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Il vino è vivo

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live wine

Live wine e la diffusione del vino naturale

Si parla sempre di più di corretta alimentazione e di mangiare bene, ma ancora troppo poco di bere bene. Per questo motivo torno ad affrontare l’argomento vini naturali, ancora fresca di LIVE WINE, manifestazione che si è tenuta nella splendida cornice del Palazzo del Ghiaccio di Milano poco più di una settimana fa e che ha visto la partecipazione di produttori italiani ed europei che hanno scelto di fare vino in modo naturale.

Ma cos’è il vino naturale? Vorrei rispolverare il suo significato, dato che la confusione che c’è sull’argomento non è poca, persino tra gli addetti ai lavori. Per rispondere a questa domanda utilizzerò proprio la definizione fornita dall’organizzazione della manifestazione:

  • è un vino prodotto e imbottigliato da chi lo segue direttamente in vigna e in cantina
  • deriva da un vigneto che non è stato trattato con prodotti chimici di sintesi
  • l’uva da cui proviene è stata vendemmiata manualmente
  • non contiene additivi non indicati in etichetta

La caratteristica fondamentale che si deve ritrovare in questi vini è la varietà. Varietà di colori dovuti al vitigno, alla vinificazione, al suolo, all’eventuale filtratura. La varietà di vitigni: l’Italia in questo è uno dei paesi privilegiati, con un’enorme quantità di varietà autoctone di vitigni, seconda probabilmente solo al Caucaso. Se poi ci vengono aggiunte tutte le varietà estere di vitigni, ne viene fuori una quantità di vini davvero immensa. Infine le varietà di gusto. Ogni vino è un mondo a sé, un’esperienza particolare che non deve essere concepita a tavolino per piacere a tutti, ma un insieme di fattori che includono il vitigno, il suolo, il clima, il microclima, l’annata, il momento della vendemmia, le scelte di lavorazione in cantina e perfino la personalità di chi lo produce.

Deve essere inoltre un vino genuino, il meno artefatto possibile, di buona bevibilità e relativa salubrità. Per fare questo è importante che si parta da un vigneto non trattato con prodotti chimici di sintesi, responsabili della morìa di insetti indispensabili per l’ecosistema e della distruzione di qualsiasi forma di microfauna presente nel sottosuolo, importantissima per la sua vitalità e capace di influire sulle caratteristiche organolettiche dell’uva. Deve avere personalità e carattere, qualità che solo la cura e la dedizione di un artigiano che non utilizza lieviti selezionati, né le decine di additivi permessi dalla moderna enologia, possono garantire. In ultimo, non deve avere una quantità eccessiva di solfiti aggiunti. In fase di fermentazione il vino produce una piccola quantità di solfiti e alcuni produttori riescono a ottenere vini eccezionali e longevi senza aggiungerne in nessuna fase del processo di vinificazione. Per questo motivo è stato chiesto ai vignaioli di portare a LVE WINE solo vini che rispondessero a questi parametri – si tenga presente che alcune associazioni e consorzi di vini naturali pongono limiti ancora più rigidi –

Limite di 50 mg/l di solforosa totale per i vini rossi
la legge ne permette fino a 150 mg/l

Limite di 70 mg/l di solforosa totale per i vini bianchi e rosati
la legge ne permette fino a 200 mg/l

Limite di 100 mg/l di solforosa totale per i vini dolci
i limiti di legge vanno dai 200 ai 300 mg/l a seconda delle tipologie

A fronte di questa fondamentale premessa, si comprende quanto sia grande la differenza tra un vino cosiddetto convenzionale e un vino naturale, ma anche quanto sia diffusa la falsa informazione che vuole che un vino definito biologico sia di per sé sano. Ecco un’immagine che mostra in modo chiaro le sostanziali differenze che intercorrono tra un vino convenzionale, un vino biologico, un vino naturale, un vino biodinamico e un vino S.A.I.N.S. 

Il 22 febbraio di quest’anno, è stata stilata una carta d’intenti del vino naturale italiano, i cui punti fondamentali riguardano sostanzialmente le pratiche che un buon vignaiolo compie ogni giorno. La carta vede come firmatari una cinquantina di produttori che hanno deciso di riunirsi a tavolino e mettere per iscritto ciò che per loro è lavoro quotidiano in vigna e in cantina. Non si tratta dunque della fondazione di un’altra associazione – ce ne sono già molte, ognuna con prerogative più o meno simili, che mirano alla produzione di un vino che sia il più possibile sano e genuino – ma della stesura di un manifesto di intenti trasversale, che ha alla base i valori che questi vignaioli ritengono siano indispensabili per produrre un buon vino.

