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Sull’informazione, la satira e la merda. Intervista a Daniele Luttazzi

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luttazzi

Dopo un lungo silenzio Daniele Luttazzi torna sulle scene con “Va dove ti porta il clito”, da questa sera al Teatro Olimpico di Roma. In esclusiva Daniele ci parla di informazione, censura e dello stato della satira italiana.

Ciao Daniele, innanzitutto come stai?

Sto bene, grazie.

In realtà ho avuto un po’ di difficoltà a trovare tue notizie. Di cosa ti stai occupando?

Ma io sono un vulcano di idee, non avete notizie perché nessuno mi fa questa domanda (ride). Se volete saperlo basta fare come fai tu, mi telefoni e me lo chiedi.

Allora te lo chiedo io. Che fai?

Se vuoi ti faccio un elenco. Innanzitutto sto per debuttare con il mio nuovo monologo “Va dove ti porta il clito” che è una ripresa del monologo di 12 anni fa. Un monologo chiaramente rivisto, aggiornato e potenziato in modo che sia devastante. Poi sto preparando il tour musicale Songbook, la prima data il 26 Novembre all’Hiroshima di Torino, con la mia band facciamo un’ora e mezza di canzoni scritte e cantate da me. Sto correggendo le bozze del nuovo libro “Guerra civile fredda” che uscirà per Feltrinelli il 4 Novembre, 300 pagine di satira feroce sull’ultimo anno di vita italiana con dentro anche alcuni racconti nuovissimi e formidabili. Sto disegnando, anche se questo è per mio divertimento personale, e inoltre sto seguendo sul mio sito la “Palestra” per nuovi autori satirici e anche questo poi diventerà materiale da pubblicare e si chiamerà “Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana 2009” che uscirà nei primi mesi del 2010. L’obiettivo è di pubblicare ogni anno un nuovo Almanacco.

Che cos’è la “Palestra”?

Guarda secondo me è un esperimento interessantissimo. Io ho inserito un piccolo vademecum su come scrivere le battute di satira e ogni giorno mi arrivano 2.000 battute che io leggo quotidianamente e tra loro ce ne sono una ventina o una trentina che sono molto più belle di quelle che quotidianamente vengono pubblicati sui giornali. È un bellissimo risultato.

Beh, direi che non è poco allora quello che fai.

No, come vedi io faccio, non sto certo ad aspettare. Ovviamente c’è un gran pubblico che mi segue e io di questo sono contento, cerco però un po’ più di attenzione da parte dei media, soprattutto quando si occupano di spettacolo, visto che non stiamo qui a pettinare le bambole.

Infatti ti ripeto, ho avuto alcune difficoltà a trovare notizie su di te. Eppure in questi giorni parte il tour e immaginavo fossi esasperato dalle chiamate.

Ovviamente quando parte un tour i giornalisti mi chiamano e io gli rispondo. Sono i giornali maggiori però che non mi cercano e questo è interessante. Dal 2001 in avanti, poi nel 2007 con Decameron, la cosa si è definita in maniera assoluta, c’è una specie di damnatio memoriae sul mio nome (questa era un’istituzione dell’antica Roma per cui il personaggio che risultava sgradito ai potenti di turno doveva venire dimenticato) e la cosa che si sta verificando su me devo dire che è efficacissima.

Addirittura?

È una cosa impressionante. Guarda anche quando menzionano le vicende del 2001. I giornali ormai dicono: “l’Editto Bulgaro di Biagi e Santoro”. Fine! (ride). Attenzione però non è che mi hanno dimenticato. Questo è un oblio forzato, vogliono dimenticarmi, vogliono non nominarmi. Questo perché come ben sai io faccio satira non solo sulla maggioranza di Governo ma anche sull’opposizione e su quei giornali come Avvenire e Repubblica che oggi fanno i paladini della libertà di espressione, è chiaro che proprio questi non ti nominano.

Ma secondo te, da dove parte questo? È una paura che hanno gli stessi giornalisti o sono regole imposte dall’alto?

No, non è una questione di paura, direi piuttosto di antipatia. C’è tanta invidia e preferiscono non farlo, ma va benissimo così, io continuo a divertirmi facendo le mie cose e non sto a perdere tempo su tali questioni. Però è un fatto che non se ne parla. Anche l’anno scorso con il monologo Decameron, tre ore di spettacolo incredibile, non è uscita una recensione. Non appena altri fanno delle scoreggine, pagine e pagine a colori sulle scorreggine. Fantastico!

