Home Rubriche Food & Beverage

Birra artigianale: da hobby a business internazionale

SHARE
Birra Artigianale 1

L’Italia della birra continua nella spinta verso la produzione artigianale: il 2017 è stato contrassegnato da una crescita della percentuale sul consumo totale (+3,7%) e da una trasformazione nei metodi e nelle dimensioni produttive. E se, dopo la moltiplicazione esponenziale del numero dei birrifici (passato dai 113 del 2008 ai 718 del 2017) registrato nell’ultimo decennio, si riscontra un consolidamento produttivo e un aumento dell’importanza delle realtà esistenti, la produzione di birra home made sta diventando il tramite ideale per collegare la promozione dei singoli territori con il business internazionale.

Il dato che colpisce di più della recente indagine di Coldiretti sul mercato brassicolo è proprio quello delle dimensioni aziendali. Nel 2018 oltre il 60% dei microbirrifici attivi sul territorio nazionale ha fatturato tra i 100mila e gli 800mila euro l’anno. Aziende guidate da imprenditori giovani (la maggior parte under 35) capaci di sostenere il 51% della manodopera con contratti a tempo indeterminato. Ma il vero salto di qualità è avvenuto nella forma del business: non più piccoli laboratori di produzione e mescita, ma vere e proprie realtà aziendali attente alla logistica, alle consegne e all’export e in grado di distribuire sui mercati internazionali 500mila ettolitri l’anno di prodotti italiani legati ai singoli territori.

Le Regioni Italiane in cui si produce di più

Il fenomeno dei birrifici artigianali si è sviluppato negli ultimi anni soprattutto nelle Regioni del Centro Nord. È la Lombardia il territorio con più aziende registrate nel settore, ben 249, seguita dal Veneto (134) e dal Piemonte a quota 127. Tengono il passo le zone centrali dove spiccano i dati di Toscana (112), Emilia Romagna (111) e Lazio (104). Realtà profondamente legate ai luoghi d’origine che investono moltissimo in innovazione. Scorrendo il report di Coldiretti emerge chiaro come le maggiori novità del campo, dalla certificazione dell’origine a chilometro zero al legame diretto con le aziende agricole, passando per la produzione di specialità altamente distintive fino ad arrivare alla creazione di nuove forme distributive, arrivino proprio da queste aziende locali.

Lo stato del mercato italiano e l’apertura all’estero

La produzione nazionale di birra artigianale ha recentemente superato il muro dei 14 milioni di ettolitri. Una cifra considerevole trainata dalle abitudini di consumo degli italiani, sempre più orientati a scegliere prodotti realizzati nel nostro Paese. A confermalo il dato relativo alle importazioni, scese sotto quota sette milioni di ettolitri. Al contempo crescono le esportazioni: nel 2013 i produttori italiani inviavano all’estero circa 1 milione e 900mila ettolitri di birra home made. In appena cinque anni l’export è arrivato a più di 2 milioni e mezzo di ettolitri. Un dato che conferma la competitività anche delle realtà più piccole, facilitate nei rapporti con l’estero anche dalle innovazioni introdotte negli ultimi anni nel campo della logistica.

Sono sempre di più i corrieri che trattano cibi e bevande, offrendo servizi capillari e con costi alla portata di aziende di ogni dimensione. Per farsi un’idea delle opportunità a disposizione è sufficiente visitare il sito di Packlink.it, portale di comparazione di tariffe e servizi di spedizioni, in grado di offrire opportunità declinate su misura per chi decide di fare dell’export di birra artigianale il proprio core business. Visitando il sito web è possibile valutare e scegliere tra le proposte dei corrieri espresso nazionali, quali SDA e Poste Italiane, oppure, a seconda degli obiettivi di ogni realtà imprenditoriale, operatori di maggior vocazione internazionale e scegliere Packlink per spedire con UPS Italia in modo intuitivo e a tariffe vantaggiose.

Il 2018 verrà ricordato anche come l’anno dell’innovazione del mercato brassicolo. I consumatori hanno accolto con favore le nuove birre a base di spezie (cannella, vaniglia, pepe e zafferano fra le altre), di caffè, cacao e cereali (tra cui farro e avena). Prodotti innovativi che si affiancano alle ormai tradizionali bevande a base di frutta, miele e castagne e alle Italian Grape Ale nate dal matrimonio tra Bacco e Cerere.

Esportare birra all’estero: imballaggio e regolamentazione

Chiudiamo con qualche consiglio per chi vuole iniziare a entrare nel business della birra artigianale con un occhio ben puntato sull’export. Il primo accorgimento per rispettare la normativa internazionale e gli standard degli spedizionieri è quello di utilizzare contenitori a tenuta stagna dividendo ogni bottiglia con materiali specifici di imballaggio. Posta in verticale la nostra merce, dovremmo preparare i documenti di dichiarazione obbligatoria per l’invio. Le bevande alcoliche sono soggette ad accisa in tutti i Paesi dell’UE e per essere accettate deve essere accompagnate dalle marche da bollo specifiche e da tutta la documentazione necessaria per le esportazioni.