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VENT’ANNI DI ATTESA PER ESSERE INNOCENTE. STORIA DI UNA GIUSTIZIA INGIUSTA

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Accusato prima di essere brigatista, e spia poi, prosciolto da tutte le accuse. Incontriamo l?autore del libro biografico Luigi Scricciolo

Scricciolo iniziamo. Sulla sua destra troverà riportato integralmente il testo dell?articolo 21 che è la nostra Bibbia. Come fossimo ancora una volta nell?aula,  poggi la mano destra sulla nostra Costituzione e giuri di dire tutto, solamente tutto e nient?altro che tutto. Anni spesi a cercare giustizia chiedendola a chi la giustizia l?amministra. Non voglio anticiparle parole e fatti. Torniamo alla mattina del 4 febbraio 1982, sembrava una mattina di ordinaria amministrazione, invece?.

Accusato ingiustamente, imprigionato ingiustamente, assolto con formula piena, innocente come un bambino. Qualche comico definisce l?italia il paese dove è difficilissimo entrare in carcere ed è facile facile uscirne? Che ne pensa di questa affermazione? Crede nella giustizia?

Sono stato prosciolto in istruttoria, ovvero senza aver avuto processi. Dopo 20 anni di istruttoria sono tornato bianco come il pulcino Calimero. Sono stato arrestato in tempi di rito accusatorio e con tempi lunghissimi di carcerazione preventiva. Allora era facile entrare, difficile uscire. Per prendere i piranha (i terroristi assassini) si tolse l?acqua a tutti i pesci e se qualche luccio (un innocente) cadde nella trappola, pazienza. Mi sento un danno collaterale nella lotta al terrorismo. Sulla giustizia, io ragiono come Pericle: ?Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte, la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso?. Ed io ho atteso la fine del tunnel, dell?incubo kafkiano. L?abuso della carcerazione preventiva e la spettacolarizzazione dei processi è stato un male della Magistratura. Un danno grave. Ho dovuto sopportare più a lungo la vergogna delle accuse infamanti (terrorismo, spionaggio, ecc.) e fui additato alla gogna ed al rancore dell?opinione pubblica.
L?obbiettivo di qualche magistrato era di costringermi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente con la mia gente, il sindacato ed il popolo di Democrazia Proletaria per rendermi infido, inattendibile, inaffidabile, doppiogiochista. Ho urlato la mia innocenza, ho fatto uno sciopero della fame fino a 45 kg., ho spiegato la mia vita, ho sopportato 150 ore di interrogatori, ho vissuto due anni di carcere in solitudine, non sono mai stato in cella con altri, non sono mai andato all?aria, ho amato i miei genitori, ho perduto una moglie e tutti i miei libri, ho smarrito le mie foto ma non la forza di lottare.  Ho atteso 20 anni, convinto di aver ragione e, pur ?perdendo? una vita, sono stato prosciolto dalle Procure di Verona e Roma. Poi dopo la tragedia, la farsa. L?Inps ha cercato, dopo prosciolto, di affibbiarmi 10 giorni di sospensione. Ho ancora vinto. Anche per gli enti pubblici, tutti, le sentenze di proscioglimento passate in giudicato si applicano, non si discutono. Valga per ogni uomo malvagio il detto di babbo Dante: ?Dio paga sempre il sabato?. Ed alcuni malvagi sono stati pagati. Ampiamente.

Quella mattina si è verificata una frana nella sua vita, chili e chili di massi sono caduti nella sua quotidianità, sbarrando di netto il normale svolgimento della sua esistenza. Ora la strada è di nuovo libera. Ha potuto ricominciare a camminare. Le è rimasto qualche sassolino nella scarpa?