Certo mi dispiace, anche se noi abbiamo cercato di dare spazio ai tuoi spettacoli ogni anno.

Ti ringrazio, ma è così che dovrebbe funzionare in un paese normale. Ma questo, lo sai, non è più un paese normale da tanto tempo.

Torniamo un attimo sullo spettacolo. A noi malpensanti però viene da chiederti: perché porti sulle scene uno spettacolo di 12 anni fa?

Il motivo è molto semplice. In realtà quel monologo conteneva in sé le avvisaglie del disastro culturale e sociale che poi è avvenuto. Come sai le tournée vengono decise un anno per l’altro e quindi questo spettacolo era già deciso a gennaio quando ancora non c’era lo scandalo D’Addario, non c’era Noemi, non c’era niente! Tanto è vero che gli organizzatori erano titubanti su questo, pensavano non interessasse a nessuno un monologo del genere. Benissimo, tre mesi dopo scoppia lo scandalo D’Addario e adesso loro si sfregano le mani perché cavolo è perfetto! Va dove ti porta il clito! Fantastico! In effetti quel monologo era una parodia pornografica e blasfema dei contenuti di un famoso libro per zitelle, la cui autrice oggi scrive non a caso per Famiglia Cristiana, che conteneva una serie di valori arrugginiti e decrepiti dei benpensanti di sempre. Questi valori ora sono programma di Governo. Dio, patria e famiglia. Quindi dopo sette anni di monologhi sugli attori politici, in particolare su Berlusconi e compagnia, adesso che Berlusconi è finito io lo considero come una celebrazione della caduta del Lodo Alfano, una grande festa. Infatti ora che Berlusconi è caduto bisogna spostare l’attenzione su chi lo ha messo lì. Cioè quella parte di italiani che lo hanno votato tutti questi anni e lo hanno voluto veramente. Non vale più dire che sono stati plagiati.

Veramente Berlusconi è finito?

Si certo. È finito, non c’è più niente da dire: la storia è finita. Non c’è più interesse. Tutto quello che era all’interno del fenomeno è esaurito. Si stanno consumando gli ultimi singulti. Non ha più niente da dire Berlusconi. L’attenzione quindi ora si sposta su chi l’ha messo lì. Come diceva Petrolini, quando qualcuno dal loggione lo importunava: “Guarda non ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non ti butta di sotto”. Il criterio è quello, bisogna spostare l’attenzione a quello accanto a lui, quelli che l’hanno votato. Bisogna quindi attaccare in maniera satirica quel mondo di valori. Perché finito Berlusconi non finisce il berlusconismo.

Spiegati meglio.

Come sai antropologicamente esistono due tipi di italiani che non hanno niente da spartire gli uni con gli altri. Un tipo di italiano è l’anti-italiano alla Giorgio Bocca e Ferruccio Parri, quindi l’italiano che crede nella democrazia, repubblicano, crede nello stato di diritto e nella giustizia. L’altro italiano invece è l’arci-italiano alla Giuliano Ferrara. Tra questi due tipi di italiani non c’è nessun elemento in comune e Berlusconi ha esacerbato il divario tra questi, portando a galla tutta la maggioranza silenziosa, diciamo, di destra, fascista che in Italia c’è sempre stata, roba che in altri tempi, in altre epoche passate stava nascosta. Adesso è venuta fuori anche con arroganza, è evidente che c’è questa cosa. È questo il problema perché finito Berlusconi quelli restano. Quindi occorre, siccome sono persone di cui si vede la satira in televisione o che censurano le manifestazioni artistiche, che l’attacco satirico sia portato a tutto quel mondo e quindi, questo monologo che conteneva tutti questi elementi che poi sono esplosi, va riproposto.

Tu, già dodici anni fa, hai delineato quella che poi adesso è la realtà dei fatti. Il monologo è lo stesso o nel corso degli anni è cambiato?

Il monologo è lo stesso ma rinnovato e potenziato. Ovviamente certi riferimenti dell’epoca non ci sono più. Certe altre cose le ho sviluppate in altri monologhi. Adesso è sorprendente, perché vedo le ingenuità che c’erano in passato. E’ mirabolante, si ride per un’ora e mezza a crepapelle.

Ma chi già ti ha visto in passato non rivedrebbe lo stesso spettacolo se tornasse a teatro, vero?

Devi tornare assolutamente, l’impianto è lo stesso, ma ti perderesti centinaia di battute clamorose e nuove!

Anche perché se aspettiamo che passi in televisione, la vedo dura…

Eh già.

