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UN POPOLO DI POETI, SANTI…

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Siamo un popolo strano. Gli stranieri ci guardano e non comprendono alcuni nostri comportamenti, archiviandoli come spacconeria o cialtroneria. Quello che però non sanno (o non vogliono capire) è che noi italiani siamo realmente un popolo capace di infervorarsi per un nonnulla e, allo stesso tempo, di digerire e dimenticare qualsiasi cosa, così come di elevarci a massimi esperti nei campi più disparati. Se per chi ci guarda da fuori può essere complicato capire perché gli italiani siano un popolo di Commissari Tecnici della Nazionale, di esperti costituzionalisti, giuristi, medici e tanto altro ancora, ci sono dei momenti in cui è difficile astenersi dal gioco al rincaro.

Questo succede quando ci ritroviamo in gruppo (come nelle festività appena trascorse) e quando a farla da padrona è una notizia che tocca le coscienze, come quella che in questi giorni ha riempito le pagine dei quotidiani della morte delle due ragazzine a Corso Francia. Una vicenda che non si concluderà in poche settimane, per poi scemare nella verità processuale, ma che si trascinerà per diverso tempo, tra perizie e ricorsi. Questa tragedia ha sicuramente tenuto banco sulle tavole natalizie dei romani, ognuno con la propria idea, convinzione o esperienza da esporre per convincere il parentato.

Così, come se nulla fosse, la zia si trasforma nell’esperta giurista, il nonno disserta amabilmente sulla composizione chimica degli asfalti di Roma Nord (pur non lasciando da anni il quartiere) e il cugino di sistemi frenanti e psicologia del conducente medio. Vengono citati (confusi, fraintesi e spezzettati) editorialisti, giornalisti, conduttrici, showgirl e vecchie glorie della musica o del cinema, anche loro tirate in ballo nella convinzione che tutti debbano avere la loro opinione sul fatto del giorno. Una caotica bolgia natalizia che non approda a nulla e che non dirime nessun interrogativo, ma dalla quale per noi è così difficile astenersi.

Allo stesso modo, sul finire delle feste, quando ormai le posizioni di ciascuno su responsabilità e contesto sono diventate chiare a tutti i membri della famiglia, l’argomento di dibattito si è elevato e ha assunto caratura internazionale. È la crisi in Iran (che poi coinvolge l’Iraq, ma poco ci importa) a farla da padrona. Così tra una calza e un pezzo di carbone, tra pasdaran ed esperti di geopolitica e contesto mediorientale, passano anche questi giorni di festa. Si mettono via albero e addobbi e si torna alla routine e alle notizie di tutti i giorni, con i colleghi o i vicini di casa che tornano ad essere le vittime preferite delle nostre dissertazioni, perché, anche se il prossimo Natale e i Mondiali sono lontani, restiamo comunque tutti Commissari Tecnici della Nazionale.

Leonardo Mancini