LIVE WINE è stata l’ennesima conferma che il vino naturale si sta guadagnando un ruolo sempre più importante – come è giusto che sia – nel mercato vitivinicolo italiano e estero. Ho assaggiato vini di qualità, autentici e unici, differenti gli uni dagli altri, espressione ineludibile del territorio di provenienza e del carattere stesso dei loro produttori. La bellezza di manifestazioni come LIVE WINE sta non solo nella scoperta di ottimi prodotti, ma anche nel clima di convivialità che si respira, nel rapporto diretto che si instaura con i vignaioli, che amano il loro lavoro e non si stancano mai di raccontare le proprie storie, i propri luoghi e le proprie tecniche. Cito, per esempio Tenuta Grillo, azienda di Guido Zampaglione, campano trapiantato nel Monferrato che produce vini di territorio. Basse rese in vigna, viticoltura e vinificazione senza scorciatoie né mezzi termini, lunghe macerazioni anche per i vini bianchi, risultati strepitosi, vini ampi da lungo invecchiamento. Oppure Carussin, azienda che produce numerose etichette da uve barbera e nebbiolo, vini dotati di straordinario carattere e piacevolezza. Tra questi ricordo Il Completo, in bottiglia da un litro, nettare perfetto per mescita e occasioni di convivialità. Encomiabile anche il lavoro di Davide Bencivegna, azienda agricola Etnella, nerello mascalese dell’Etna da vigne a 700 mt sul livello del mare. Non posso poi tralasciare i vini di Radikon, dal confine italo-sloveno, ribolla gialla, merlot e friulano, tutti da lunghe macerazioni, vini complessi che escono in commercio solo dopo anni dalla vendemmia. Questi, solo una piccola parte dei validissimi assaggi compiuti.

I vini naturali provati a LIVE WINE, e più in generale tutti i vini naturali presenti sul nostro mercato e sul nostro territorio, sono fortunatamente sempre più reperibili anche dal grande pubblico. Le enoteche e le distribuzioni che si occupano di questi vini aumentano di giorno in giorno. Mi sento di dover assolutamente segnalare un’enoteca molto carina a Milano, che ho avuto la fortuna di visitare. Gestita da ragazzi simpatici e competenti in grado di consigliarvi e guidarvi nella scelta di questi vini, l’enoteca La Cieca si trova in via Carlo Vittadini 6. Oltre ad avere sia in mescita che in carta una grande scelta di vini naturali, ha come peculiarità il fatto di poter degustare, alla cieca appunto, alcuni vini – scelti dai proprietari, si intende – serviti in calici completamente neri. Se si indovina il vino che si sta degustando, il calice di vino bevuto non si paga. Oltre a La Cieca sono molti altri gli indirizzi dove poter trovare vini naturali a Milano, sarebbe impossibile per me citarli tutti, basta comunque una piccola ricerca su internet.

Conclusa l’esperienza milanese di LIVE WINE mi sembra doveroso spendere qualche parola anche sul nostro territorio. Al contrario di quanto si possa ritenere, pensando a una città come la nostra, sempre intenta a rincorrere le mode altrui, sul versante vini naturali, ci possiamo ritenere abbastanza fortunati. Gli eventi e le manifestazioni dove degustare vini di questo tipo sono molteplici. Tra i prossimi appuntamenti da non perdere, se si è interessati all’argomento, ci sono senza dubbio Enotica: il festival del vino e della sensualità, giunto ormai alla sesta edizione, che si terrà come ogni anno tra i cunicoli sotterranei del C.S.O.A Forte Prenestino, e V.A.N: Vignaioli Artigiani Naturali, che si svolgerà presso la Città dell’ Altra Economia, tra le mura dell’ex mattatoio di Testaccio. Tra i pionieri del vino naturale a Roma non si può non segnalare l’enoteca Les Vignerons – non fa somministrazione, ma solo vendita al dettaglio – da pochissimo trasferitasi in zona Trastevere. Altri indirizzi da ricordare sono l’enoteca La Mescita alla Garbatella, ambiente familiare e grande competenza enogastronomica del personale, che oltre ad offrire un’ eccellente gastronomia, riserva un’ampia selezione di vini naturali sia alla mescita che in carta; Verde Pistacchio, ristorante-bistrot in zona Ostiense con ottima cucina principalmente vegetariana e vegana, prodotti biologici e una buona selezione di vini naturali; l’enoteca Il Melograno, una delle prime enoteche in zona Roma sud a trattare questa tipologia di vino; il pub Dal Verme, zona Acqua Bullicante, un pub vero e proprio in cui si ha la fortuna – davvero unica per un pub – di bere vini ottimi, tutti naturali. Per finire – gli indirizzi sono ancora molti, ma come ho fatto prima invito chi è interessato a condurre una semplice ricerca su internet – ho l’obbligo morale di segnalare Mazzo, piccolo ristorante-bistrot in zona Centocelle, sicuramente una meta d’obbligo per gli amanti della buona cucina e del buon vino, abbina piatti di grande ricercatezza a vini esclusivamente naturali.

Anche noi romani quindi, se vogliamo veramente cambiare abitudini e bere naturale, possiamo farlo. Mi auguro di avervi dato qualche nozione in più sull’argomento, o quantomeno di avere stimolato la vostra curiosità.

Sara Bonessio