Parlavamo anche della musica e dei libri che stanno per uscire. Ho letto di questa nuova tendenza musicale che tu chiami “new disco”, che cos’è?

Come sai i generi musicali tengono conto anche di esigenze psicologiche legate ai cicli sociali. Non è un caso che certe tendenze musicali ritornino in concomitanza di certi sviluppi della società. Io sento l’esigenza di suonare e cantare musica disco, utilizzando ritmi dance per affrontare scabrosità emotive e sociali. Per cui ho fatto questa prova a Roma, al The Place, con due concerti con il gruppo e li ho suonati che era una meraviglia. La gente non riesce a stare ferma ed è fantastico, mi diverto moltissimo.

Ma non è una musica da teatro, va ballata, coinvolge…

È una musica che va ascoltata perché sono armonie struggenti, ma nel frattempo c’è una ritmica trascinante, per cui uno può stare anche fermo, poi però gli viene un’ernia! Per ora le date sono al nord, ma spero di tornare presto anche a Roma. Tieni conto che questa sarà una tournée estiva anche. La satira come sai è un genere invernale e d’estate s’interrompe, mentre la musica è prettamente estiva.

Qualcosa a proposito de “La Palestra”, il tuo blog. Com’è nata l’idea?

È una scuola di satira, dove c’è un professionista che dà delle dritte, quindi la gente che ha il desiderio di imparare o di perfezionarsi può farlo, anche perché il mio è una specie di tutor one to one, cioè uno scrive, se vuole avere delle informazioni e io gli rispondo. Lì vedo gli sviluppi e i progressi individuali. Poi devo dire che cinque persone che collaborano con il blog adesso hanno smesso perché hanno trovato lavoro in inserti umoristici in giro per l’Italia, quindi è fantastico!

E tu ogni giorno leggi quello che ti arriva?

Certo, siccome arrivano scaglionate nel tempo riesco ad affrontare la cosa. L’obiettivo è anche quello.

Ma questa palestra funziona?

Funziona funziona! E la gente se ne accorge. Guarda che non è una cosa da poco avere l’esperto che ti indirizza. Tieni conto che le battute pubblicate, spesso, io le riscrivo. Per cui anche nel confronto fra la battuta inviata e quella pubblicata si capisce dove l’autore sbagliava e dove poteva migliorare. È una scuola e quindi è simpatica. Sto preparando una specie di esercito segreto per il mio V per Vendetta quando sarà l’ora…

… sguinzaglierai satirici in giro per l’Italia?

Già! E a quel punto si salvi chi può! (ride)

Oltre a diventare un libro potrebbe trasformarsi anche in spettacolo?

No no, il materiale deve rimanere agli autori. Poi io mi diverto a fare le mie cose per gli spettacoli… Tornando al blog, i frequentatori della Palestra non sono solamente italiani, ma scrivono anche dall’estero, italiani trapiantati e che restano informati sulle condizioni del nostro Paese attraverso la Palestra, perché c’è la notizia ma c’è anche il commento alla notizia, quindi capiscono qual è l’umore… è fantastico! La mordacchia berlusconiana ha fatto sì che la gente cominciasse a pensare che non c’erano più persone attive e reattive in Italia. Invece con la Palestra hanno capito che c’era un sacco di gente ed io me ne accorgevo andando in giro per teatri. È ovvio che la reattività satirica e intellettuale degli italiani era spessa, però mordacchia ti dà l’impressione che tutto sia sparito. Così invece tutti quanti si ritrovano e mica è una cosa da poco. C’è solo un’agorà mediatica e tu invece ne crei un’altra, è fondamentale secondo me. La soluzione ai problemi è collettiva, se no non si risolve nulla.

In questo momento in cui si torna ad attaccare la libertà di informazione. In vent’anni è cambiato il modo di fare informazione. Facendo una piccola ricerca si vede che tu è dall’89 che combatti con le prime censure, hai un curriculum di tutto rispetto…

Ho la mia esperienza, diciamo.

Appunto, ma in vent’anni non è cambiato il modo di fare informazione. Possibile che si sbatta ancora su questo problema della libertà di informazione quando i canali sono così tanti e vari?

No, anzi la cosa è peggiorata molto. Una volta la censura era di tipo “moralistico”.

Come è cambiato il concetto di libertà di informazione in questi anni? Ora i canali sono diversi e si può fare informazione in tanti modi.