Con il mio libro ?20 anni in attesa di giustizia? delle Edizioni Memori, acquistabile in tutte le librerie, ho svuotato le scarpe. Mi spiace che molti giornalisti amici di allora non abbiano scritto oggi; mi spiace che anche in certi ambienti di sinistra ho difficoltà ad essere riabbracciato. Ho la forza della ragione e riuscirò ad ottenere l?attenzione mediatica che il mio caso merita. Sento di essere stato un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di contribuire al bene del mio vecchio partito e del sindacato. Voglio la restituzione della dignità politica, non lascerò più che qualcuno butti fango sulla mia persona. Ho perdonato chi mi ha fatto del male per scelta o per ignavia. Sull?odio non si costruisce che altro odio. Nonviolento ieri, intransigente oggi. La bellezza del fresco profumo di libertà mi invita a rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della complicità. Oggi i miei pensieri non hanno padroni. Anche se non volessi, loro girano nel cuore e nell?anima. Se ne andranno quando saranno stanchi di girare a vuoto E in tempi di inganni universali, dire la verità è un atto rivoluzionario

Credere nella politica non è più consuetudine come forse poteva esserlo negli anni interessati al suo dramma. Oggi come domani stiamo perdendo il rapporto con l?amministrazione e l?ideale è diventato a pagamento. Un motivo potrebbe anche essere la sua storia ma quelli forse erano altri tempi. Quali erano e quali saranno i suoi rapporti con la politica? E quali pensi che siano oggi i rapporti dei giovani con la politica?

La politica è oggi un esercizio di potere ristretto all?interno del club dei politici. Manca il contatto con la gente; non esiste osmosi tra società civile, professioni ed impegno politico. I parlamentari sono decisi da pochi capi di partito, la politica è un?attività da professionisti non un servizio ma lavoro per tutta la vita. Blair (grande leader) è durato 15 anni; Schroeder, Brandt, Bruntland una decina; Tatcher e Reagan altrettanti. Perfino i capi sovietici duravano un decennio. I nostri politici sono più longevi di Breznev. Questo allontana la gente dalla politica. Serve un ricambio continuo ed invece i nostri capi di governo sono ultrassettantenni. Tutti sulla via di Andreotti. Nessun uomo politico che perda una battaglia elettorale, si fa da parte, diventa padre nobile. Il politico a tempo indeterminato (mai a progetto o Co.Co.Co.) è contro il pubblico decoro; immune a qualsiasi catastrofe politica. Breznev e Mao erano presidenti; Mazzola e Rivera giocavano in nazionale; Papa Giovanni Paolo II non era stato ancora eletto, eppure molti politici di grido erano già lì. E sono ancora lì, ormai eterni e quindi fuori dal giudizio umano. L?attaccamento alla poltrona è bipartisan.: Mastella (9 legislature), Cossutta (10), La Malfa (9), De Mita (8), Violante (8), Casini (7), Fini (7), Bonino (7) e via dicendo. I politici parlano tra loro ed i giovani li sentono lontani dai loro problemi quali il lavoro, la casa, i sogni, il futuro. E? arrivata l?ora di reagire, i cittadini devono trovare nuove forme di mobilitazione, nuova visibilità. La verità è che, ormai, la politica non ci sta più a sentire, vanno avanti come treni, in barba a tutto ciò che possiamo dire o pensare. Occorre riflettere tutti insieme, sviluppare la partecipazione, riunirsi,  immaginare azioni intelligenti, eclatanti e non violente. Sbloccare questa situazione, perché davvero non se ne può più.
Insomma, il nostro compito non è prevedere il futuro, ma renderlo possibile.

Vent?anni in attesa di un giudizio, un libro personale, un diario di una vita stravolta dalla giustizia ingiusta. Pagine dattiloscritte per farla dimenticare e farci ragionare o pagine di una storia che non andrà mai scordata?  Come continuerà il suo impegno?

Il nostro è un paese senza memoria e verità per questo ogni strumento è buono per non dimenticare.
Se potessi tornare alla vita politica o sindacale attiva vorrei fare come diceva Pericle agli ateniesi ?Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende le proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private?. Questo facevo quando ero a Dp e poi alla Uil; ora vorrei fornire il mio impegno disinteressato per una politica di pace, per la difesa dell?ambiente, per la dignità dell?uomo. In libertà, poichè in questi tempi di inganni universali, poter dire la verità è già un atto rivoluzionario.
?Chi riesce a vedere l’immenso attraverso un piccolo spazio, senza farsi schiacciare, è un grande?: vorrei che questo detto potesse valere, un giorno, per me.

Marco Caria