’ informazione), in appena 80 minuti è in grado di colmare le lacune della nostra informazione poco attenta e forse disinteressata a certe parti del mondo e a certe realtà fin troppo concrete nella loro tragica immobilità.

“Burma vj”  è la cronaca e la storia della “Rivoluzione zafferano” che ha investito la Birmania (o Myanmar) nel settembre 2007, ispirata dal Premio Nobel Aung San Suu Kyi (democraticamente eletta ma subito arrestata e in prigione dal 1990 al 1995, poi dal 2000 al 2002 e ora agli arresti domiciliari) e guidata dai monaci buddisti. La protesta non violenta repressa dal Regime militare al governo dal 1988 è stata filmata da giornalisti e reporter del “Democratic Voice of Burma”, che quotidianamente rischiano la vita raccogliendo materiale con videofonini e minicamere e che in questo caso hanno avuto il sostegno di Anders Østergaard, regista danese di 45 anni.

Il film ha raccolto 40 premi in giro per il mondo, è stato trasmesso dalle principali emittenti nazionali (proprio domenica “Rport” di Milena Gabanelli ne mostrato delle sequenze) e ha ricevuto una candidatura agli Oscar 2010. In Italia è arrivato già da qualche tempo grazie alla GA&A, la casa di produzione che ha provveduto a distribuirlo nelle librerie grazie a Feltrinelli e lo ha portato nelle sale di 17 città negli ultimi mesi (Presso il cinema “Aquila” di Roma le proiezioni sono durate una settimana).  Raggiungiamo Gioia Avvantaggiato, Presidente della GA&A, che sul film ha investito molto ottenendo un riscontro di pubblico che fa ben sperare. Ci parla di “un esempio riuscito di distribuzione” per un documentario, un tipo di lavoro che trova poco spazio nell’offerta delle sale e difficilmente intercetta grandi fasce di pubblico, a meno che non sia realizzato da autori arcinoti. “Uno dei documentari di denuncia più forti e importanti degli ultimi anni”, così lo definisce Avvantaggiato, che continua : “In questo momento politico e storico dell’Italia questo film rappresenta un incitamento alla manifestazione”. La soddisfazione è la determinazione sono palpabili, infatti la Presidentessa ci annuncia che, in virtù del successo ottenuto, da agosto inizieranno nuove proiezioni in giro per l’Italia.

La tecnica per diffondere un lavoro con un grado così alto di contenuti è obbligata, ci spiega: “Puntare a nicchie di appassionati sperando in un rilancio verso un pubblico più ampio”. Intanto domani, giovedi 17 giugno, alle 20.30 è prevista la proiezione del documentario presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, una serata a ingresso libero che varrà soprattutto come festeggiamento del compleanno di San Suu Kyi, che il 19 giugno compirà 65 anni. Un’occasione per chi fino ad ora non ha potuto incrociare un film così carico di valore, che ha percorso clandestinamente il paese dove giornalisti, attivisti, video reporter e quelli che oggi chiamiamo citizen journalists ( i vj del titolo) hanno avuto il coraggio di sfidare la violenza del governo, la prospettiva del carcere e della tortura, per raggiungere la nostra parte di mondo, l’occidente dove troppo spesso le notizie non arrivano, restando a metà strada, quell’occidente che può aiutare e sostenere attivamente chi si impegna per la libertà, ma che per farlo deve conoscere. “Burma vj” è una testimonianza importantissima, proprio per conoscere un pezzo di storia e un’altra parte di mondo, che si chiama Myanmar, che noi continuiamo a chiamare Birmania e che molti chiamano Burma.

 

Stefano Cangiano