No. È peggiorato! Prima era una censura moralistica, adesso c’è una propaganda berlusconiana che cerca di difendere gli interessi personali e privati del capo. Così come lui si fa le leggi ad personam c’è anche una censura ad personam. Tieni conto che all’epoca di Satyricon le cause intentatemi da Berlusconi, da Mediaset, da Fininvest e da Forza Italia le ho vinte, però non è che se ne sia parlato così come all’epoca se ne parlò quando lui fece causa. Sempre due pesi e due misure, non a caso infatti lui è il potente di turno e io sono l’autore satirico, ciascuno ha i suoi ruoli. Io faccio satira, loro fanno i bastardi e così è perfetto.

Parlare di regime è sempre un po’ esagerato. Tu che ne pensi?

Io sono il primo che parla di regime, io rivendico questa definizione perché adesso se ne parla normalmente e ne parlano anche giornalisti che all’epoca facevano finta di niente, uno su tutti Giovanni Valentini che in quei tempi fece un bell’articolone in cui se la prendeva contro di me e contro Satyricon che lui bollava come varietà che mischiava l’intrattenimento all’informazione e che non doveva più essere permesso fare processi sommari, adesso invece è in prima fila ad urlare contro il regime berlusconiano. Visto che io non sono una banderuola così e individuo e analizzo le cose per bene e con criterio, e quando faccio i miei attacchi li porto con consapevolezza e competenza, e quando Berlusconi all’epoca fece il suo “Diktat Blugaro” io dissi che va bene, che un politico dica che non gli piace un certo comico, ma se un politico è anche capo del Governo che quel comico non gli piace e va mandato via dalla televisione, questo è regime. All’epoca però mi sono dovuto beccare le accuse degli altri giornalisti che mi dicevano di essere esagerato e che il regime non esisteva. D’accordo, un regime mediatico. I tempi si evolvono e non è che ti mandano a Ventotene però sei esiliato dal mezzo d’informazione più importante che c’è in questo momento che è la televisione. Per cui ti tolgono il volume, ti azzerano la carriera. Dopo 20 anni di teatro arrivi in televisione per condurre un talk show alla David Letterman, che tra l’altro ho introdotto io in Italia, e se ti mandano via è come se ti azzerassero 20 anni di attività. È una botta clamorosa. Tutto questo perché io raccontavo cose vere. Questo è l’aspetto più drammatico della vicenda italiana. È evidente quindi che le manifestazioni che hanno fatto sulla libertà d’informazione, io tra l’altro sono andato anche se non mi hanno invitato, dovevano farla nel 2002 quando Berlusconi fece l'”Ukase Bulgaro” non tanto contro di me ma contro Biagi e contro Santoro. Nel momento in cui tu additi Biagi come criminoso tutta la stampa deve fare sciopero e deve scagliarsi contro. Invece tutti quanti stettero zitti e fu un motivo di amarezza notevole per Enzo Biagi.

Me lo ricordo bene. Però adesso mi sembra che le reazioni sono più forti.

Certo, però solamente perché adesso la cosa è arrivata anche a loro. Nel momento in cui Berlusconi inizia a minacciare e fare pressioni economiche a La Repubblica, oppure dà a tutti i giornalisti dei mascalzoni, adesso si sentono colpiti. Ma comunque non hanno capito la portata della cosa perché se tu pensi Franceschini, quando Berlusconi ha fatto l’attacco a La Repubblica, si preoccupava che da un attacco ai giornali si passasse ad un attacco ai singoli giornalisti. Qualcuno deve avvisare Franceschini che tutto questo è già successo nel 2001. Come vedi non è così facile, questa è una nazione dove ci sono troppi interessi intrecciati, io ne parlavo in termini di clan l’anno scorso, ci sono clan di destra e clan di sinistra e abbiamo visto come si muovono, si spartiscono le zone di influenza, come con la Rai. Non è un caso che in questi 8 anni Rai3 non mi abbia mai chiamato per propormi un programma. Qualunque televisione in un paese normale se tu fai buonissimi ascolti ti chiamerebbe non appena sei stato buttato fuori da un’altra televisione. In Italia il mercato è bloccato e Rai3 non mi chiama. Altri invece possono starci tranquillamente a Rai3 perché quella è una zona di influenza PD, come sappiamo. Io non sono legato a nessun partito, e non voglio esserlo perché sono libero, però qui ne paghi le conseguenze. Benissimo, però l’importante è che la gente se ne accorga.

Mi porti allora a chiederti una cosa che mi domando da tempo. Possibile che neanche SKY ti abbia mai chiamato?

La cosa buffa è questa. Tre anni prima che si facesse viva La7 si era fatta viva SKY per lanciare il canale Comedy e riportando Luttazzi in televisione volevano lanciarlo alla grande. Abbiamo avuto quindi diversi incontri e nell’ultimo in cui incontrai la vice di Murdoch in Italia mi venne chiesto cosa volessi fare. Ovviamente io volevo fare un TG satirico, come c’è ovunque, quotidiano, con battute sull’attualità. “Ad esempio?”. Aprendo il giornale l’argomento era la pedofilia nel clero a Los Angeles e io avrei fatto delle battute su questo. Lei allora mi fa “E come reagirebbe se questa, in montaggio, venisse tagliata?”. Non lo potrete fare perché il mio contratto ve lo impedirà, risposi. Sono spariti! Quello che vogliono loro è l’involucro e vogliono poter intervenire sul tuo materiale. Ma non è così. Io sono l’artista e non diffamo né calunnio nessuno quindi se tu mi vuoi è perché vuoi la mia satira. Non posso pensare di non fare delle cose perché poi mi censurano. È così nel resto del mondo e solo in Italia le cose funzionano diversamente. Gli artisti vengono lasciati a fare quello che vogliono perché solo così si instaura una comunicazione con il pubblico, non puoi fingere con la satira e se tu fai le cose di colore si vede. Se oggi vedi la sbobba che passa in televisione come satira è ridicola. Questo è un ricatto che non è accettabile. Io non è che faccio satira per andare in televisione, io vado in televisione per fare satira. Se non posso fare satira non ci vado. Che si sappia però questo. Fanno i paladini dell’informazione ma poi vogliono controllare i contenuti. Se sulla religione non si può fare satira perché è un potere forte allora non funziona. La libertà dà fastidio. Il pensiero non omologato dà fastidio. Loro vogliono pensieri vidimati, controllare quello che si può e non dire. Troppo comodo.

Secondo te è un problema nuovo o è radicato nell’antropologia dell’italiano?

Il problema è il sistema Italia che alla fine è bloccato. L’imprenditore che lavora qui in Italia, come Murdoch ad esempio, deve tener conto dei rapporti di forza. Quindi della politica, della chiesa, della finanza, e un comico che va in televisione e inizia a parlare degli scandali della finanza e di questo scandalo assoluto che è Geronzi, Presidente di Mediobanca, e di cui nessuno parla. Perché? Io ne ho parlato a Decameron e poi sappiamo come è andata a finire. Mi hanno interrotto.

Pensi che alla fine questo TG satirico prima o poi riuscirai a farlo andare in onda?

Il fatto è questo. Io sono sempre in agguato. Se si apre uno spiraglio possibile di libertà autentica io mi ci infilo subito, poi sta a loro resistere alla portata perché alla libertà non sono abituati. Io mi nutro di cose che vengono dall’estero, dall’America e dall’Inghilterra, dalla Spagna, e lì c’è una libertà incredibile che rende la satira divertentissima. È un mondo in cui la satira controlla il potere, così come dovrebbe fare, la satira dà un giudizio ed è questo il perché dà fastidio. Allora in America fanno le battute su Berlusconi e noi non possiamo farle, pensa quest’anno quanto materiale c’era. La mia è una rabbia artistica, c’è così tanto materiale che avrei potuto fare ma non ho potuto farlo perché me lo hanno impedito e questo mi dà un gran fastidio. Non per essere lì o no ma per potermi esprimere perché io sono un artista che fa queste cose e mi tappano la bocca quando in realtà avrei tante cose da dire. Per me è terribile.

Non riesci a trovare uno sbocco su internet ad esempio?

Il problema è quello dell’impatto. Lo sforzo che tu fai per far arrivare le tue cose è lo stesso, ma l’impatto che hai su internet, almeno in Italia, è zero. L’impatto che hai invece con la televisione è immediato e totale. Quello che fanno loro quindi non è tanto la libertà di parlare ma soprattutto il volume di persone che riesci a raggiungere. Ti tolgono il tuo pubblico, quello che ti eri guadagnato con 20 anni di attività. Questa è la cosa più criminale che si possa fare per un artista. Su internet io le faccio le mie cose ma non c’è l’impatto. Quando uno fa satira deve mirare all’impatto e siccome la televisione non è un hobby ma un lavoro e io ne sono abbastanza capace e faccio ascolti, se non lavoro il problema è politico.

Ti hanno tolto il megafono.

Si, la satira da fastidio. Io posso anche fare satira nel mio sottoscala, ma non ha molto significato se nessuno ti ascolta. Poi sarebbe come dargliela vinta a loro, vogliono che te ne stia nel tuo angolino e non faccia danno. Così è troppo comodo, bisogna vendere cara la pellaccia.

In una tua intervista dici che “la satira informa, deforma e fa quel che cazzo le pare”. Se ti dessero carta bianca domani per tornare in televisione quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Farei esattamente quello che ho fatto. Come ciò che ho fatto con Decameron, dove avevo carta bianca ma non ha resistito. Se vedi le puntate di Decameron, i temi affrontati e l’urgenza di quella satira, è così la satira che dovrebbe essere. Hanno resistito cinque puntate. Poi tutti a fare gli elogi a David Letterman, che è il più bravo del mondo, ma in Italia durerebbe 5 secondi. Perché se uno funziona col cavolo che ti fanno parlare. Io farei esattamente le stesse cose, con la stessa cattiveria e la stessa rabbia.

Però tra le accuse che ti hanno mosso una su tutte è la volgarità.

Questo è un altro grande argomento. La satira è un genere che usa la volgarità come tecnica ma trasforma la merda in grazia artistica. Non esiste la satira non volgare. Questo è l’assurdo per cui chiunque parla di satira in televisione non ricorda o non conosce la satira e parla solamente per giustificare la mordacchia. La satira è volgare. Tieni conto che come ricorda Dario Fo, Dante fonda la lingua italiana sulla volgarità, il De Vulgari Eloquentia è esattamente questo. La nobiltà della satira quindi è già stabilita dal più grande scrittore italiano di tutti i tempi. Ora è un pretesto benpensante per tapparti la bocca. Non è volgare, la satira ti caga in faccia e lo fà da sempre. Uno degli epiteti più usati da Menandro, uno dei primi autori satirici della storia, è scatofago cioè mangia merda. Non è un caso. La merda per un autore satirico è quello che è la pietra filosofale per un alchimista.

Però a me David Letterman non sembra così volgare

Perché mettono i beep, soprattutto quando si lascia andare. Poi ti ricordo che Letterman è ormai un signore di 68 anni e ha anche un suo stile ormai. Guarda agli autori a me coetanei, tipo John Stewart o Stephen Colbert, è un beep continuo. Non vuol dire essere volgari, è la satira che è così. Letterman fa una satira diciamo light, e comunque quando vuole affondare lo fa senza problemi, negli spettacoli di satira seria invece è piena di beep.

Bastasse un beep per risolvere questi problemi…

Il punto è che il mio spettacolo sarebbe un beep continuo.

Marco Manieri

P.s. Questa intervista era stata inviata a “il Fatto Quotidiano” il quale ha pensato bene di non avvertire l’autore e utilizzarne parte per completare un’intervista fatta da Carlo Tecce.

P.p.s. Poco fa ho ricevuto una telefonata di scuse da parte di Carlo Tecce ed è stato chiarito l’equivoco. Purtroppo sono problemi che possono accadere, anche se non dovrebbero.

P.p.p.s. La polemica non serve a nulla e quando si tratta poi di un’intervista è molto probabile che si risponda nella stessa maniera. Non voglio attaccare nessuno in queste precisazioni ma non penso sia giusto far finta che niente sia successo. Spesso problemi del genere potrebbero essere risolti da un semplice messaggio, una mail, in ogni caso sarebbe già tanto avere una risposta, positiva o negativa non ha importanza. Chi lavora in questo campo vive di proposte ed è sempre in attesa di una risposta che solo in Italia spesso non arriva.

 

Diritto di replica

Marco Manieri accusa me e il Fatto Quotidiano di aver copiato l’intervista a Daniele Luttazzi pubblicata martedì 13 sul nostro giornale. Venerdì scorso ho intervistato Luttazzi, Manieri l’aveva sentito giorni prima e, senza che nessuno glielo chiedesse, non essendo un collaboratore del giornale, lunedì 12 ha inviato il suo pezzo alla nostra redazione. Martedì, il giorno del debutto al teatro Olimpico di Luttazzi, Manieri scrive su Urloweb.com – e poi la notizia è scivolata sulla rete  – che il suo articolo sia stato copiato da noi soltanto perché alcuni concetti erano simili (cosa che può accadere se l’intervistato è lo stesso e l’argomento pure. Come ci ha confermato Luttazzi). Manieri scrive che “queste cose non devono succedere”, infatti non deve più succedere che si lancino accuse così gravi senza alcun fondamento.
Cordiali saluti,
Carlo Tecce